mercoledì, Maggio 5

Diritto all’acqua: un problema di sicurezza globale

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«La lunga siccità in Siria dal 2006 al 2010 che ha danneggiato gravemente l’agricoltura, stimolando un esodo di residenti rurali in aree urbane e intensificando l’insoddisfazione per il Governo» può essere considerata una della cause dei problemi dell’esodo dalla Siria che l’Unione europea si trova ad affrontare in questi tormentati giorni di decisioni epocali per l’Europa; tra le cause, insomma, delle manifestazioni contro il regime di Bashar al-Assad sfociate nell’attuale conflitto.

Lo ha detto l’eurodeputato Nicola Caputo (Partito Democratico, gruppo S&D), nel commentare gli avvenimenti di questi ultimi giorni, e mettendo insieme l’afflusso dei rifugiati in Europa con il voto dell’8 settembre scorso con cui il Parlamento europeo ha stigmatizzato la scarsa attenzione riservata dalla Commissione europea all’unico esempio di successo di iniziativa legislativa presentata da quasi due milioni (per la precisione 1.884.790) di cittadini europei ‘Right2Water‘ (diritto all’acqua).

Per Caputo, membro della Commissione agricoltura e sviluppo regionale del Parlamento europeo, l’esodo di questi mesi indica chiaramente che «i migranti in fuga da Siria, Iraq, Afghanistan e Sudan sono persone senza risorse vitali, come l’acqua. L’acqua come diritto umano non è quindi così lontana dalle nostre città». Ma, afferma, «non bisogna credere che ‘Right2Water’ enfatizzi problemi di terre lontane che non riguardano noi direttamente. Non è così. Sono proprio i cambiamenti climatici e la scarsità di risorse, delle quali l’acqua è elemento principe, a determinare migrazioni di interi popoli, e il peggioramento della instabilità politica è determinato anche dalla nostra incapacità a gestire gli stress climatici». Una conferma, se ce ne fosse bisogno, che l’acqua è un problema globale di sicurezza nazionale nel report di ‘Stratfor, prestigiosa società di intelligence americana.

Ecco quindi legati insieme due problemi di grande attualità: la crisi migratoria in Europa che coinvolge oramai centinaia di migliaia di persone e il dibattito sull’emergenza climatica che verrà affrontato nei prossimi giorni dall’Assemblea Generale dell’Onu in vista del COP 21, la conferenza dell’Onu sul clima che si terrà a inizio dicembre a Parigi, e che per molti rappresenterà un vero ‘spartiacque’ tra un prima e un dopo nel dibattito sul cambiamento climatico.

L’iniziativa dei cittadini europei sul diritto all’acqua ha avuto quindi il merito, secondo l’on. Caputo, «di stimolare la Commissione ad avanzare una proposta legislativa per riconoscere all’acqua carattere di diritto umano, e a lavorare alla revisione della direttiva quadro sulle acque». Essa ha anche «avuto il merito di scardinare indifferenze tipiche del mondo più sviluppato, per il quale l’acqua è considerata banalmente disponibile e non una risorsa in costante diminuzione».

 

Per l’Istituto Europeo di Ricerca sulla Politica dell’Acqua (Institut Europeen pour la Recherche sur la Politique de l’Eau, IERPE), l’acqua «è un bene pubblico collettivo e un diritto comune».

Nel manifesto sull’acqua (‘ABC-Acqua bene comune’), lanciato dal suo animatore Riccardo Petrella -studioso italiano dei problemi dell’acqua e docente in varie università, che ha lavorato anche come consulente e funzionario per le istituzioni europee- si chiede tra l’altro l’abolizione del diritto di proprietà privata sull’acqua e la creazione di una autorità mondiale sull’acqua, e addirittura la creazione di un Consiglio di Sicurezza dei beni comuni dell’umanità nell’ambito del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. «Meno telefonini e più servizi igienici pubblici» ha affermato una volta Riccardo Petrella per sottolieare l’importanza di mantenere l’acqua nell’ambito dei diritti fondamentali, e avvertendo che purtroppo attualmente l’80% delle risorse idriche del pianeta viene consumato dal 20% della popolazione. Molti restano senza, andando così a ingrossare le file dei disperati che per sopravvivere cercano nell’emigrazione l’unica alternativa possibile.

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