mercoledì, Settembre 22

Disabili, troppi ostacoli per arrivare al mare field_506ffb1d3dbe2

0
1 2


“Ho sempre fatto vacanze da sola, ma in strutture protette, come ad esempio i villaggi turistici. Raramente mi sono trovata in difficoltà, anche grazie alla gentilezza delle persone che incontravo e che mi aiutavano a fare gli scalini” spiega Rosanna “stavolta è stato diverso ero andata a trovare un’amica, che mi ha portata in quella spiaggia, e quando ci siamo trovate di fronte a questa situazione abbiamo scattato una foto per riderci su. Non pensavamo avrebbe avuto questa risonanza. Però è stato anche un modo per dimostrare che noi disabili nella vita quotidiana abbiamo tanti problemi, tanti ostacoli: dal parcheggio riservato spesso occupato dalla macchina di qualcun altro alle strade dissestate, e così via. Quando arriviamo in un posto, in una struttura o in un qualsiasi edificio, non dovremmo sempre chiedere se c’è un ingresso alternativo, dovremmo essere messi nella condizione di entrare tranquillamente, di suonare un campanello che sia alla nostra altezza, di trovare facilmente un ascensore per raggiungere i piani alti. Ma forse questo succede in un mondo fantastico e non è giusto, perché ci sono persone che rinunciano a uscire di casa per paura di non potersi muoversi liberamente al di fuori delle mura domestiche. Non possono nemmeno vedere il mare e la sabbia”. Ancora una volta non si parla di cifre irrisorie. Secondo le statistiche, infatti, più del 27% delle persone con disabilità dichiara di avere grandi difficoltà a uscire di casa, e i numeri superano addirittura il 76% nei casi di malattie gravi.
Problemi, tuttavia, comprensibili visto che fuori, per strada, le rampe di accesso riservate ai portatori di handicap non sempre esistono o non sempre sono ben visibili e fruibili (un problema che non coinvolge solo gli stabilimenti balneari ma anche gli edifici e i mezzi pubblici). “Certo, se uno si pone sempre il problema di cosa può fare e cosa non può fare alla fine non vive più” ha concluso Rosanna “Tanto vale vivere giorno per giorno, altrimenti rischiamo di perderci tante occasioni che la vita ci offre. Io fino a 20 anni fa ero molto limitata, non uscivo tanto, poi ho cominciato a lavorare e fare volontariato e ho conosciuto il mondo vero. Dico sempre che molti blocchi sono nella nostra testa, fanno parte del nostro carattere, la disabilità a volte è solo un dettaglio che si aggiunge al resto. Mi piacerebbe superare tante paure, essere più in gamba di quella che sono, potermi muovere più in autonomia, viaggiare da sola anche quando non ho nessuno che mi attende una volta arrivata a destinazione, perché devo sempre aspettare un aiuto per fare qualsiasi cosa e non è l’ideale”.

E per convincere anche i più ‘timorosi’ a uscire di casa, ma anche per ‘sfatare il mito che i disabili odiano il mare’ l’associazione NoiHandiamo ha riprogettato due spiagge di Sestri Levante (in provincia di Genova) per permettere ai portatori di handicap di godersi davvero le vacanze. Cosa è stato fatto di preciso?
A spiegarlo è Marco Carbone, vice Presidente di NoiHandiamo: Abbiamo fondato questa associazione nel 2014 per portare avanti il concetto delle spiagge senza barriere, anche partendo da quelle che sono le nostre vicende personali visto che io e i miei soci siamo persone con disabilità. Cerchiamo quindi turismo accessibile e lo scorso anno abbiamo dato il via al progetto noihandiamoalmare. Abbiamo cominciato su una spiaggia locale di 100 metri quadrati, comprando sei sedie per consentire a chiunque abbia problemi motori, ma sia comunque autonomo, di fare il bagno in acqua e 20 lettini alti per facilitare il passaggio dalla sedia. Questo ci ha permesso di dare la possibilità a massimo venti disabili di utilizzare un pezzo di spiaggia libera attrezzata. Quest’anno, invece, abbiamo allestito altre sei nuove postazioni ma con un concetto diverso: con l’aiuto del Comune e del gestore del bar, che solitamente offre ai bagnanti gratuitamente dei lettini, abbiamo equipaggiato una parte di questa spiaggia in modo tale che sia completamente usufruibile (senza ulteriori costi) anche per sei disabili e sei accompagnatori. L’associazione ha, infatti, donato delle sdraio adatte ai portatori di handicap, ha ottenuto l’accesso al bagno riservato ai disabili in modo tale che funzioni anche come spogliatoio, e messo più di un centinaio di metri di pedana per scendere fino al mare e per accedere a tutte le postazioni, attraverso le diramazioni a spina di pesce. Il gestore praticamente non fa altro che mettere giù i lettini la mattina e tirarli su la sera, così come farebbe con qualsiasi altra sdraio di sua proprietà”. La semplicità di questo progetto è ciò che lo rende vincente e soprattutto completo, perché al contrario di quanto si pensa, non basta mettere qualche pedana qua e là sulla spiaggia per rendere un pezzo di sabbia accessibile a una persona con disabilità. E il bello della vacanza è proprio avere tutti i comfort e questo, ovviamente, vale per chiunque. Anche se per raggiungere quel comfort c’è bisogno di qualche accorgimento in più.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->