lunedì, Novembre 29

Diplomazie dello spazio, spazio di digitalizzazione Non solo riflettori puntati sul capitale umano, ma anche un bisogno di installare nuovi dispositivi più leggeri e più affidabili sui mezzi in grado di ripetere e veicolare i segnali necessari alla comunicazione e alla protezione del mondo intero

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Nell’ambito della XII edizione del Festival della diplomazia svoltosi nel mese di ottobre a Roma si è appena conclusa la tavola rotonda ‘Digital transformation: lo spazio è prioritario?’.

Una platea di livello molto alto, moderata da Ezio Bussoletti: Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio Informazioni del Parlamento Europeo in Italia, Massimo Comparini, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia, Giovanni Sembenini, NATO Science and Technology Organization, Stefano Gualandris, consigliere del Ministro Giancarlo Giorgetti, il gen. Luca Capasso, capo Ufficio Spazio dello Stato Maggiore della Difesa e Mirko Degli Esposti, Prorettore vicario dell’Università di Bologna.

Del resto il tema è profondo. Lo sviluppo delle nuove tecnologie ha imposto una trasformazione dei modelli di business e oggi il modo di procedere rappresenta un passaggio obbligato per tutte quelle aziende che vogliono restare competitive sul mercato.

Dunque, un cambiamento di leadership con nuovi modelli di business ed un maggiore utilizzo della tecnologia per migliorare l’esperienza dei dipendenti, dei partner e di tutte le componenti dell’organizzazione. È facile domandarsi quali sono i punti di convergenza con le attività spaziali. E siamo consapevoli che le corrispondenze sono molteplici: Comparini ha sottolineato quanto la velocizzazione dei processi abbia facilitato la realizzazione di processi molto complessi. Tipici, aggiungiamo noi, di qualunque aspetto che leghi la ricerca spaziale e la concretizzazione di ogni suo elemento progettuale e manifatturiero.

Ne è convinto Gualandris che nella sua posizione di membro esperto di quello che da più parti si sussurra possa essere il futuro premier nazionale, sostiene che bisogna aiutare le imprese a fare ricerca industriale. E, aggiungeremmo noi, ma siamo sicuri che il consigliere di Giorgetti sia d’accordo, sarà sempre più opportuno che il governo faccia il possibile per costruire una politica industriale solida e congruente con le risorse e le capacità del Paese che rappresenta. L’asserzione non è scontata. Le continue schermaglie a cui assistiamo all’interno della maggioranza che sostiene l’esecutivo ci fanno più spesso pensare che nel Consiglio dei Ministri spesso le proprie pensate prevalgano sulle ragion di stato.

Non servono esempi perché ne siamo tutti consapevoli. E che lo spazio abbia un peso strategico per la nazione dovrebbe essere fuori discussione.

“Che smacco per noi italiani aver perso l’occasione di essere alla guida dell’Agenzia spaziale europea”, disse qualche mese fa Bussoletti in merito alla mancata opportunità di un candidato italiano di diventare direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea. Il fatto che in questi giorni sia stata nominata l’italiana Simonetta Cheli a capo di Esrin, il più importante direttorato di Esa, potrebbe essere stata una restituzione all’Italia, oltre che un riconoscimento ad una professionista di valore ma questo non cancella la incapacità a cui abbiamo assistito da parte del sottosegretario che nel passato governo avrebbe dovuto tutelare gli interessi dello stato che rappresentava, piuttosto che lasciare la valutazione allo sbaraglio degli stati membri più influenti e… arroganti.

Sulla digitalizzazione e il suo impianto di trasformazione si è espresso positivamente anche il gen. Capasso. Perché la Difesa ha sempre avuto le necessità di utilizzare le avanguardie per proteggere i territori di appartenenza e assolvere con efficienza ai prori compiti. E, tuttavia, niente deve apparire scontato secondo Sembenini dal suo osservatorio dell’Alleanza Atlantica. Basti vedere come alcune zone del mondo -e nemmeno le più dimenticate- sono ancora sguarnite dai segnali di ricezione, rimarcando la necessità di accelerare tutti i processi di trasformazione.

Dunque, non solo riflettori puntati sul capitale umano, ma anche un bisogno di installare nuovi dispositivi più leggeri e più affidabili sui mezzi in grado di ripetere e veicolare i segnali necessari alla comunicazione e alla protezione del mondo intero.

Quale sia il punto di partenza del processo di digitalizzazione è sicuramente incidere su un cambiamento della visione strategica all’interno dell’azienda e avviare un cambio di visione che dovrebbe partire dall’alto. Da persone competenti però. Non da trombati della politica messi a dirigere aziende e istituzioni per non saper che altro fargli fare.

Ha concluso Degli Esposti, portando solidamente una voce della ricerca accademica, con un modello di scale spaziali da poter utilizzare per l’approfondimento in vitro di alcuni processi che si svolgeranno nello spazio principalmente a tutela del territorio. Un argomento complesso che merita molti approfondimenti e che testimonia come l’Italia sia molto avanti nelle formulazioni scientifiche e tecnologiche. Quello che serve è semplicemente la loro valorizzazione. Pagando i ricercatori, finanziando il loro impregno: gli unici strumenti concreti per non farli fuggire dal Paese che noi tutti amiamo.

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