venerdì, Gennaio 28

Discriminazione di casta in Nepal: le donne Badi

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Le forti barriere sociali e culturali, così come la rigida struttura gerarchica delle comunità Badi, rendono molto difficile per queste donne un salto socioeconomico. “Abbiamo iniziato a prostituirci perché dovevamo sfamare le nostre famiglie: ora che qui è diventato illegale, molte delle nostre figlie vanno in India”, rivela Phulmati badi, 54 anni, ex prostituta, sposata due volte e vittima di violenze domestiche, mentre si prende cura della nipote, la cui mamma, Sapana, risiede appunto a Punjab, in India. La prostituzione è fatta di domanda e offerta, e purtroppo la domanda di prestazioni sessuali a pagamento è così forte che è forse una delle poche, insieme al traffico illegale di droga, capace di proliferare senza alcuna pubblicità o sfruttamento di alcun canale mediatico.

Molte donne Badi sono sposate con uomini di caste superiori, anche se queste unioni sono molto spesso segrete e non istituzionalizzate, perché un matrimonio tra caste differenti e specialmente con un membro degli intoccabili, o Dalit, è solitamente proibito e condannato. Nar Bikram Thapa di ActionAid, il quale ha condotto diversi studi sulle comunità Badi, racconta che spesso questi mariti temporanei sono uomini che per lavoro sono stati trasferiti nelle regioni occidentali del Nepal, e che per periodi di tempo più o meno lunghi costruiscono una seconda famiglia che poi abbandonano al termine del soggiorno.

La logica che prevale, tra le righe, è quella che le donne Badi, essendo prostitute, non possono avere un marito o un matrimonio vero e proprio. Per questo tutte le unioni sono temporanee”, dice Nar Bikram, il cui lavoro ad ActionAid è volto ad incoraggiare le Badi a sposarsi all’interno della proprio comunità, anche se questo aiuta a rafforzare, in un certo senso, l’emarginazione e segregazione contro cui da anni cercano di lottare.

Tramite una rete di ONG e gruppi di volontari autonomi, i Badi trovano, oggi, una piattaforma dove poter condividere le proprio problematiche e cercare opportunità lavorative, partecipare a training attitudinali, educazione, e ottenere la cittadinanza per i propri figli nati come conseguenza della prostituzione. “Se ci sono dei problemi, ci sono anche delle soluzioni. Prima o poi il Governo si accorgerà che questo non è solo un problema della comunità Badi, ma di tutto il Nepal. Un giorno riacquisteremo la nostra dignità e saremo in grado di dire con orgoglio ‘sono una Badi’”, conclude Manju Rupa.

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