lunedì, Settembre 20

Disciplina fallimentare: cercasi Mary Poppins disperatamente field_506ffbaa4a8d4

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«Il segnale che giunge dal rallentamento delle procedure fallimentari è certamente positivo», sottolinea il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello, «ci conferma che il sistema produttivo italiano sta uscendo dalla grave crisi degli ultimi anni»; soprattutto nel settore del commercio e delle costruzioni aggiungiamo, leggendo i dati diffusi dal comunicato stampa senza poter, anche in questo caso, ottenere qualche delucidazione in più dagli ambienti governativi. Il dato, certamente positivo, offre per ora una magra consolazione, poiché considerando i tempi medi delle procedure fallimentari, questa buona notizia impatterà sul sistema non prima di 6-7 anni e sempre che, nei prossimi anni, non si registrino nuovi crolli. Statistiche, che a scanso dei gufi, ovviamente si spera possano migliorare con la nuova legge fallimentare in procinto di lasciare il cantiere delle riforme, ma che ad oggi possono annoverare performance anche peggiori, con tempi protratti tranquillamente oltre i 15 anni e un soddisfacimento per i creditori chirografari, che si attesta mediamente attorno al 10%, mentre la gran parte del ricavato evaporava in oneri prededucibili e compensi per gli addetti ai lavori. Siamo a ben vedere proprio nell’area di maggiore propagazione del contagio. E’ qui che la gran parte del tessuto produttivo intermedio entra in crisi e si ammala di debiti con l’erario, con i propri fornitori e i propri dipendenti, infine con le banche, poiché se salta qualche pagamento dei grossi clienti, ai quali si affida la gran parte dei terzisti italiani, difficilmente si recupera qualcosa in tempi accettabili. Secondo i dati riportati l’anno scorso in un’inchiesta dell’Espresso, in quest’altra palude del debito privato sono in ballo all’incirca 200 miliardi di debiti, oltre la metà dei quali nei confronti dello Stato.

Ed è forse questo il campo dove trovare le storie più tragiche di questi anni, quello che da un lato riceverà un incoraggiamento e dall’altro, se fosse giunto il momento di parlare con sincerità, dovrà attendersi altre lacrime e speriamo non altro sangue. L’armonizzazione con le normative fallimentari in vigore in altri grandi Paesi occidentali, obiettivo di fondo dei lavori della Commissione, non sarà una passeggiata. Il mantra, oltre alla continuità aziendale incoraggiata da tutti gli interventi normativi di questi anni, è quello della ripartenza veloce (il ‘fresh restart’), attraverso l’esdebitamento di imprenditori onesti, ma sfortunati e stavolta anche di consumatori e normali cittadini, finiti nel gorgo del sovraindebitamento, i quali fino a un paio di anni fa, restavano irragionevolmente esclusi dall’accesso a qualsiasi procedura concorsuale. Uno schema che certamente favorisce l’azione dei creditori e soprattutto delle banche, già messo a punto nella miniriforma di agosto, ma che secondo le intenzioni della Raccomandazione europea 2014/135/UE, dovrà risparmiare ai debitori lo stigma del fallimento e della morte civile, fornendo in tempi rapidi una seconda possibilità. Eccola la trasposizione del Chapter 11 americano, il ‘fresh restart’. Ma non basta.

L’altro grande riferimento diventa il sistema francese, con l’attivazione di metodi di allerta e diagnosi precoce della crisi, che nel 90% dei casi si manifesta in azienda tre anni prima dello stato d’insolvenza. Pagamenti irregolari all’erario, difficoltà di rimborso in banca, segnalazioni dei dipendenti, dovrebbero essere questi i principali accorgimenti, senza i quali, la sacrosanta rincorsa della continuità aziendale perseguita fino ad oggi nelle procedure concorsuali, è finita, nella maggior parte dei casi di concordato preventivo, con una liquidazione fallimentare del patrimonio. In sostanza una corsa inutile e tardiva in ospedale, dove il paziente arriva quasi sempre più morto, che vivo. Con la logica del campanello d’allarme però, si tornerebbe all’era interventista dei giudici, che negli ultimi 10 anni, definiti dal consigliere della Corte di Cassazione, Paola Volla, componente della commissione Rordorf, come ‘la stagione dell’autonomia’, avevano lasciato il campo libero agli accordi tra le parti. Uno sforzo notevole per il quale, sebbene il ministro Orlando abbia assicurato circa l’arrivo nei tribunali di nuove risorse fresche, si teme, nelle more della riforma del processo civile, l’ingorgo dei pochi tribunali in possesso delle professionalità per gestire le nuove procedure. Uno scenario nuovo che sempre secondo la Volla potremmo chiamare ‘la stagione del sostegno‘. Insomma cercasi Mary Poppins disperatamente.

 

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