sabato, 28 Gennaio
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Diritti LGBT in Iran

«In Iran, non ci sono omosessuali come nel vostro Paese. In Iran, questo fenomeno non esiste. Non so chi possa avervi detto il contrario». Disse l’ex Presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, alla Columbia University (New York) nel 2007. La platea era tra lo sgomento e il divertito. L’affermazione di Ahmadinejad fu accolta da risate incerte e, quando fu chiaro a tutti che la sua non era una battuta di spirito, da un sonoro coro di ‘buh’. Nella sua carriera, Ahmadinejad ha collezionato numerose esternazioni infelici. Questa, in particolare, dà la misura di quanto delicata sia la questione LGBT nella Repubblica Islamica.

Dal punto di vista legale, la condotta omosessuale è criminalizzata. Nel Codice Penale iraniano (revisionato nel 2013), sono contenuti una serie di articoli che stabiliscono le pene per rapporti omosessuali consensuali. Per le donne, la pena prevista è di 100 frustate. Se il reato è reiterato, la quarta volta può essere comminata la pena di morte. Per gli uomini, si distingue in base a religione, stato civile e ruolo (attivo/passivo) durante il rapporto.  Il partner attivo è passibile di 100 frustate, a patto che sia musulmano e celibe. Al partner passivo può essere comminata la pena di morte. Non-musulmani e uomini sposati sono soggetti alla pena di morte, qualunque sia stato il loro ruolo.

Il Codice di Procedura Penale fornisce, in teoria, una serie di tutele. Per esempio, la presunzione d’innocenza, la protezione della privacy, il diritto di essere assistito da un avvocato, il diritto di rimanere in silenzio e l’invalidità delle confessioni ottenute con mezzi coercitivi. Nei fatti, tuttavia, questi principi vengono spesso trascurati.

L’accusa di ‘sodomia’ può essere provata in due modi: la confessione dell’imputato o la testimonianza di quattro testimoni che dichiarano di aver assistito all’atto. Nel primo caso, la confessione resa sotto tortura o pressioni di tipo fisico o psicologico non dovrebbe, secondo il diritto, essere accolta. Nel secondo caso, è evidente che una testimonianza simultanea di questo tipo per un rapporto intimo sia quanto meno remota. Resta al giudice un margine di discrezionalità che gli consente di trarre le sue conclusioni in base a prove circostanziali.

Oltre alle procedure e tutele previste dal proprio ordinamento nazionale, l’Iran aderisce anche a convenzioni internazionali che dovrebbero garantire a tutti diritti fondamentali come la libertà di espressione, quella di stampa, quella di associazione, il diritto alla privacy ecc.

L’Iran ha ratificato sia il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali che il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Le commissioni incaricate di controllare l’aderenza dei Paesi firmatari alle convenzioni, hanno spesso richiamato l’Iran, invitandolo e decriminalizzare la condotta omosessuale. Senza successo, evidentemente.

Statistiche riguardo le esecuzioni di uomini e donne condannati per aver avuto rapporti omosessuali non sono disponibili, né sarebbero esaustivi, dato che spesso la pena viene comminata per altri reati.

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