venerdì, Settembre 17

‘Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca’. La nuova Costituzione field_506ffbaa4a8d4

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La questione dell’attribuzione a chi non c’è più di giudizi ed opinioni sul loro ‘dopo’ e sull’universo mondo è radicata ed attualissima questione. Su questo sono fondate quasi tutte le religioni, con la pretesa di interpretare la corretta proiezione delle idee del fondatore, e vale anche per tante altre appartenenze antiche, vecchie, nuove e nuovissime. Ora ha ripreso fortissimo vigore con le indicazioni dei ‘Padri della patria’ defunti per il Referendum istituzionale e costituzionale cui saremo chiamati, presumibilmente ad ottobre, sulla legge di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Efficace spunto è dato da quanto scrive Pierluigi Battista sul ‘Corriere della Sera’ del 26 maggio 2016, con ‘Ma Togliatti, alla fine, vota Sì oppure No? Da Dossetti a Berlinguer e Ingrao, l’incredibile uso del passato nella sfida referendaria’. L’analisi di come per dare profondità alle proprie posizioni sul voto d’autunno si provi a piegare il passato al presente ha conseguenze da ridere, non facessero anche, contemporaneamente, piangere.

«Ci manca solo il riferimento alle guerre puniche» esordisce Battista. Continuando. «Si polemizza sui partigiani, veri, falsi, sedicenti e autentici per dare una parvenza di profondità secolare alle discussioni sul referendum costituzionale (…). Enrico Berlinguer avrebbe votato sì (…). Pietro Ingrao avrebbe votato sì (…). Si scomoda anche il ricordo di Umberto Terracini, grande costituente e grande eretico, di cui si riesumano le frasi che potrebbero alludere a un profetico sì. Anche Nilde Iotti viene arruolata nel fronte favorevole. E Palmiro Togliatti? Non manca Palmiro Togliatti e infatti Beppe Vacca, sostenitore appassionato del sì nonché studioso insigne del verbo gramsciano e togliattiano, non si esime dal menzionare il togliattiano Memoriale di Yalta come antefatto culturale e storiografico della riforma costituzionale di stampo renziano». Dinnanzi al Memoriale di Yalta del creativo Vacca non possiamo che fermarci omaggiando quelli più bravi di noi. Proseguiamo allora cambiando terreno di gioco, ché su questo non saremmo proprio in grado di competere. Se lo stesso Battista nota «La Prima guerra mondiale, per il momento, resta fuori dalla polemica. Ma chissà» noi ci portiamo più indietro, ben più indietro, riferendo doverosamente all’oggi antichi pronunciamenti.

E così non v’è chi non veda come «Il dado è tratto» scandito da Giulio Cesare passando il Rubicone fosse anticipatamente diretto ad avallare il comportamento dell’allora Segretario del Partito Democratico, Renzi. Con ‘allora’ intendendo il 2014 come ruolo renziano, ma indubbiamente il 10 gennaio del 49 avanti cristo per quanto riguarda l’antivedere cesariano e cesarista, che indicava la necessità storica di sottrarre la Presidenza del Consiglio all’’illegittimo’ titolare Enrico Letta. Poi è toccato a Dante che aveva ben individuato, convenzionalmente tra marzo e aprile 1300, come si fosse «per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita» immersi nei gironi infernali del nostro oggi, da cui solo può riportarci infine «a riveder le stelle» lui, Matteo «l’amor che move il sole e l’altre stelle». E poi innumerevoli avalli e testimonianze da Leonardo da Vinci a George Washington, dagli enciclopedisti a Voltaire. E certo strizzando l’occhio al virgulto fiorentino Napoleone Bonaparte si pose da solo in testa la corona durante l’incoronazione milanese a Re d’Italia del 26 maggio 1805, giusto giusto duecentoundici anni fa. Pronunciando il «Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca» che forse era già pure suggerimento agli alteri comportamenti di Maria Elena, quando incede convinta di averla inventata lei. La Costituzione, naturalmente.

Quanto alla sua Riforma, e conseguente Referendum, godendo di tanti e tanto autorevoli, storici sostenitori della loro legittimità e necessità, mica si vorrà essere così meschini da pretendere anche di entrare nel merito.

 

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