lunedì, Ottobre 25

Direzione Pd, direzione Renzi Direzione Pd

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Oggi le attenzioni mediatiche, ma non certo quelle dei cittadini, erano tutte rivolte alla riunione della Direzione Pd prevista nel pomeriggio al Nazareno, e trasmessa in diretta streaming. Sul tavolo del confronto-scontro tra maggioranza renziana e minoranza bersaniana è stata servita un’unica pietanza: la riforma del Senato fissata nel ddl Boschi. Da giorni, ormai, si parlava di profumo di intesa e di accordo vicino tra le due cordate piddine ma, durante la mattinata, il punto di mediazione sull’elettività dei nuovi senatori ancora non si trovava. Era stato il vicesegretario Dem Lorenzo Guerini a sbattere la porta confermando che «l’elezione diretta dei senatori non sarà inserita nella Costituzione». Poi, la facile previsione di Pippo Civati: «Secondo me vince Renzi anche stasera». E, infatti, quella che dalle opposizioni è stata definita una resa dei conti interna al Pd si è risolta, invece, nel solito monologo renziano che ha spaziato dalla Scuola al rapporto tra Ue e democrazia, passando per le meraviglie economiche e le epocali Riforme merito del governo, per il problema immigrazione e giungendo, infine, all’aut aut sulla cancellazione del Senato elettivo e alla ‘minaccia’ di «convocare una riunione di Camera e Senato» se Pietro Grasso aprirà alla modifica dell’articolo 2 del ddl Boschi.

A destra, invece, Matteo Salvini ‘se ne fotte’ (parole sue) delle riforme costituzionali e apre all’ipotesi di una lista unica Lega-Forza Italia. L’Altro Matteo lancia anche la candidatura del giornalista Paolo Del Debbio a sindaco di Milano. Ed è sempre il leader leghista, parlando di immigrazione, a svelare il doppio gioco dell’Europa denunciando una «invasione di massa pianificata per avere manodopera a tre euro all’ora».

No Tav: la procura di Torino chiede otto mesi di reclusione per Erri De Luca accusato di istigazione a delinquere. Lo scrittore risponde sarcastico dichiarandosi «stupito dell’entità tanto esigua della richiesta». Elezioni in Grecia: i politici italiani commentano la vittoria di Alexis Tsipras cercando, come sempre, di portare acqua al proprio mulino. Il segretario della Fiom Emilia-Romagna, Bruno Papignani, rompe il tabù: «Un Governo targato M5S? Sempre meglio che in mano al Pd».

Direzione Pd a senso unico e definita «inutile» dall’oppositore Felice Casson che, infatti, diserta la passerella mediatica sulle riforme preparata per il presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi. Stessa tattica usata da Pier Luigi Bersani che preferisce l’atmosfera più casereccia della Festa del Pd modenese. Il premier, da parte sua, si esibisce nella solita, instancabile, fabbricazione del consenso. Protagonista di giornata, oltre a Lui, la riforma del Senato che dovrà diventare un «Senato delle autonomie» in cui non potrà «sussistere l’elezione diretta» dei senatori perché «negata dalla doppia lettura conforme». Matteo, dunque, finge di aprire dichiarandosi disposto a discutere sulla sua composizione, ma rifiuta al contempo i «diktat della minoranza». Il messaggio dei Renzi boys (and girls) era comunque già arrivato forte e chiaro fin dal mattino per bocca del vicesegretario Vincenzo Guerini che, intervistato da ‘Repubblica’, aveva fissato dei paletti invalicabili sull’elezione diretta dei senatori che non va inserita in Costituzione perché «vorrebbe dire stravolgere la riforma che il Pd ha sempre immaginato, il Senato non sarebbe più la Camera delle autonomie». Guerini, inoltre, si era detto disposto a «trattare sul resto», cioè sul nulla. E anche il capogruppo a Palazzo Madama, Luigi Zanda, si era espresso, questa volta sul ‘Corriere della Sera’, in favore della «designazione» dei senatori da parte dei cittadini, piuttosto che della «elezione diretta». Non proprio un esempio di democrazia partecipata.

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