mercoledì, Settembre 29

Diritto all’acqua: un problema di sicurezza globale

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Le prospettive per il futuro sono ancora più preoccupanti. Tra 20 anni ben 3 degli 8 miliardi di abitanti del pianeta non avranno accesso all’acqua potabile, se il trend dei consumi continua come ora. Già ora mezzo miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile, e 2 miliardi non hanno acqua pulita a disposizione. Il resto del pianeta rischia di veder degradata la qualità dell’acqua che usa. È necessario quindi cambiare il trend dei consumi dell’umanità, affidando alla collettività, e non ai poteri economici e politici, la gestione dell’acqua.

L’esperienza dell’Italia -dove l’insorgere della mafia viene storicamente fatto risalire al possesso delle fonti idriche- ha dimostrato che purtroppo la proprietà pubblica dell’acqua resta ancora una chimera. Il risultato del referendum del 2011 -che aveva sancito il principio della proprietà pubblica delle fonti idriche- è stato purtroppo, almeno fino a questo momento, un nulla di fatto.

Molti Paesi continuano a battersi perché l’acqua resti un bene pubblico. Dall’Irlanda al Brasile, passando per la Tunisia, dove nella primavera di quest’anno (24-28 marzo) si è svolto a Tunisi il Forum Sociale Mondiale, un processo che ha preso il via in Brasile e che è tornato sul continente africano per esprimere solidarietà ai movimenti sociali dell’Africa.

Al Forum era presente anche il CICMA (Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua), che ha ribadito l’importanza del ‘diritto all’acqua’. La sua presenza aveva due obiettivi:
– rilanciare e accompagnare la piattaforma per il diritto all’acqua e alla terra e contro l’accaparramento di queste risorse, lanciata nel Forum africano di Dakar (ottobre 2014) e sostenuta da una piattaforma internazionale di contadini africani e non, tra cui La Via Campesina;
– dar vita a una campagna di mobilitazione dei movimenti per l’acqua e la terra a sostegno della proposta di un ‘protocollo per il diritto umano all’acqua e ai servizi igienici’.

 

Nel dibattito dell’8 settembre al Parlamento europeo che ha preceduto il voto sull’Iniziativa Europea dei Cittadini (ICE) ‘Right2Water’, in cui i cittadini hanno chiesto alla Commissione europea di avviare un processo di riforme sul diritto di proprietà dell’acqua, alcuni deputati del gruppo dei Verdi hanno definito il risultato del voto una ‘doccia fredda’ per i gruppi che curano gli interessi della destra, dato che la maggioranza degli europarlamentari si è pronunciata a favore di un’azione della Commissione europea a difendere il diritto all’acqua molto più incisiva di quanto non sia stato fatto fino a questo momento. «È stata una doccia fredda» ha detto l’eurodeputato lussemburghese Claude Turmes rivolto agli eurodeputati di centro destra, accusandoli di essere al soldo delle multinazionali dell’acqua, «perché il Parlamento europeo ha oggi ripreso la volontà espressa dai cittadini che chiedono di proteggere e garantire l’accesso all’acqua e la sua depurazione in quanto diritti fondamentali sanciti dalle Nazioni Unite».

«Un diritto fondamentale» ha proseguito Turmes, «e un servizio di interesse generale che sono stati messi in questione l’estate scorsa in Grecia, quando questo servizio è stato incluso tra quelli destinati alla privatizzazione nell’ambito del programma di salvataggio del Paese».

Ha rincarato la dose la sua collega di partito, e vicepresidente dei Verdi europei, Michèle Ravasi: «Fonte di vita, l’acqua non è una merce ma un diritto umano: spero vivamente che la Commissione europea voglia privilegiare i diritti dei cittadini e non gli interessi di alcune multinazionali».

 

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