sabato, Ottobre 23

Disoccupazione vero problema dell'Eurozona field_506ffb1d3dbe2

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Il reale problema dell’Eurozona non è il rischio di deflazione ma la disoccupazione. Ad esporre tale tesi è il Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che intervenendo  alla radio francese ‘Europe1‘, ha detto: “nell’intera Eurozona non vedo rischi di deflazione ma di inflazione molto bassa per un lungo periodo”, ha detto Draghi, ribadendo che l’intera area euro «non è in recessione» ma «la ripresa è modesta, debole e fragile”. Il Presidente della Bce ha anche che la politica monetaria resterà accomodante a lungo. “Posso dirvi  che il Consiglio dei Governatori della Bce è unanime nell’impegno a utilizzare gli strumenti a sua disposizione per riportare l’inflazione appena sotto il 2 per cento. I tassi di interesse  resteranno bassi perché non possono scendere più giù”, dice Draghi. Quindi, la crescita dell’economia monetaria deriva unicamente dalle riforme strutturali che ogni singolo Paese deve fare.

Parlando proprio del problema “disoccupazione”, sempre alla mittente radiofonica francese, il numero uno dell’Eurotower ha detto: “manca fiducia nel futuro e anche fra gli stati membri dell’euro, mancanza di fiducia nella capacità di resistenza dell’euro. Tutti assieme dobbiamo lottare contro questa mancanza di fiducia”. Il modo migliore per ritornare ad avere fiducia nei confronti dell’Euro è quello di effettuare investimenti sia pubblici che privati, accompagnate sempre da riforme strutturali. “La risposta migliore alla mancanza di speranza che affligge milioni di disoccupati in Europa è mettere in atto queste riforme – dice Draghi – e condurre buone  politiche. La politica monetaria farà la sua parte“.

Parole forti, decise e soprattutto chiare quelle che il Presidente della Bce ha rilasciato alla radio francese dove il reale nocciolo di tutta la questione è che, solo con riforme strutturali e con investimenti mirati nel pubblico e nel privato si può risolvere il problema della disoccupazione nell’Eurozona e, allo stesso tempo, dare slancio alla politica monetaria attuata dall’Eurotower.

Intanto in Europa a destare preoccupazione sono anche i primi dati del mese di settembre in merito all’attività economica delle Pmi nell’Eurozona. A settembre è sceso a 52,3 contro una previsione pari a 52,4. Fanno peggio del previsto però sia l’indice relativo ai servizi  con il 52,8% contro  il 53% atteso, che quello manifatturiero che fa registrare un 50,5% contro il 50,6% previsto.

Ad allarmare la Bce e i Paesi dell’Eurozona ci sono anche gli ultimi dati dell’indice Ifo condotti dal Center for Economic Studies (CES) di Monaco. Dall’analisi condotta dal suddetto centro è emerso che l’indice indice che misura la fiducia delle imprese in Germania, nel mese di settembre è sceso a quota 104,7, contro i 106,3 di agosto (108 di luglio), peggiorando le attese del mercato che secondo un report di Reuters  stimava una discesa solo a 105,8.

L’indice viene compilato dall’istituto di ricerca di Monaco di Baviera, Ifo, sulla base delle riposte di 7mila manager tedeschi. «Il motore economico tedesco non gira più», ha detto il Presidente Ifo Hans-Werner Sinn, considerato un falco in materia di politiche di rigore.

Se l’umore dei manager tedeschi fa traballare le economie dei Paesi dell’Eurozona, la proposta presentata da  Pierre Gattaz, Presidente del Medef, la Confindustria francese, al Governo di Hollande sulla questione della disoccupazione, di sicuro ha fatto storcere il naso a molti francesi.

Deroghe sul salario minimo, flessibilità sulle 35 ore, abolizione di alcuni giorni festivi: ll Medef vuole così cambiare il modello sociale ed economico francese, convinto che sia ormai “superato” come ha detto Gattaz, in particolare sulle tante garanzie contrattuali. “Le certezze di ieri, sono gli ostacoli di oggi, e la disoccupazione di domani” ha commentato il presidente Gattaz. Tra le proposte presentate dal presidente della Confindustria francese c’è anche  l’abolizione di uno o due giorni festivi, una misura che, sempre secondo l’organizzazione, provocherebbe la crescita di 1% del Pil.

Se in Germani e in Francia non tutto gira per il verso giusto, in Italia finalmente qualcosa di positivo si incomincia ad intravedere. A far emergere qualche dato positivo è l’Istat che, grazie ad un suo studio si è evidenziato che nel periodo gennaio-agosto 2014, il conto commerciale è positivo per 14,7 miliardi a fronte degli 11 miliardi registrati nello stesso periodo del 2013. Si riduce però l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici, che passa da +45,4 miliardi nel 2013 a +42 miliardi nel 2014. Come viene riportato sempre l’Istituto statistico nazionale, ad agosto 2014, rispetto al mese precedente, le esportazioni sono in crescita con +0,9% mentre le importazioni diminuiscono facendo registrare -3,6%. La crescita congiunturale delle vendite verso i Paesi extra Ue è spiegata dal forte incremento dell’export di prodotti energetici  grazie ad un +16,4%. Buoni risultati anche per quanto concerne i beni di consumo durevoli (+8,3%) e quelli strumentali (+1,2%).

Le notizie positive in Italia però non terminano qui. Sempre da uno studio effettuato dall’Istat, emerge che  l’indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta lievemente a 102 punti, da 101,9 del mese di agosto. Tutto ciò che riguarda la famiglia, le opportunità di risparmio e d’acquisto di beni durevoli, aumenta passando a 101,5 da 100,1. Risultati peggiori si registrano quando ci si sofferma sulla situazione economica, che raggruppa i giudizi e le attese sull’Italia e sul mercato del lavoro: infatti si registra una diminuzione a 105,6 da 107,5.

Passo in avanti nel Bel Paese anche per quanto concerne il pagamento delle Pa. Stando a quanto annunciato dal Mef, ai 38 miliardi già erogati, si dovrebbero aggiungere altri 9 miliardi che, tra settembre e novembre dovrebbero essere richiesti da Regioni e Comuni e quindi erogati dal Tesoro.  Passo in avanti apprezzato in parte dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che, commentando con i giornalisti la nota del Mef, ha detto: “Io ho sollevato il problema a febbraio del 2013, quindi 18 mesi fa, più o meno. I 38 miliardi rappresentano sicuramente un passo in avanti però c’è ancora parecchio da fare”.

Dunque, giungono finalmente notizie positive dall’Italia che, in un modo o nell’altro cerca di adempiere i propri doveri nei confronti della Bce e allo stesso tempo di risollevarsi economicamente.

 

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