sabato, Ottobre 16

Discriminare i discriminatori field_506ffb1d3dbe2

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In principio era la Barilla.

Era novembre 2013 quando il sig. Barilla, titolare dell’omonimo famoso marchio di pasta, dichiarò un’intervista a “la zanzara” di Radio24 che nelle proprie pubblicità non avrebbe mai ritratto una coppia omosessuale. Si scatenarono su quella dichiarazione polemiche su polemiche. Il sig. Barilla provò, nei giorni e nei mesi seguenti, a spiegare che non si trattava di un’opinione personale o di discriminazione contro le coppie gay, ma della semplice constatazione che una coppia omosessuale poco c’entra con l’immagine che Barilla ha costruito di sé nel mondo, legata alla famiglia di stampo più “tradizionale”.

Discriminazione o piuttosto ipocrisia quella del competitor di sempre sig. Buitoni, che immediatamente si gettò nella mischia e usò quello scompiglio per fini commerciali, proclamando a gran voce la propria apertura verso le famiglie omosessuali?

Quello che penso è che vedere una famiglia omosessuale in uno spot Barilla sarebbe un po’ come vedere una minigonna nella pubblicità del catechismo o viceversa un santino in quella di una discoteca: c’entrano l’uno con l’altro come la Nutella con il parmigiano.

Dalla pasta ai boy scout, che nei giorni scorsi hanno visto chiudersi i “rubinetti” da parte della multinazionale Disney a causa delle discriminazioni con cui verrebbero trattati gli omosessuali nei vertici dell’organizzazione. Fino a qualche giorno fa, infatti, i dipendenti della multinazionale potevano svolgere del volontariato presso i gruppi scout, che in cambio ricevevano del denaro in misura proporzionale rispetto alle ore di attività svolte. Dal momento che l’associazione dei boy scout esclude dai propri vertici gli omosessuali, la Disney ha deciso di cancellare questo privilegio.

Oggi gli omosessuali possono accedere al mondo scout da semplici utenti, ma non possono diventare capi e tantomeno accedere ai vertici dell’organizzazione.

La Disney non è disposta ad accettare oltre queste discriminazioni e non intende più sostenere l’organizzazione che le pratica.

Cosa succederà ora? L’associazione scout rivedrà le proprie regole per poter beneficiare ancora dei contributi economici che le consentono di vivere e di togliere tanti ragazzi dalla strada? Oppure andrà avanti a testa alta, come ha fatto il sig. Buitoni, dichiarando che questa è l’immagine che intende dare di sé e non intende cambiarla?

Il primo comunicato ufficiale dell’associazione Boy Scout of America ha i toni amari della chiusura: «ci dispiace molto perché saremo costretti a tagliare molte delle nostre iniziative. Avremmo preferito che tutti si concentrassero sugli obiettivi della nostra opera e sul bene dei ragazzi». Non mancano tuttavia fazioni interne al movimento che cercano di cogliere questa opportunità per cambiare il regolamento scout e aprirlo anche agli omosessuali. Esempio sono le parole di Zach Walls, fondatore del movimento “Scouts for Equality”: «abbiamo fatto passi avanti in questi anni, ma ne dobbiamo fare altri. Questa scelta è molto importante, benché dolorosa, perché ci aiuta nella battaglia per aprire a tutti il movimento».

Ora, senza entrare nel merito dell’eticità dell’apertura del movimento scout a tutti (non vedo come un capo scout omosessuale non potrebbe, in virtù della propria omosessualità, lanciare un messaggio positivo ai ragazzi), già immagino la Disney sfregare le mani felice alla richiesta di Topolino quale patron del prossimo gay pride.

Non ce l’ho con la Barilla, né con la Buitoni, né con la Disney e tantomeno con gli scout americani. Ce l’ho con chi tratta i diritti come se fossero azioni: cala la Barilla? Avanzi la Buitoni! Gli scout discriminano? Forza, rilanciamo Topolino.

Ma soprattutto ce l’ho con chi grida alla discriminazione in una moderna caccia alle streghe. Proprio chi dovrebbe sapere quanto sia importante poter esprimere la propria opinione liberamente è pronto a puntare il dito. Il più delle volte senza nemmeno rendersi conto che la sua opinione personale, così vitale per lui, viene da altri strumentalizzata per motivi economici e diventa solo l’ennesimo stratagemma per fare soldi in un’epoca di crisi.

E me la chiamano uguaglianza, questa uguaglianza.

 

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