giovedì, Ottobre 28

Disciplina fallimentare: cercasi Mary Poppins disperatamente field_506ffbaa4a8d4

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L’agenda preannunciata da Matteo Renzi in queste prime settimane del 2016 è assai impegnativa. Il discorsone è dietro l’angolo. C’è da fare il bilancio di metà mandato, lanciare segnali forti dentro e fuori il Paese, a un’Europa che ancora una volta ha dichiarato la sua sfiducia nel percorso italiano di riforme, necessario ad allinearsi all’Unione immaginata finora. E’ pure probabile che a un certo punto scocchi la frase: «Non è importante quante volte si cade, ma la velocità con cui ci si rialza». Potrebbe essere quello il momento in cui ascoltare l’impegno del governo, già formalizzato in un disegno di legge delega il 28 febbraio 2015, alla riorganizzazione dell’intera disciplina fallimentare, un vecchio albero che continua a ramificare e ad appesantirsi dal 1942, anno del Regio Decreto n. 267.

Grafico

La frase è presa in prestito dal vice presidente americano Joe Biden, che a sua volta citava la frase di un coach italo-americano degli anni ’30, Vincent Lombardi, ripetutagli spesso da suo padre. Un ricco uomo d’affari, che giocava a polo e guidava macchine lussuose, ma cadde in disgrazia e fece bancarotta il 20 novembre 1942, poco prima che nascesse Joe, divenuto tra mille peripezie, prima senatore ad appena 29 anni e poi chiamato alla Casa Bianca. Il neo direttore de la Repubblica, Mario Calabresi, l’ha raccontata in un suo libro di qualche anno fa, che raccoglie storie di resilienza scovate durante quel 2008 maledetto, in cui scoppiava la bolla immobiliare americana e nasceva l’astro di Barack Obama. Se il refrain fosse questo, allora ci sarà davvero da preoccuparsi nei prossimi mesi di questo 2016, poiché con la normativa sulle risoluzioni bancarie appena entrata in vigore, anche l’Europa potrebbe avere la sua Lehman Brothers. Ne abbiamo avuto lunedì un assaggio con il crollo di oltre 10 punti di due grosse banche italiane, Mps e Carige. Sappiamo che l’intero sistema bancario è gravato da una montagna di crediti deteriorati, che di bilancio in bilancio passano a sofferenza – siamo saliti a 200 miliardi in pochi anni – costringendo gli istituti di credito a rinforzare il passivo patrimoniale, con capitale raccolto principalmente tra azionisti ed obbligazionisti e a pulire l’attivo, attraverso la cessione degli incagli a fondi specializzati in questo tipo di ‘missioni impossibili’, i quali naturalmente, quanto più l’ambiente è valutato come poco permeabile al recupero dei crediti, tanto meno sono disposti a pagare le castagne sul fuoco. Lo scorso 22 novembre abbiamo assistito a una svalutazione dei crediti difficili presenti nella pancia delle quattro banche salvate, da 8,5 a 1,5 miliardi. Un taglio al 17,6% del valore pieno, che rappresenta una valutazione di mercato media, molto sensibile però ad oscillazioni, a secondo del tipo di garanzie sottostanti e della velocità di recupero consentite dalla normativa vigente nel paese.

Con appena 112 miliardi di coperture garantite finora e il rischio crollo dei corsi azionari, si capisce che le nostre banche debbano raccogliere il più possibile da queste cessioni, sperando nelle migliori condizioni ambientali possibili per il recupero. Ecco dunque la necessità di una riforma organica della disciplina fallimentare, che circa un anno fa il governo ha affidato a una commissione guidata dal presidente della corte di Cassazione Renato Rordorf. Tra i componenti della commissione, che ha depositato alla Presidenza del Consiglio una relazione definitiva il 29 dicembre 2015, spiccano oltre ad illustri giuristi, anche i nomi dei fondatori dei due più grossi studi legali italiani, l’avv. Franco Gianni e l’avv. Franco Bonelli, quest’ultimo recentemente scomparso e al quale è anche dedicato l’importante convegno su questo tema, che si svolgerà domani a Genova. “La stiamo studiando. Siamo anche stati invitati dalla commissione per due volte a un tavolo di confronto“, ci ha detto al telefono l’avvocato Federico Sutti, 50 anni, primo esempio in Italia di avvocato manager, che oggi è il key contact del più grande studio legale del mondo, lo studio americano Dentons, specializzato tra le altre cose in ‘Bankruptcy & Insolvency’, sbarcato da poco con le sue insegne a Milano. Sutti, entrato l’anno scorso nella short list dei 30 avvocati più influenti d’Italia, è stato anche consulente del governo Renzi per la spending review e si è occupato della cessione dell’Unità, ma non ha accettato di rispondere ad altre nostre domande. Siamo di fronte a un altro anno nero per l’economia italiana? Secondo il rapporto rilasciato da UnionCamere qualche giorno fa, il 2015 si chiude con un’inversione nel saldo dei nuovi fallimenti, dopo una crescita inarrestabile, che nei sei anni dal 2008 al 2014 ha lasciato a terra circa 85mila aziende, bruciando quasi 1 milione di posti di lavoro e la carne viva di molti italiani, spesso finiti nelle pagine della cronaca nera.

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