venerdì, Settembre 17

Diritto alla salute oltre il Ssn field_506ffb1d3dbe2

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Sanita

La salute del cittadino è uno dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana. Uno dei principi, quindi, sulla quale è stata fondata la nostra Repubblica, ma che, in un periodo di recessione che non sembra aver conosciuto precedenti nella storia repubblicana dell’Italia, viene messo in forte discussione. Il meccanismo che si è innestato con la crisi finanziaria, con una diminuzione del credito e conseguentemente della produttività, e minori consumi collegati a un abbassamento dei redditi, ha portato le persone a dover rinunciare ad acquisti importanti per la loro vita quotidiana, tra cui anche quelli per la salute personale e della propria famiglia. La situazione è stata peggiorata anche dai vincoli imposti alle istituzioni dal Patto di stabilità, che non consente loro di poter utilizzare tutte le risorse che hanno a disposizione. La conseguenza di tutto ciò si è tradotta in tagli lineari ai diversi settori, tra cui anche il welfare.

“Il trasferimento all’economia reale della crisi finanziaria” spiega Giovanni Fattore, docente del dipartimento di analisi istituzionale e management pubblico e Cergas dell’Università Bocconi di Milano e membro dell’Associazione italiane di economia sanitaria (Aies), “implica un ampliamento dei suoi effetti, estendendoli a settori lontani dal mercato per i mutui sulle case e dalle banche d’affari fallite nel 2008. La mancanza di liquidità nel sistema ha causato la riduzione contemporanea di investimenti e consumi, portando a una riduzione della produzione e dell’occupazione. A questo punto la crisi ha conseguenze sia in termini di riduzione della ricchezza sia in termini di contrazione dei redditi reali delle famiglie”.

Per dare una risposta a tutto ciò, specialmente in ambito socio-sanitario, non possiamo più affidarci solo al settore pubblico. L’attività delle associazioni di volontariato, che in questi anni sono aumentate, e quella delle assicurazioni, sono fondamentali per sopperire alla mancanza di risposte concrete da parte di un welfare sempre più ridotto, che vede l’applicazione di tagli lineari che spesso peggiorano il sistema senza apportare grandi risparmi. Per le agenzie assicurative il ramo malattia non è mai stato un settore cruciale, ma questa situazione, che negli anni sta diventando sempre più critica, ha dato loro modo di poter esplorare un altro settore di mercato. Basti pensare a quanti italiani, schiacciati dalla crisi e dalle incertezze economiche legate alle tasse, rinunciano a cure odontoiatriche, visite specialistiche, prevenzione e supporti medici troppo costosi. Non si tratta solo di esigenze private, ma anche di contratti collettivi nazionali e aziendali che chiedono sempre più spesso piani integrativi sanitari.

Come si stanno muovendo in questo scenario le compagnie assicurative italiane? La domanda è stata rivolta ad alcuni leader del settore. Silvana Surlas, head of healt di Rga, racconta che “Rga è un riassicuratore specializzato a livello globale nel ramo vita. Nel 2011 in Italia siamo entrati nel ramo malattia, con un team dedicato di tre persone. Supportiamo i clienti in ogni fase dello sviluppo di prodotto malattia, dal calcolo della tariffa alle regole di sottoscrizione, dalle condizioni generali di assicurazione e valutazione delle società di servizi al monitoraggio del portafoglio. L’ingresso in questo nuovo settore è stato in parte determinato dal fatto che il mercato italiano è rappresentato da un esiguo numero di assicuratori e riassicuratori specializzati nel ramo malattia. Inoltre in Italia, si è sviluppato un ampio dibattito sulla sostenibilità dei costi del Ssn. E la conseguente ristrutturazione dell’offerta di servizi sanitari assume, quindi, un ruolo cruciale. Sicuramente le polizze collettive di rimborso spese hanno un ruolo predominante nella nostra attività, ma notiamo anche un incremento nella richiesta di sviluppo di prodotti individuali. L’andamento di queste coperture è nettamente migliore di quello delle collettive”.

“L’Italia è un Paese sottoassicurato” spiega Alessandro Priano, responsabile tecnica danni privati di Axa Assicurazioni “ma c’è un settore nel quale ci sono molte speranze di ridurre il gap con gli altri mercati europei e questo settore è quello della malattia. Come compagnia generalista crediamo che ci sia spazio per le soluzioni individuali, anche se sicuramente i contratti collettivi di lavoro, i piani integrativi delle grandi aziende riusciranno a coprire molte delle esigenze di integrazione del Servizio sanitario nazionale, ma non tutte. Si tratta, però, di un comparto che richiede specializzazione, competenza e cura del dettaglio. Le nostre polizze sanitarie più complete sono vendute dalle agenzie che sono in grado di gestire una relazione molto personale con il cliente e, soprattutto, in un ambito molto delicato e sensibile come quello della salute”.

Reale Mutua, invece, propone un progetto assicurativo per tutta la famiglia. “Il progetto Family Welfare” spiega Roberto Dominello, responsabile pianificazione sviluppo e offerta, direzione tutela della persona e risparmio di Reale Mutua “ha come obiettivo la messa a punto di un’offerta integrata intorno ai bisogni della persona (infortuni, malattie, protezione, ma anche previdenza complementare e risparmio finalizzato) con caratteristiche di innovazione, modularità e scalabilità nel tempo. La nuova proposta metterà insieme i contenuti assicurativi con l’offerta bancaria e di servizi di Banca Reale e Blue Assistance. Il progetto si compone di due ambiti: uno riguarda l’offerta e l’altro la distribuzione. Per il primo vorremmo cambiare la prospettiva: non vendere più il singolo prodotto per esigenze specifiche, ma partire dal ciclo di vita del cliente e della famiglia, che vuole essere il nostro nuovo target. Ciò significa individuare alcuni momenti di discontinuità nella vita delle persone – matrimonio, nascita dei figli, pensione – che determinano un ‘fabbisogno welfare’ da quantificare e da soddisfare attraverso un bouquet di soluzioni in linea con il proprio progetto di vita”.

La risposta data dalle compagnie assicurative nell’ambito della salute è sicuramente importante, ma non basta per garantire ai cittadini la copertura di tutte le spese mediche. Il docente di economia sanitaria, Giovanni Fattore, suggerisce quindi alcune linee di intervento destinate a coloro che sono chiamati a prendere decisioni per il Sistema sanitario nazionale. “Innanzitutto” spiega Fattore “occorre un monitoraggio della situazione sociale e epidemiologica. Regioni e Asl possono attivare flussi informativi in grado di leggere in tempi rapidi l’andamento dei fenomeni su cui la crisi può esercitare effetti rilevanti. Una prima area di attenzione è il monitoraggio della salute e della domanda dei servizi di tutela della salute mentale, ma anche il monitoraggio di altri disturbi e di patologie strettamente legate alla povertà, come l’alimentazione o le condizioni abitative precarie, è necessario in una fase di recessione economica. Occorre, poi, potenziare i servizi ‘sensibili’ e garantire quanto più possibile l’accesso a servizi non coperti dal Ssn. Il privato a pagamento, infatti, non riguarda solo prestazioni secondarie, ma investe anche servizi essenziali per una parte della popolazione, anche non benestante e con forti variazioni da regione a regione, che trova nei servizi privati l’unica modalità di risposta di qualità in tempi ragionevoli”.

Altri aspetti importanti per garantire il diritto universale alla salute, secondo Fattore, riguardano “il sostegno ai programmi di sviluppo, perché la crisi può rappresentare un’opportunità per interventi in grado di migliorare i livelli di efficienza, ma anche sostenere il settore del non profit, che permette di raggiungere persone che altrimenti, per ragioni varie, rimarrebbero fuori dai circuiti istituzionalizzati di assistenza. Infine, occorre un maggiore impegno nazionale e regionale per la cooperazione internazionale”.

Un affiancamento tra settore pubblico e settore privato che sembra essere fondamentale in un momento in cui le istituzioni da sole non possono farcela. In questo contesto il contributo dato dalle compagnie assicurative, che hanno saputo cogliere nel settore malattia una risorsa importante per la loro attività, è fondamentale. “Riteniamo” spiega Marco Vecchietti, consigliere di amministrazione di Rbm Salute e direttore generale di Previmedical “che ci sia bisogno di soluzioni nuove in grado di guidare definitivamente la transizione dal Ssn a un sistema articolato su due pilastri: uno pubblico, l’altro complementare. I fondi sanitari contrattuali sono rimasti a un’impostazione iniziale, di ‘primo impianto’, con un’integrazione sanitaria ridotta al minimo anche per gli stringenti vincoli di bilancio finora presenti in questo campo nei diversi contratti collettivi. Il nostro obiettivo è di innalzare la qualità delle coperture mettendo a punto soluzioni che possano rivelarsi di effettivo complemento al Ssn. Anche attraverso una valorizzazione dell’elemento territoriale, che caratterizza attualmente i livelli di assistenza del pilastro pubblico”.

L’integrazione operativa tra settore pubblico e privato nel campo della salute, però, deve essere valutata singolarmente nei diversi territori, dal momento che la sanità è regolata dalle Regioni e che ogni territorio italiano ha le sue peculiarità, che devono essere tenute in considerazione per dare una risposta efficiente ai cittadini.

 

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