mercoledì, Maggio 12

Disoccupazione reale è pari al doppio field_506ffb1d3dbe2

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sotto occupati

Ginevra – Ci sono un paio di elementi che sfuggono a chi si limita ad analizzare i dati sul rapporto occupazionale in maniera superficiale: il tasso di partecipazione alla forza lavoro e l’indice di sotto occupazione. Gli osservatori più attenti dei mercati e dell’economia sono consapevoli del fatto che per avere un quadro completo delle reali condizioni del mercato del lavoro pubblicati con cadenza mensile dagli organi di Statistica dei Governi, bisogna conoscere anche il numero di persone che non figurano nei numeri ufficiali.

Nella percentuale di disoccupati non compare nè chi è insoddisfatto delle proprie condizioni di lavoro, nè tutti quei cittadini rassegnati, che avendo smesso di fare domande di impiego non partecipano effettivamente alla forza lavoro. Per avere una visione di insieme occorre conoscere il tasso di sotto occupazione, in cui viene invece contato chi vorrebbe lavorare full-time o in pianta stabile, ma non può ed è costretto ad accettare un lavoro precario o part-time; oppure chi ha rinunciato. In previsione della pubblicazione dell’ultimo report sull’occupazione in Europa prevista per venerdì e che farà il punto della situazione per il 2013, vale la pena analizzare nel dettaglio il caso peculiare dell’Italia.

In Eurozona nessun altro Stato conta il gruppo più nutrito di persone disoccupate che non compaiono nelle statistiche ufficiali del lavoro dell’Istituto nazionale di statistica, perché hanno smesso di fare domande di lavoro o di sussidio di disoccupazione. Si tratta di persone – e sono tante, pari a 4 milioni e 200 mila – che vorrebbero avere un impiego o ne vorrebbero uno migliore, ma che hanno abbandonato la speranza. Il motivo è spesso legato agli stipendi, ritenuti troppo bassi che in taluni casi non conviene nemmeno lavorare.

Uno di questi rassegnati è il trentenne Giuseppe Di Gilio, che nonostante una laurea in ingegneria elettronica non ha mai avuto un impiego e vive ancora con i suoi genitori. Contattato dall’agenzia di stampa ‘Bloomberg’ ha raccontato di non avere intenzione di «lavorare a morte per sopravvivere». Gilio, che vive in una cittadina nei pressi di Napoli, non ha inviato ancora un curriculum da quando ha abbandonato gli studi di dottorato, perché tanto i posti di lavoro offerti non gli consentirebbero di campare. Tanto vale vivere a carico dei propri familiari.

La generazione dei trentenni italiani è la prima dal Dopoguerra ad avere un reddito inferiore a quella precedente dei propri genitori. «I miei amici che lavorano hanno ancora bisogno dell’aiuto dei genitori e quelli che iniziano un lavoro spesso non vengono pagati». Se si tenesse conto di questo esercito di rassegnati, il tasso di disoccupazione sarebbe più alto, con la percentuale di sotto occupati che sarebbe pari a circa il doppio della percentuale ufficiale, ovvero del 24% e non del 12,7% come riportato in dicembre per il mese di novembre.

A dicembre gli economisti prevedono un tasso di disoccupati del 12,1% in Eurozona, con circa 19 milioni di senza lavoro.  Anche questa percentuale, tuttavia, non prende in considerazione chi ha un lavoro che non lo soddisfa, perché il numero di ore lavorative o il reddito è insufficiente per le loro capacità e volontà, e chi ha smesso di fare domande di impiego. I dati ufficiali dell’area a 18 tengono conto solo dei cittadini che hanno cercato lavoro nelle quattro settimane precedenti all’elaborazione dei dati e che sono pronti a lavorare nelle due settimane successive.

Secondo i calcoli di ‘Bloomberg’, nel terzo trimestre ben 31,2 milioni di cittadini europei di tutte le età sono senza un lavoro, compresi i cosiddetti rassegnati. Secondo l’ultimo studio condotto dalla Banca d’Italia sui bilanci dei singoli nuclei familiari, metà delle famiglie ha un reddito sotto i 2mila euro al mese. Nel 2012, il 20% dei nuclei familiari aveva un reddito netto annuale inferiore a 14.457 euro (circa 1.200 euro al mese), mentre la metà ha un reddito superiore ai 24.590 euro (circa 2mila euro al mese). Il 10% delle famiglie a più alto reddito percepisce più di 55.211 euro.

Per ottenere il tasso di sotto occupazione nel terzo trimestre, partendo dalle cifre ufficiali di Eurostat, basta sommare ai disoccupati ufficiali quelli che vorrebbero lavorare ma che hanno rinunciato e quelli che non sono stati raggiungibili al momento del sondaggio. In Italia il divario tra il tasso di disoccupazione e quello di sotto occupazione per le persone di età compresa tra i 15 e i 74 anni è pari al doppio di quello spagnolo e a cinque volte quello della Grecia.

La situazione è particolarmente drammatica al sud e senza dubbio peggiore di quello che sembra a prima vista. Ne ha parlato Raffaella Tenconi, economista di Bank of America Merrill Lynch. Intervestata al telefono da ‘Bloomberg’ ha spiegato che la differenza diventa più evidente «quando si guarda al tasso di partecipazione alla forza lavoro e alla disoccupazione giovanile». Nella provincia dove vive Di Gilio il tasso di disoccupazione giovanile nel 2012 era pari al 53,6%. La media nazionale è del 35,3%.

Le autorità europee riconoscono che il problema della mancanza di lavoro rischia di creare in Europa un’intera generazione ‘perduta’ di giovani. Il Segretario Generale dell’Ocse Angel Gurria lo reputa il pericolo numero uno. In quanto a giovani senza lavoro e quindi futuro, Spagna e Francia non se la passano meglio dell’Italia. A discapito dell’appello del Primo Ministro Rajoy ad avere fiducia nel fatto che le cose si sistemeranno, il tasso di disoccupazione iberico ha raggiunto il 26% e quello giovanile è al 57,7%.

Per il trentesimo mese negli ultimi 32 il numero di senza lavoro francesi è cresciuto su base mensile, attestandosi a 3 milioni e 303 mila unità. Il tasso di disoccupazione è al massimo di tutti i tempi, smentendo le promesse del Presidente Francois Hollande per un miglioramento del mercato del lavoro. Anche se il Governatore della Bce Mario Draghi ha avvertito che il peggio potrebbe non essere ancora alle spalle, Hollande e Rajoy dispensano ottimismo, dichiarando ormai finita la crisi e con essa la fase di recessione più lunga dal Dopoguerra.

Da parte sua il Ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha ammesso di essere preoccupato per l’elevato numero di ragazzi che non studiano, non hanno un impiego o non ne cercano più uno. «Sono risorse fresche che hanno perso la speranza» ha detto in un’intervista a ‘RaiNews 24’. Il tasso di disoccupazione giovanile è balzato al nuovo record dal 1977 di 41,6% in novembre. Secondo gli analisti di Nomisma la ripresa va troppo a rilento per poter riassorbire una tale disoccupazione.

Nemmeno il tasso di sotto occupazione, poi, tiene conto delle circa 10,1 milioni di italiane che non vogliono un lavoro. Anche per via dell’assenza di politiche di assistenza per le coppie con figli, spesso le donne preferiscono rimanere a casa a occuparsi della prole. In questo modo non vengono considerate nella forza lavoro. Il tasso di occupazione femminile era al 47,1% nel 2012, il quarto più basso dell’Unione Europea dopo Grecia, Malta e Croazia e di molto sotto la media del 58,5%.

Negli Stati Uniti in molti hanno festeggiato con troppa fretta la flessione del tasso di disoccupazione al 6,7%. Ma da quando è scoppiata la crisi subprime, la percentuale calcolata tenendo conto della vera forza lavoro, è rimasta stabile intorno all’11,5%. Il gap (4,8%) tra i due tassi ha raggiunto il record di sempre di 4,8%. Il calo del tasso della partecipazione alla forza lavoro avviene di pari passo con l’aumento del numero di persone che non fa più parte della forza lavoro. Nelle statistiche ufficiali che le autorità citano per dimostrare che la situazione economica sta migliorando, vengono completamente dimenticate milioni di persone.

 

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