sabato, Novembre 27

Disegno di legge Zan: laici e plurali Draghi è stato chiarissimo: la modulazione invocata dal Vaticano significa che il Parlamento è libero di agire tenendo presente che le leggi devono rispettare sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra questi i Patti lateranensi. Nel nostro ordinamento ci sono tutte le garanzie per garantire ciò

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Era prevedibile e previsto. Alla notizia, centellinata un po’ alla volta dal nostro sottile Ministro degli Esteri, della ‘nota‘ del Vaticano sul disegno di legge Zan  –testo sciatto e brutto, ridondante e verboso, ma lo avevo già scritto, e l’ho ribadito ieri–  sarebbe iniziata la solita sarabanda di stracciamenti di vesti, di urla e, puntuali sempre, di richiami alla ‘santità’ della Costituzione, ai Padri costituenti, all’indipendenza della Nazione, eccetera.
Detto incidentalmente, come faranno gli oppositori della legge, noti sovranisti e peggio, a sostenere che il Vaticano ha ragione, visto che continueranno ad opporsi. Ma questi sono i misteri irrisolti da sempre della nostra politica.
Dove, come ovvio, non è mancato il solenne richiamo del signor Roberto Fico (solo per citarne uno dei più rumorosi per la carica che ricopre) alla ‘sovranità del Parlamento’ e alla indipendenza della Repubblica, cito solo quella perché è un classico: «Il Parlamento è sovrano, i parlamentari decidono in modo indipendente quello che vogliono votare. Il Ddl Zan è già passato alla Camera e adesso è in Senato, noi come Parlamento non accettiamo ingerenze. Il Parlamento è sovrano e tale rimane sempre». Belle parole e reboanti.

Solo, mi perdoni signor Fico, lei è lassù fra i ‘Grandi della Terra’, io sono solo un piccolo cittadino di seconda scelta, però, umilmente: a) il Parlamento non è sovrano, lo è il popolo, e il Parlamento ne deve interpretare la volontà REALE, altrimenti si chiama dittatura; b) nessuno mette in dubbio che i parlamentari decidano (in teoria) in modo indipendente; c) una ingerenza è un atto illecito, e quindi attribuire un atto illecito a chi non lo fa, trattandosi di uno Stato, costituisce una violazione del diritto internazionale; d) il Parlamento, ribadisco, non è sovrano e quindi non resterà sempre tale.
Ma usciamo dall’infantile giochetto dei colpetti negli stinchi. E precisiamo, cominciando dal punto di vista italiano.

Come certo i nostri politici sanno (anche se i dubbi non mi mancano), la nostra Costituzione, citata sempre per lo più a sproposito, contiene l’art. 7, dove si afferma testualmente: «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale». Il che vuol dire che i Patti di cui si tratta, quelli del 1984 -Bettino Craxi regnante-, hanno una rilevanza costituzionale. Senza approfondire, ignorarli è non solo scortese, non solo illecito per il diritto internazionale, ma costituzionalmente illecito.
Lo Stato, quindi, se è libero di fare quello che vuole, deve tenere conto -ripeto DEVE- dell’art. 7 e dei Patti. Con parole secche, come è nel suo stile, ma nell’intervento di ieri (prima alla Camera e poi al Senato) particolarmente forti, Mario Draghi ha detto chiaramente sì che il Parlamento è libero di agire, ma anche che esiste una Costituzione, un Parlamento, delle Commissioni parlamentari, delle leggi, ecc… Testualmente, nella sua replica al Senato (vedasi il resoconto stenografico), ha affermato: «…il nostro è uno Stato laico, non confessionale. Il Parlamento quindi è certamente libero di legiferare e di discutere: sono considerazioni ovvie, queste. Il nostro ordinamento contiene inoltre tutte le garanzie per assicurare che le leggi rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il Concordato con la Chiesa. Vi sono quindi i controlli preventivi di costituzionalità nelle competenti Commissioni parlamentari: è di nuovo il Parlamento che, per primo, discute della costituzionalità. Poi ci sono i controlli successivi della Corte costituzionale. Voglio infine precisare un punto che si ritrova in una sentenza della Corte costituzionale del 1989: la laicità non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, ma tutela del pluralismo e delle diversità culturali».
Più chiaro di così si muore, anche con il riferimento sia alla sentenza della Corte Costituzionale sulla laicità dello Stato (cioè «tutela del pluralismo» … pluralismo, non pensiero unico di Zan!), sia (fortissimo) con il richiamo al fatto che l’Italia, laicamente, ha sottoscritto accordi internazionali in materia sessuale e che, comunque, deve rispettare gli accordi internazionali.
Chi poteva capire, temo pochi, ha capito. E non -ripeto, non- si tratta diun messaggi oltre Tevere‘, per dire una risposta a muso duro, come interpreta Enrico Mentana per esempio, anzi: si tratta di un messaggio di trattativa, di disponibilità. Sarà difficile farlo capire, ma tanto il prezzo lo pagheremo noi ‘cittadini comuni’.

Si può pensare quello che si vuole, ma è difficile negare che, a parte l’art. 7, l’art. 4 del disegno di legge Zan stabilisce, in pratica, una sorta di relazione automatica tra l’attacco all’omosessualità ecc., e la mancata affermazione del rispetto di essa. Il testo è stato qui pubblicato ieri.
Intendiamoci, con un esempio scherzoso, ma fino ad un certo punto: se io parlo in pubblico, esordisco dicendo “signore e signori”. Ma qualcuno potrebbe dirmi che sto violando l’art. 4, perché da ora in poi dovrei dire “signori, signore, omosessuali, lesbiche … .”.
Cosa dice lanota‘, che ieri ho definito ‘dolce’ e lo confermo? Proprio questo, in sostanza: durante la Messa, nel Vangelo, nella Bibbia, non solo non si distingue oltre maschi e femmine (riferimento antropologico, lo definisce il Vaticano), ma talvolta ce la si prende con omosessuali ecc…; Sodoma e Gomorra, ricordate?
È ovvio, che un rischio reale non c’è, perché la nostra Giustizia farebbe uno sberleffo a simili richieste, ma il rischio teorico c’è.

Ma ora, mi permetto di interpretare così le parole di Draghi -Fico mi perdonerà, forse.
Il Papa, Francesco, in materia lo sappiamo benissimo come la pensa, ma proprio benissimo che meglio non si può. Ricordate? «chi sono io per giudicare?»: notate, ‘giudicare’. Che volete di più?
Ma nellaChiesa Universalenon tutti la pensano così, a cominciare da quelli che non danno i sacramenti a Joe Biden perché voterebbe per l’aborto. Qui, però, come sottolinea la nota con molta delicatezza, si toccano in alcuni casi questioni di FEDE, non solo didottrina‘. E quindi è ragionevole che ci si ponga il problema. Ma specialmente, nella Chiesa Universale è in corso una guerra (sì, una guerra) senza esclusione di colpi contro Francesco. Basta pensare a Camillo Ruini. Da un punto di vistapolitico‘, il Papa ha necessità di fare vedere che difende gli articoli di fede e quindi, prima di essere attaccato per non avere detto nulla e per avere ostacolato la Conferenza episcopale italiana (ricca di amici di Ruini) nell’attaccare a fondo la legge -anche perché i conservatori della Chiesa italiana fanno ormai molta fatica ad assicurarsi, ad esempio, funzioni determinanti- interviene. Così, con la consumatafinezzadella diplomazia vaticana, fa un colpo che non esito a definire ‘da maestro’. Protesta con parole molto delicate contro la legge per chiedere di: «trovare una diversa modulazione del testo normativo continuando a garantire il rispetto dei Patti Lateranensi». In questo modo blocca gli oltranzisti.
Tradotto anche per i nostri politici, significa: fate la legge come volete, ma cercate di non metterci in difficoltà e di non obbligare i cattolici acelebrarel’omosessualità, con quelle sciocchezze previste nell’art. 7 del disegno di legge Zan. Perché poi, non dice ma dice, c’è sempre la Corte costituzionale.

Il bello è che Draghi (ormai l’unico che pensa in Italia, temo) lo ha spiegato con delicatezza e con chiarezza al Parlamento, dicendo in sostanza cambiate due parole, e magari scrivete in italiano (questo lo dico io) il testo, e tutto va bene. Dimostrate che l’Italia è laica, cioè collaborativa, colta e competente e democratica.
Fantascienza? Temo di sì. Anche perché nessuno ha colto -nemmeno il ‘dotto Letta’- una frase importantissima della replica di Draghi, quando ha ricordato che gli stranieri o ‘migranti’ si sentono discriminati perché non possono fare le stesse cose che possono gli italiani, solo perché questi ultimi sono nati in Italia -e nella replica alla Camera aveva detto: «non basta importarli legalmente: bisogna integrarli». Un ‘assist’ (per usare la solita stupidità in inglese) enorme, galattico, che avrebbe dovuto risuonare come una bomba al Nazareno, se lì non avessero le orecchie foderate di mortadella, ma non di Brescello!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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