sabato, Maggio 15

Disoccupazione, tra i giovani è al 44,2% field_506ffb1d3dbe2

0

disoccupazione_giovanile

Disoccupazione giovanile da record. Secondo l’Istat ad agosto, per la fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni, il tasso di disoccupazione ha raggiunto quota 44,2%, in aumento di un punto percentuale rispetto al mese precedente e di 3,6 punti su base annua.

Migliora invece la situazione complessiva, che nello stesso mese si è attestata al 12,3%, in diminuzione di 0,3 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,1 punti nei dodici mesi.

Differenze sul piano occupazionale si riscontrano anche in base al genere. Secondo la fotografia scattata dall’istituto di statistica «ad agosto, su base mensile, l’occupazione aumenta tra gli uomini (+0,3%) mentre diminuisce tra le donne (-0,1%). Anche su base annua, l’occupazione aumenta con riferimento alla componente maschile (+0,5%), ma diminuisce rispetto a quella femminile (-0,8%). Rispetto al mese precedente la disoccupazione cala sia per la componente maschile (-3,5%) sia per quella femminile (-1,4%). In termini tendenziali il numero di disoccupati cala per gli uomini, (-5,3%) mentre cresce per le donne (+4,7%)».

Il sensibile miglioramento dei dati complessivi sull’occupazione non ha influenzato le opinioni del Cnel contenute nel Rapporto sul mercato del lavoro 2013-2014. Secondo lo studio del “Consiglio italiano dell’Economia e del Lavoro‘ nella migliore delle ipotesi «i progressi per il mercato del lavoro italiano non potranno che essere molto graduali, e potranno beneficiare di un contesto congiunturale meno sfavorevole non prima dell’inizio del 2015».

Il Cnel parla senza mezzi termini di disoccupazione allargata al 30%, considerando che «la crisi ha provocato un forte aumento non solo della disoccupazione in senso stretto, che si riferisce ai senza lavoro che compiono azioni di ricerca attiva, ma anche del numero di sottoccupati e delle persone che hanno interrotto l’attività di ricerca perché scoraggiati o perché in attesa dell’esito di passate azioni di ricerca».

Secondo il rapporto Cnel, infine, non se la passano bene neanche i lavoratori a basso reddito, i cosiddetti working poor‘, cioè chi ha una retribuzione di 6,9 euro l’ora, il cui numero «è aumentato negli anni della crisi, superando nel 2011 i 2 milioni e 640 mila». Guardando alle percentuali indicate nello studio «si tratta dell’11,7% degli occupati dipendenti. Tra gli autonomi, invece, la quota dei poveri risulta pari al 15,9%, per un totale di circa 756 mila lavoratori. Tuttavia, se confrontata con quella degli altri paesi europei, la quota di working poor in Italia, risulta in generale inferiore alla media Ue 27, pari al 17%».

Di ‘bicchiere mezzo pieno’ parla Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro, secondo cui i dati Istat presentano alcuni aspetti positivi. Il Ministro, infatti, ha sottolineato come «rispetto al mese precedente gli occupati aumentino di 32mila unità mentre il numero dei disoccupati diminuisce del 2,6% e il tasso di disoccupazione cala dello 0,3%». 

«Purtroppo» afferma poi in una nota «non ci sono cambiamenti positivi rispetto alla situazione di grande difficoltà dell’occupazione giovanile. Questi elementi, se da un lato confermano che si è sostanzialmente arrestata la caduta dei livelli occupazionali, dall’altro evidenziano la necessità di insistere in direzione di una ripartenza dell’economia che dipenderà, oltre che dal contesto internazionale ed europeo, dalle scelte d’investimento delle imprese e di consumo dei cittadini che sono state e saranno sostenute dall’azione di riforma e dalle politiche del Governo».

Oggi sono stati diffusi anche i dati occupazionali relativi all’Europa. Secondo l’Eurostat, «ad agosto il tasso di disoccupazione si è attestato all’11,5% nell’area euro, stabile rispetto al mese precedente, ma in calo rispetto al 12% dello stesso mese del 2013. Nell’Unione europea a 28 il tasso era al 10,1%, in calo rispetto al mese precedente e al livello più basso da febbraio 2012. Fra gli Stati membri i livelli più bassi di disoccupazione sono stati registrati in Austria (4,7%) e Germania (4,9%), mentre i più alti in Grecia (27%) e Spagna (24,4%). L’Italia segna un tasso del 12,3%».

Tornando all’Italia, oggi l’Istat ha reso noti anche i dati relativi all’inflazione. «Rispetto a settembre 2013, i prezzi dei beni diminuiscono dello 0,6%, (lo stesso valore registrato il mese precedente), mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi resta stabile allo 0,6%».

E proprio su questo punto si è concentrato il commento a caldo della Coldiretti, secondo cui il crollo dei prezzi si è concentrato soprattutto sulla frutta fresca. Coldiretti quantifica il calo al «-4,4 per cento rispetto allo scorso anno, che spinge alla deflazione il settore dell’alimentare e delle bevande analcoliche (-0,1 per cento), in linea con il calo medio dell’inflazione dello 0,1 per cento».

«Gli effetti negativi della spirale recessiva tra deflazione e consumi si evidenziano nell’ortofrutta», sottolinea la Coldiretti «con il crollo degli acquisti degli italiani che nel 2014 sono scesi addirittura ben al di sotto del chilo al giorno per famiglia, un valore inferiore a quelli raccomandati dal Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, mettendo a rischio le imprese, la salute dei consumatori e il reddito delle imprese».

In buona sostanza, secondo l’associazione degli imprenditori agricoli, gli italiani dopo aver tagliato il consumo di beni non essenziali, come abbigliamento e calzature, hanno ridotto anche l’acquisto di generi alimentari, il cui consumo «nel 2014 ha toccato il fondo e sono tornati indietro di oltre 33 anni sui livelli minimi del 1981».

A livello internazionale, invece, l’inflazione fa registrare una battuta d’arresto, rallentando lievemente l’inflazione in tutti i principali Paesi dell’Ocse ad agosto. Lo riferisce l’organizzazione in una nota, sottolineando «che il tasso il mese scorso si è attestato all’1,8% su base annua. In Italia i prezzi al consumo ad agosto sono scesi dello 0,1% su anno, scrive l’Ocse, spiegando che si tratta del primo calo annuale dal 1959. Negli Usa l’inflazione rallenta all’1,7% dal 2% di luglio, in Francia allo 0,4% dallo 0,5%, in Gran Britannia all’1,5% dall’1,6%. Tasso stabile in Germania allo 0,8% e nell’Eurozona allo 0,4%».

La giornata di oggi è stata segnata anche dal giro di vite della Commissione Ue sulle condizioni fiscali riservate alle grandi multinazionali. A finire sotto la lente della Ue sono state Apple e Fiat Finance e Trade.

E’ stata pubblicata, infatti, la decisione con cui si chiedono a Irlanda e Lussemburgo maggiori informazioni sui regimi fiscali considerati agevolati che hanno applicato rispettivamente ad Apple e a Fiat Finance e Trade. Per Bruxelles tali esenzioni «non rispettano il principio di concorrenza» e «al momento la Commissione non ha alcun elemento che indichi che la misura possa essere compatibile con il mercato interno, e quindi sarebbero aiuti di Stato illegali». Se ciò fosse confermato, tagli aiuti potrebbero essere oggetto di recupero».

Giornata positiva infine per i mercati finanziari. Le borse europee allungano il passo nel finale, dopo una giornata condotta all’insegna del segno più. Resta però negativa Londra, che lima uno 0,36% a 6.622,72 punti. Francoforte segna +0,55% a 9.474,30 punti, Parigi +1,33% a 4.416,24 punti. Milano, maglia rosa, avanza dell’1,78% a 20.892,11 punti e Madrid cresce dell’1,31%.

 

 

 

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->