sabato, Settembre 25

Diritto all’informazione e alla vita privata: dilemma per l’UE? field_506ffbaa4a8d4

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Il rapporto che l’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali (FRA)  ha presentato ieri a Strasburgo in occasione del Foro Mondiale della Democrazia ha cercato di far luce su questo problema: diritti dei cittadini all’informazione ma anche a riprender possesso della loro vita privata con il diritto di aver accesso ai dati che li riguardano.

In alcuni Paesi dell’Ue (8 secondo quanto riferisce il rapporto) questo accesso non è previsto dalla legge. In altri 20 Paesi ci sono restrizioni all’accesso per motivi di protezione della sicurezza e dell’interesse nazionale). Eppure le recenti vicende di Parigi (con i loro collegamenti brussellesi) hanno mostrato che tali controlli di sorveglianza non sono serviti a salvare la vita a tante giovani vittime bloccando la mano dei carnefici prima che entrassero in azione.

La spinta verso l’intensificazione dei controlli di sorveglianza aveva subito una accelerazione negli Usa e in Europa dopo la pubblicazione dei documenti segreti della NSA americana e del CHGQ britannico rivelati da Snowden nel 2013. In seguito alla loro diffusione è emersa la fitta rete di sorveglianza globale messa in atto da alcuni governi in spregio ai diritti sovrani di paesi e cittadini con l’intercettazione di dati a loro insaputa e a solo beneficio dei servizi di sicurezza. Le rivelazioni di Snowden non hanno fatto altro che mettere in evidenza una realtà che già era stata messa in atto dopo gli attentati contro le Torri Gemelle dell’11 settembre 2001.  Ma Snowden è riuscito a far reagire la comunità internazionale e anche i servizi di intelligence.

L’Unione europea ha reagito, il Parlamento europeo ha espresso preoccupazione e ha chiesto chiarimenti agli Stati Uniti e il 14 marzo del 2014 ha adottato una risoluzione sull’impatto del programma di sorveglianza messo in atto dagli Usa che rischia di incidere sui diritti dei cittadini. Dalle risoluzioni  approvate successivamente dal Parlamento europeo e specialmente dalla Commissione Giustizia e Affari interni e libertà civili è  emersa l’idea di creare un “habeas corpus” europeo volto a proteggere i diritti fondamentali soprattutto nell’era digitale in cui viviamo.

Il rapporto appena diffuso dall’Agenzia europea FRA riprende la storia di tutti questi sforzi volti a garantire i diritti dei cittadini assicurandone la difesa e garantendo le loro libertà civili  e sottolinea come in alcuni paesi  europei (ma solo alcuni, non tutti!) i difensori civici abbiamo un ruolo importante nel sancire questi diritti.  E’ chiaro che i cittadini possono sempre rivolgersi ai tribunali per poter far valere i loro diritti ma spesso questo diritto viene bloccato dalle lungaggini burocratiche.

Il ruolo dell’Agenzia Europea per i diritti fondamentali (FRA) è soprattutto quello di far capire le leggi a tutti e di offrire rimedi alle vittime delle violazioni del diritto alla privacy.  FRA inoltre offre il proprio supporto a svolgere ricerche sul terreno in vari paesi dell’UE (compresa l’Italia) in base all’art. 7 della Carta dei Diritti Fondamentali che garantisce il rispetto alla vita privata e familiare e all’art. 8 che garantisce il diritto alla protezione dati personali e il diritto ad accedere a tali dati e a farli correggere se necessario. Il 23 settembre 2015 l’avvocato generale della Corte dei diritti umani di Strasburgo ha stabilito che «questa sorveglianza indiscriminata è sproporzionata e rappresenta una interferenza non auspicabile nei diritti garantiti dagli art. 7 e 8».  

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