giovedì, Maggio 13

Disoccupazione sale ancora: è record field_506ffb1d3dbe2

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precario

Finita la sbornia successiva ai festeggiamenti per il calo dello Spread, l’esecutivo italiano torna a fare i conti con la realtà difficile del mercato del lavoro, la cui ripresa prevista per il 2014 dovrà attendere ancora. Per lo meno in Italia, dove le tasse portano via soldi per sostenere i consumi e dove le aziende risentono per le mancate vendite, chiudendo i battenti. Strozzati dalle imposte di un governo che dispensa ottimismo parlando di rilancio dell’economia, cittadini e imprese non sanno più come fare per riportare i loro bilanci in attivo.

Tutto questo mentre il tasso di disoccupazione inanella nuovi record. L’ultimo è stato registrato nel mese di novembre e pubblicato oggi. È molto duro il bollettino dell’Istat, il quale parla di aumento al nuovo massimo storico del 12,7%, in rialzo +0,2% rispetto a ottobre – quando era al 12,5% – e +1,4% su base annua. Secondo Nomisma la ripresa è troppo lenta per poter riassorbire la disoccupazione. Per fare ripartire la crescita in Europa, gli Stati Uniti hanno lanciato un appello alla Germania perché alimenti la domanda interna, che secondo il segretario al Tesoro americano, Jacob Lew potrebbe aiutare non solo l’area più in difficoltà in cui circola la moneta unica, ma tutto il mondo. Il numero totale degli occupati è stato pari a 22 milioni 292 mila, in flessione dello 0,2% su base mensile (-55 mila) e del 2% su base annua (-448 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,4%, scende -0,1% su base mensile e -1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il tasso di inattività si attesta al 36,4%, stabile in termini congiunturali e in aumento di 0,1 punti percentuali su base annua.

Secondo il consulente finanziario Paolo Cardenà uno dei motivi per cui il tasso continua a salire è che quando «le imprese condannate a morte certa cessano l’attività coloro che venivano considerati occupati ancorché posti in cassa integrazione,  ai fini delle statistiche, diventano disoccupati a tutti gli effetti». Il tasso di disoccupazione, segnala il banchiere privato, «non tiene conto di tutti quei cassaintegrati che sono in forza ad aziende cotte e stracotte che non avranno mai la possibilità di riemergere da questa crisi, e quindi di riassorbire nel ciclo lavorativo i dipendenti posti in cassa integrazione». In sintesi i cassaintegrati si stanno trasformando in disoccupati, secondo i dati statistici. «Parlare di ripresa economica in mancanza di chiari e robusti segnali di ripresa del mercato del lavoro appare un esercizio assai pericoloso, poiché tende ad offrire, a chi ha perso un lavoro,  la vana speranza  che possa essere riassorbito nel mondo lavorativo  in tempi brevi. Cosa assai improbabile».

Lo scenario più cupo è quello per i più giovani. I disoccupati tra i 15 e i 24enni hanno raggiunto quota 659 mila, mentre il tasso di disoccupazione giovanile testa un nuovo record al 41,6%, in aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente. Sui bilanci di aziende e cittadini pesa il carico fiscale.

In questo senso, in ambito politico qualcosa si muove. il nuovo Segretario del PD (Partito Democratico) si è detto d’accordo sull’aumento della tassazione delle rendite finanziarie, che sarà uno degli argomenti del ‘job act’. Questo «a condizione che non alimentiamo ancora la spesa del grande moloch pubblico, ma che con le risorse «si vadano a ridurre in egual misura le tasse sul lavoro, a partire dall‘Irap». Lo ha detto Matteo Renzi che, ospite alla trasmissione Otto e mezzo, su ‘La7’, è stato intervistato dalla conduttrice Lilli Gruber e dalla giornalista del ‘Sole 24 Ore’ Lina Palmerini, Si è parlato anche del profilo apparso sul magazine ‘IL’ del quotidiano finanziario sul finanziere numero uno del sindaco di Firenze, il gestore di fondi Davide Serra. «Discuteremo con tutti – ha detto Renzi – ma in un partito che si chiama democratico si va avanti a maggioranza». A Pitti Uomo il sindaco di Firenze aveva annunciato un piano in tre punti, per creare posti di lavoro in sei settori, «e il made in Italy sarà il primo». L’articolo 18, sempre secondo Renzi, sarà un «tema marginale». Il segretario del Pd ha anche anticipato che nel job act ci sarà un taglio del 10% del costo dell’energia per le aziende.

L’opinione di Nomisma è che per creare lavoro non basti il rinnovo delle regole. Dopo i «brindisi per la riduzione dello spread», ha dichiarato Sergio De Nardis, capo economista della banca, i dati sul mercato del lavoro «ci riportano con i piedi per terra». «La recessione è cessata ed è iniziata la ripresa, ma – sottolinea De Nardis- occorrerà diverso tempo prima che si vedano i riflessi del miglioramento del ciclo sull’occupazione». E «anche quando questi effetti si evidenzieranno, essi non potranno che essere limitati, dato il ritmo troppo modesto della ripresa produttiva» aggiunge l’economista. Questo mercato del lavoro, osserva De Nardis, «necessita certamente di regole per superare dualismi e rigidità, ma non potrà essere il rinnovamento delle regole a creare posti di lavoro: l’urgenza primaria è una crescita della domanda aggregata e dell’economia ben più consistente di quella che stiamo sperimentando».

Non vanno meglio le cose alla Spagna, dove quasi due giovani under 25 su tre sono disoccupati. Anche a Madrid si parla di ripresa, il che ha favorito peraltro l’andamento dei titoli azionari, ma i dati economici ufficiali sembrano puntare in un’altra direzione. A ottobre la disoccupazione è rimasta sui massimi visti in ottobre, al 26,7%,, un tasso che si confronta con il 12,1%, dell’area euro. Quella giovanile è al 57,7%.

Sui mercati, i tassi sui Btp italiani continuano a viaggiare sui minimi storici. Il calo è generalizzato in Europa, ma particolarmente accentuato per i paesi cicala della cosiddetta periferia, ovvero quelli maggiormente indebitati e che versano in fragili condizioni economiche. Il tasso decennale italiano ha toccato i minimi da maggio 2013, quello spagnolo al minimo dal 2009. Sul comparto Btp a 3 e 5 anni il relativo tasso è su livelli pari o prossimi a nuovi minimi storici.

Come sottolineano gli analisti di Mps Capital Services in una nota, «il forte afflusso di domanda è stato fotografato dall’esito dell’emissione sindacata del nuovo titolo decennale irlandese». A fronte di un’emissione di 3,75 miliardi di euro, la domanda è stata pari a circa 14 miliardi di cui l’83% dall’estero. L’operazione di Dublino è finalizzata soprattutto a verificare il pieno accesso ai mercati dopo la fuoriuscita dal piano di aiuti a fine 2013.

All’interno della sfera delle notizie societarie, Fiat rischia di vedere declassato il rating di Moody’s a spazzatura. L’agenzia americana ha infatti messo sotto osservazione la raccomandazione ‘BA3’ della casa torinese per un possibile downgrade. La decisione, si legge in una nota, segue l’accordo raggiunto con Veba per Chrysler. L’annunciata acquisizione infatti – spiega Moody’s«indebolirerà materialmente la posizione di liquidità di Fiat in un momento in cui la società ha ancora un free cash flow negativo».

In Borsa si segnalano acquisti e variazioni di prezzo sui titoli Monte Paschi, che continua a essere protagonista anche del 2014 per via delle indiscrezioni sul gruppo bancario, il più vecchio d’Europa, che portano le quotazioni a balzare di quasi il 4% in area 0,2 euro circa. Secondo il quotidiano ‘La Repubblica’, la Consob avrebbe chiesto chiarimenti ai dirigenti Viola e Profumo sulla loro permanenza a Siena; tuttavia la Commissione non avrebbe per ora alcuna intenzione di condividere le informazioni con il mercato (sfidando in un certo qual modo le norme sulla trasparenza). E così hanno la meglio le scommesse rialziste, in attesa di conoscere i nuovi sviluppi sulla quota in mano alla Fondazione di Siena.

 

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