domenica, Aprile 18

Diritto all’acqua: si della Commissione Ue field_506ffb1d3dbe2

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Bruxelles
– E’ la prima volta da quando, il 1 dicembre 2009, entrò  in vigore il Trattato di Lisbona, che una proposta di direttiva europea viene presentata dai cittadini europei e approvata dalla Commissione Ue. In questo caso, ben 1.659.543 di cittadini in 13 Paesi dell’Ue ha firmato, a partire dal 1 aprile 2012, per chiedere il diritto di accesso all’acqua potabile per tutti. Nella proposta si chiede anche alle autorità europee di attivarsi perché il diritto all’acqua potabile venga riconosciuto anche nel resto del mondo.

Secondo il trattato, se una proposta di iniziativa legislativa viene presentata da almeno un milione di cittadini europei in almeno sette Paesi dell’Ue, la Commissione deve prenderla in considerazione e, dopo averla esaminata, decidere se farla propria a tutti gli effetti. La proposta di ‘Right2Water‘ ha quindi di gran lunga superato la soglia minima prevista dal trattato.

Fino all’ultimo momento l’esito della richiesta era apparsa in dubbio. La Commissione sembrava infatti restia ad accollarsi l’onere di avviare questo iter legislativo che avrebbe impegnato non solo l’Esecutivo in corso ma anche quello successivo, che si installerà a partire dall’autunno prossimo.
E invece il ‘gran rifiutonon c’è stato.

E’ stato il vicepresidente della Commissione europea Maroš Šefčovič, responsabile per i rapporti interistituzionali, a scendere in sala stampa della Commissione europea in occasione del briefing di mezzogiorno per annunciare ai giornalisti l’ok del collegio dei commissari. «Sono felice di potervi annunciare che i miei colleghi ed io abbiamo deciso di dire sì alla prima iniziativa europea dei cittadini, Diritto all’Acqua», ha detto Šefčovič.  «Abbiamo ascoltato  le proposte che hanno spinto i cittadini a chiedere questo intervento e rispondiamo con una lunga serie di impegni per i prossimi mesi e anni».

Il coordinatore della campagna per il lancio della proposta ‘Diritto all’acqua’ per conto della Federazione Europea dei Sindacati dei Servizi Pubblici e portavoce dell’iniziativa, Pablo Sanchez, aveva avvertito nei giorni scorsi: «Se la Commissione respinge la proposta, ci sarà un grosso problema con le elezioni» del Parlamento europeo che si terranno nel maggio prossimo.

La privatizzazione dei servizi idrici è un grosso problema in molti Paesi dell’Ue.
Oltre all’Italia, che sull’argomento si è pronunciata con un referendum, ci sono anche Spagna, Grecia e Irlanda insieme a Germania e Austria dove il dibattito sull’argomento si fa sempre più acceso.  La Commissione si è trovata quindi a cercare di sbrogliare una matassa complicata di interessi e la sua prima reazione, secondo fonti di palazzo, sarebbe stata di respingere la proposta dei cittadini per evitare di lasciare una eredità scomoda al prossimo Esecutivo che si insedierà a novembre di quest’anno. Ma le attese erano troppe per questa iniziativa, la prima in assoluto ad emergere dalle pieghe del Trattato di Lisbona che aveva messo l’accento sull’importanza della democrazia diretta attraverso appunto la formulazione di proposte di legge.
Il rischio di un rifiuto avrebbe potuto mettere a repentaglio la disponibilità dei cittadini europei a votare alle elezioni dell’Europarlamento. «La Commissione europea  dovra’ dimostrare il peso che attribuisce alla voce dei cittadini», aveva detto Sanchez intervistato nei giorni scorsi. 
La posta in gioco era alta anche perché la scusa dei tempi ristretti, che circolava negli ambienti del palazzo Berlaymont, sede della Commissione, non era considerata valida da tutti coloro che su questa iniziativa avevano puntato usandola come cartina di tornasole per mettere alla prova la ‘democraticità’ dell’Esecutivo. «Sono tutte scuse», ha detto Sanchez, ricordando che l’iniziativa era stata presentata alla Commissione  nei termini previsti e che di tempo ce n’è ancora a sufficienza per terminare l’iter prima dell’insediamento del nuovo Esecutivo.
Ecco perché il vice presidente Šefčovič ha aggiunto, dopo aver annunciato alla stampa l’approvazione della proposta: «Abbiamo prestato ascolto alle preoccupazioni che hanno spinto i cittadini a lanciare questo appello all’azione e rispondiamo con un ricco elenco di impegni per i prossimi mesi ed anni». Mesi ed anni. Un impegno in grande stile quindi. Il risultato di questo primo esercizio di democrazia paneuropea guidata dai cittadini,  ha aggiunto, sarà il miglioramento della qualità dell’acqua e delle sue infrastrutture a beneficio di tutti, sia in Europa che nei paesi in via di sviluppo.

Il Commissario ha cominciato a sciorinare cifre per indicare che non si parte da zero in questa impresa. Già dal 2007, ha detto, più di 2,6 milioni di persone in nove Paesi dell’Ue hanno visto migliorare notevolmente  la qualità dell’acqua potabile a disposizione  mentre a livello globale l’Ue e i suoi membri spendono un miliardo e mezzo di euro l’anno per migliorare la qualità dell’acqua nei Paesi in sviluppo.

L’iniziativa dei cittadini appena approvata, ha proseguito, permetterà ora di identificare i settori da migliorare e a questo scopo ha annunciato il lancio di una consultazione pubblica europea sulle norme che regolano la qualità dell’acqua potabile in vari Paesi dell’Ue. «Senza dubbio ciò porterà ad una revisione della legislazione esistente» e indurrà i Paesi membri a garantire una fornitura minima di acqua potabile a tutti i cittadini.  

La Commissione si è anche impegnata a portare le richieste dei cittadini europei al livello mondiale. «Nei dibattiti internazionali», ha detto Šefčovič, «la Commissione darà  voce alle preoccupazioni espresse dai cittadini europei che chiedono l’accesso universale all’acqua potabile». 

In un delicato esercizio di equilibrio tra la legislazione europea e quella nazionale, Šefčovič ha però riconosciuto che «la decisione sul funzionamento dei servizi idrici è nelle mani delle autorità pubbliche dei paesi membri dell’Ue», ma che «in risposta alle preoccupazioni espresse dai cittadini sulla liberalizzazione dei servizi idrici, la legislazione del mercato interno non si applica quando le autorità locali forniscono direttamente questo servizio». Le scelte nazionali, regionali e locali sulla gestione dei servizi idrici verranno quindi «rispettate e tutelate».

Dalle statistiche fornite dalla Commissione europea emerge che  dal 2007 è stato migliorato il sistema di trattamento delle acque reflue per 5,7 milioni di persone in 14 Paesi dell’Ue mentre le spese per infrastrutture idriche hanno raggiunto quasi 22 miliardi di euro nell’Ue tra il 2007 e il 2013.  In base alla legislazione europea sulla qualità dell’acqua, si calcola che nel 2012 il 43% delle acque di superficie era di buon livello. Per il 2015 si prevede un aumento di altri dieci punti, al 53%.

A livello planetario, grazie agli aiuti dell’Ue, ben 70 milioni di persone hanno potuto avere accesso ad un migliorato rifornimento di acqua, grazie ad un esborso da parte europea di qusi 1,5 miliardi di euro l’anno. Nel settore umanitario per la fornitura di risorse idriche, l’Ue spende circa 200 milioni di euro l’anno.  

 

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