martedì, Ottobre 26

Diritto d’autore: in Italia c’è contraddizione

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«I servizi di gestione collettiva di diritti d’autore e di diritti connessi dovrebbero consentire a un titolare dei diritti di poter scegliere liberamente l’organismo di gestione collettiva cui affidare la gestione dei suoi diritti». Su questo assunto si basa la Direttiva Barnier del 2014, dal nome del suo promotore, il Commissario Ue del mercato interno, che ha rivoluzionato il mercato dei diritti d’autore nell’industria musicale.  L’Italia, caso unico insieme alla Repubblica Ceca, si trova in un regime di monopolio in cui la SIAE  (Società Italiana degli Autori ed EditoriEnte Pubblico Economico) è l’unica società che gestisce la proprietà intellettuale sulle opere. Secondo la direttiva, invece, ciascun creativo dovrebbe essere libero di scegliere la società a cui affidare i propri diritti d’autore purché abbia sede in uno dei Paesi della comunità europea.  Si tratta di una svolta, non solo a livello filosofico,  regolamentando la libertà di scelta dell’avente diritto, ma anche a livello economico, poiché amplierebbe l’estensione del mercato a nuove società dando agli autori la possibilità di varcare i confini nazionali.

E’ in questo quadro che entra in scena Soundreef, un fenomeno  interessante da diversi punti di vista. Cerchiamo di ricostruire passo per passo la sua storia.
Soundreef è un Ente di Gestione Indipendente (Independent Management Entity (IME) secondo la Direttiva EU 2014/26/EU, nato in Gran Bretagna nel 2011.  Ha la funzione di «autorizzare le imprese a utilizzare e diffondere musica in esercizi commerciali ed eventi live e raccoglie e distribuisce compensi per conto di autori, editori, etichette discografiche ed artisti». In questo senso Soundreef è, in Italia, l’antagonista diretto della SIAE, fornendo servizi alternativi alle tradizionali società di gestione collettiva dei diritti d’autore come anche SGAE (gestore spagnolo), GEMA (tedesco) e SACEM (francese). Soundreef nasce come una startup, concepita e fondata da un italiano, Davide d’Atri; idea italiana, società inglese, infatti questa startup è stata riconosciuta legalmente solo dalla Gran Bretagna.  Un caso di vero e proprio monopolio all’italiana che neanche una Direttiva Europea, seppur scardinandolo, è riuscita a far crollare. Eppure la SIAE si è sentita minacciata sin da subito dalla portata rivoluzionare di questa giovane società inglese: nel 2014 Soundreef vince una causa al Tribunale di Milano rispondendo alle accuse mosse dalla rivale di diffondere illecitamente musica sul territorio italiano. La sentenza reclamò la piena legittimità di Soundreef «dal momento che l’art. 180 L. Aut, non può essere letto in contrasto con l’art. 56 TFUE che garantisce la libera circolazione dei servizi».

Nell’aprile di quest’anno, dopo la scadenza del termine per recepire la direttiva europea, più di 300 imprese hanno firmato una lettera diretta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi per chiedere di porre fine al monopolio della SIAE  nella gestione dei diritti d’autore sulle opere musicali. «Recepire la direttiva europea», spiega d’Atri, fondatore e Amministratore Delegato di Soundreef, «permetterà la nascita di nuove imprese, come la nostra, che operando in concorrenza creeranno nuove opportunità di lavoro, favorendo anche la crescita del settore artistico». Un chiaro messaggio di libertà, dunque, sia artistica ma soprattutto economica e di mercato, che sembra essere stato percepito alla perfezione da artisti molto famosi come Fedez e Gigi d’Alessio. Il cantautore rap, che nel 2015 ha venduto un numero esorbitante di biglietti per i suo live, ha dichiarato: «Ho scelto di affidarmi a Soundreef per la raccolta dei miei diritti d’autore perché voglio sostenere chi fa della trasparenza e della meritocrazia un valore fondante».
Un sistema che viene incontro soprattutto agli autori più giovani ed emergenti. Ma convince anche artisti più affermati: «Ho cercato di capire meglio e mi ha convinto la trasparenza della rendicontazione al contrario di quella Siae», ha dichiarato il cantante partenopeo Gigi d’Alessio, «che non è analitica e non chiarisce con esattezza da dove arrivano i proventi. Non era per me una scelta facile» ,continua l’artista, «ma ho creduto nel progetto di questi giovani e credo nel libero mercato. Laddove c’è il monopolio il mercato non cresce. Sono certo» , conclude d’Alessio, «che tanti altri colleghi ci seguiranno su questa strada».

Si tratta di una sfida che non deve spaventare SIAE poiché ha come scopo proprio quello del miglioramento, sia sul fronte dei servizi sia su quello di chi ne usufruisce. Non a caso la SIAE ha denunciato, poco dopo il passaggio di Fedez a Soundreef, «gli sforzi che la Società sta facendo per migliorare i servizi per i propri associati – digitalizzando l’offerta, pubblicando online bilancio e relazione di trasparenza, azzerando la quota d’iscrizione per giovani e start up editoriali e abbassando la provvigione».  Non ci vuole un economista esperto per capire i vantaggi della concorrenza.

Sono tanti gli spunti di riflessione che nascono grazie a Soundreef e alla sua storia: il potere e il valore delle sturt up, l’avanzamento della legislazione europea, la chiusura del governo italiano, i pericoli del monopolio, il bisogno di libertà di scelta in campo artistico.

Abbiamo deciso quindi di proporvi una doppia intervista, la prima a Lucian Beierling, coordinatore Marketing e Comunicazione per Soundreef, e la seconda ai BAMBOO, un gruppo di artisti emergenti da poco nelle scuderie Soundreef, per capire meglio il funzionamento della società inglese e la sua posizione rispetto SIAE, nonché il punto di vista degli aventi diritto.

La proprietà intellettuale è un tema scottante in tutta Europa. Come descriverebbe il mercato italiano sui diritti d’autore? Monopolio?

Questa riflessione non va fatta a livello italiano. Facendo parte del mercato europeo dobbiamo innanzitutto far riferimento alla direttiva Barnier che ha cercato di regolamentare questo tema a livello europeo. Le utilizzazioni sono sempre più multi territoriali e questo ha fatto emergere il bisogno di definire delle regole a livello europeo. Il limite della situazione italiana è quello di ignorare la propria collocazione a livello europeo, ad oggi bisogna sempre contestualizzarsi all’interno del mercato UE, in un contesto in cui gli autori hanno la possibilità di scegliere a quale collecting society affidare le proprie royalties, che sia essa inglese o di qualunque altro altro paese europeo.  Un artista, in quanto avente diritto, ha sempre la possibilità di scegliere a quale società affidarle.

L’unico paese europeo alla pari dell’Italia è la Repubblica Ceca. Nel resto d’Europa come funziona?

Si, in Italia come in Repubblica Ceca c’è una situazione di monopolio, monopolio che però si riferisce solamente ad eventuali società italiane o ceche. Nulla vieta a società di un altro paese di operare in Italia o in Repubblica Ceca. Mentre una società inglese come Soundreef può operare in qualunque paese europeo, SIAE è una società italiana che può operare solo in Italia; quindi ci si espone alla concorrenza di società estere impedendo ad altre società italiane di operare sul territorio italiano. C’è una vera è propria contraddizione interna in questo momento in Italia.

 Soundreef è nata come una startup di italiani riconosciuta legalmente dalla Gran Bretagna. Il ministro Franceschini ha dichiarato «Pur partendo da una propensione per una liberalizzazione, ho verificato che in Europa si guarda con invidia alla situazione italiana».  Soundreef come commenta?

Non dovrebbe commentare Soundreef ma gli operatori che lavorano nella musica italiana. Dalle loro reazioni si capirebbe subito che la parola “invidia” è completamente fuori luogo in riferimento alla situazione italiana. Faccio presente l’esempio dell’America in cui da 77 anni ci sono tre grandi collecting societies che si fanno concorrenza a totale beneficio degli aventi diritto e non a caso pare che il mercato americano sia il mercato di traino numero uno a livello musicale nel mondo. È lo stesso discorso che fu fatto nell’ambito della telefonia quando fu eliminato l’operatore unico, il vantaggio va tutto al consumatore. Non a caso l’antitrusting si è recentemente esposta in merito ai diritti d’autore auspicando l’apertura del mercato.

Può spiegare quali sono le differenze di Soundreef rispetto a SIAE?

Soundreef si basa essenzialmente su tre principi chiave. Il primo riguarda la rilevazione analitica al 100%: ogni singola volta che viene utilizzato un brano noi paghiamo; non esistono regole di forfetizzazioni per classi o divisioni in base a strane metodologie, ogni brano utilizzato viene pagato. Il secondo punto è la trasparenza totale delle utilizzazioni: attraverso la reportistica e le statistiche comunichiamo al cliente ogni singolo passaggio, dove e quando sono avvenute. Come facciamo tutto questo? Grazie alla tecnologia. Siamo nel 2016 e sfruttiamo tutti i mezzi, ormai all’ordine del giorno: monitoring, tracciamento dei passaggi e rendicontazione agli aventi diretto attraverso tre rapidi pagamenti trimestrali. Non è necessario aspettare 24 mesi per ricevere soldi che sono già stati incassati rispetto all’utilizzazione: paghiamo in un minimo di 90 giorni, nel caso dei live ad esempio, ad un massimo di sei mesi. Quindi riassumendo, i punti cardine sono: 100% analitico, trasparenza totale e rapidità nei pagamenti. D’altronde i tre aspetti che più interessano all’avente diritto.

Soundreef ha vinto anche una causa dopo essere stata accusata di illiceità da SIAE. Soundreef ha la stessa valenza legale di SIAE in Italia?

In realtà la causa dl 2014 non fu una causa diretta tra Soundreef e Siae ma partì da un artista che mise in discussione l’operato di Soundreef rispetto a Siae. Alla fine il tribunale di Milano dichiarò l’accusa completamente infondata: nulla vieta a una società come Soundreef di operare nel territorio italiano perché vige la libera circolazione di beni e servizi in Europa. Soundreef può dunque operare in Italia in quanto società inglese esattamente come fa in altri 20 paesi nel mondo. L’ esito della sentenza fu per noi abbastanza scontato perché si contestava uno dei principi cardine dell’Unione Europea, ovvero la libera circolazione dei servizi.

Come mai a scegliervi sono in gran parte artisti emergenti ed indipendenti?

Soundreef è nato ed è cresciuto grazie ad artisti indipendente ed emergenti, sono il nostro core business e saranno per sempre la nostra principale attività. Noi sappiamo che se un servizio non è proponibile per un piccolo artista non potrà mai funzionare per una grande star, e viceversa. Quindi, nonostante i grandi nomi che scelgono Soundreef , ci impegnamo a tutelare in primis l’interesse dei piccoli, coloro che sono più penalizzati dal sistema com’è strutturato in questo momento. Il 100% analitico garantisce a questi piccoli artisti di essere pagati nonostante le loro utilizzazioni più contenute, evitando di disperdere il loro guadagno in un misterioso calderone di divisioni generali. Perché quei soldi, anche se si parla di cifre modiche, devono sparire “misteriosamente”? Per questo continueremo a puntare sul mercato degli artisti di nicchia.

Immaginate vi stia leggendo un artista ancora indeciso in vista del 30 settembre. In poche battute perchè dovrebbe preferire Soundreef?

Perché solo attraverso la totale trasparenza che Soundreef offre un artista può rendersi conto di quanto effettivamente guadagna. Senza la tracciabilità delle utilizzazioni l’artista non può fare scelte informate, quindi si deve preferire Soundreef perché con certezza analitica ti informa ad ogni utilizzazione e ti paga puntualmente, esattamente ciò che ti spetta.

“In risposta” l’intervista ai BAMBOO.

Siete una band emergente che sta velocemente conoscendo il successo. Perchè Soundreef conviene ai giovani artisti come voi?

E’ conveniente sotto tantissimi aspetti. Un piccolo elenco: l’iscrizione è facile e gratuita per tutti;  il deposito brani avviene inviando i file audio delle proprie composizioni;  la percentuale che si guadagna da un è chiara ed è decisa in modo analitico; il borderò, come tutte le operazioni precedentemente descritte, si compila on line e il pagamento avviene viene dopo 90 giorni (con SIAE in un periodo che va tra i 12 e i 18 mesi).

Quali sono i vantaggi che Soundreef offre per le esibizioni dal vivo?

Soundreef costa meno ai locali, ciò invoglia a fare più  musica dal vivo e magari aumentare  il cachet dell’artista. Il borderò lo compiliamo prima del concerto, on line, senza il rischio di sbagliare: le procedure cartacee di SIAE sono davvero poco comode e chiare. La certezza di ricevere un compenso per l’esecuzione dei propri brani, compenso che viene stabilito a seconda del cachet e soprattutto si può monitorare già una settimana dopo aver suonato. Con SIAE invece la maggioranza dei concerti che facciamo vengono catalogati  come “concertini” e vengono pagati in una modalità poco chiara, sorteggiando un borderò ogni 5 (ci vuole fortuna…).  I gestori dei locali invece pagano sempre, non una volta su cinque.

Dal punto di vista del “consumatore”, in cosa SIAE dovrebbe migliorarsi? 

Soprattutto nella trasparenza e nella velocità. Non conosciamo nemmeno un collega musicista che alla domanda “quanto hai guadagnato di diritti SIAE da questo concerto?” ci sappia rispondere. Ora SIAE sta provando ad essere più “competitiva” rinnovandosi in alcuni aspetti, migliorando il loro sito e rendendo parzialmente gratuita l’iscrizione (fino ai 30 anni di età), ma c’è ancora tanto lavoro da fare.
Avete parlato di “un sistema vecchio che non ha saputo adeguarsi ai tempi”. A cosa vi riferivate in particolare?

La SIAE rispecchia alla perfezione la complessa, incomprensibile, vecchia burocrazia italiana.

Sono sempre più gli artisti “di nicchia” che si rivolgono a Soundreef. Pensate sia in atto una sorta di rivoluzione contro major, lobby e big di ogni genere?

Fino ad ora qualsiasi artista è stato costretto a subire il monopolio, non c’erano alternative, tutti si sono sempre lamentati ma ogni artista che si voleva tutelare era costretto ad iscriversi alla SIAE. Adesso si può scegliere, e questo ci sembra eticamente più corretto.

Qualche anticipazione sui vostri prossimi live? 

Il prossimo tour dovrebbe partire nel 2017, subito dopo l’uscita del nostro secondo disco.  Sarà più “elettronico” e spettacolare.

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