martedì, Novembre 30

Discriminazione di casta in Nepal: le donne Badi

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Le donne Badi, sottoclasse della casta degli intoccabili, per generazioni sono state cresciute con l’idea che la prostituzione fosse l’unica occupazione a loro concessa e alla quale aspirare. Madri, sorelle, e amiche intorno a loro erano impiegate nel business della prostituzione giornalmente, e private della possibilità di andare a scuola. Rimanendo isolate dal mondo e dagli influssi esterni, le giovani Badi non venivano esposte a valori, credenze e pratiche diverse da quelle della propria comunità.

Ho iniziato a prostituirmi quando ero molto piccola, incoraggiata da mia madre, gli uomini andavano e venivano, non so nemmeno chi sia il padre di mio figlio. Ci sono pochissime possibilità lavorative qui, ed è diventato sempre più difficile arrivare a fine giornata”, racconta Babi Badi, 33 anni, che da anni è in attesa di supporto, essendo donna madre e parzialmente cieca.

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Nel 2007 i Badi sono riusciti con successo a portare all’attenzione del Governo le problematiche sociali ed economiche della propria casta: la prostituzione tra le donne Badi venne bandita, e garantite invece la cittadinanza, l’accesso all’educazione, al servizio sanitario e a delle opportunità lavorative. Oggi la vita delle ragazze Badi è molto diversa da quella delle loro madri o nonne, eppure il peso di questa tradizione e la vergogna di portare questo nome ancora persistono, lasciando accesa la lotta verso l’eguaglianza sociale. I Badi arrivarono nelle regioni ovest nel Nepal dall’India a fine ‘700, e si dedicarono alla pesca, all’artigianato e all’arte dell’intrattenimento. Qualche generazione più tardi le donne Badi diventarono cortigiane, fino a quando negli anni ’50 del ‘900 non persero il proprio prestigio, e la loro arte venne contaminata dall’avvento dell’intrattenimento di massa. Il lavoro sessuale divenne la primaria fonte di sostentamento delle donne Badi, costrette a diventare anche meno selettive rispetto alla propria clientela. Ora i Badi sono circa 40.000 in Nepal, la maggior parte dei quali vive nei distretti del Tarai. La Social Awareness For Education (SAFE), organizzazione no-profit che sostiene l’empowerment legale e sociale delle comunità Badi, stima che oltre il 15% delle donne Badi sia ancora attivo nell’ambito della prostituzione.

Le madri Badi giocano un ruolo fondamentale nel spingere le proprie figlie a prostituirsi. Inizialmente erano loro a vendere i servizi delle proprie figlie a potenziali clienti paganti, e a gestire personalmente la contrattazione. Secondo un report delle Nazioni Unite, l’aumento del commercio sessuale all’interno delle comunità Badi è riconducibile all’avvento della radio e della televisione nelle case di molti nepalesi, per cui è diminuita la necessità di forme di intrattenimento come la danza o il canto, tipiche attività svolte tradizionalmente dalle donne Badi. «Per compensare con quest’improvvisa e drammatica perdita d’interesse nei servizi di intrattenimento delle Badi, quest’ultime si sono avvicinate alla prostituzione, incoraggiate anche dalla continua domanda della crescente popolazione dei distretti del Tarai», afferma il report.

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