mercoledì, Ottobre 27

Dio lo vuole. Forse

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Siccome il diretto interessato non replica, non lo ha mai fatto tranne rare e comunque incerte eccezioni, i due simpatici guasconi Mario Adinolfi e Gianfranco Amato di professione piùomeno giornalista e piùomeno avvocato, dichiarandosi direttamente ispirati da lui, anzi da Lui, hanno creato un nuovo partitomovimento di cui si avvertiva l’indilazionabile bisogno: ‘Il Popolo della famiglia’. Traendo spunto e spinta dai neo ‘Family Day’ 2015 e 2016 e non insensibili al grido di dolore che da tanta parte d’Italia si leva verso di loro, il dinamico duo ha velocemente varato la nuova forza politica facendo irritare la gran parte dei compagni di strada, ma con una incontestabile, granitica convinzione: «L’unica certezza è che non si tratta di un nostro progetto ma di un progetto di Dio e quindi i tempi, i modi, non appartengono a noi ma a Lui. Noi siamo solo strumenti di un piano ben più grande. Cominciamo quest’avventura mettendola nelle mani del Signore, con la piena consapevolezza di essere servi inutili, confidiamo nel Suo aiuto e nella protezione della Vergine Maria. Ci prendono in giro ma non importa, il nostro Maestro ci ha insegnato ad andare avanti con la serenità di chi ha dentro la fede e la certezza del Bene».

Bene (nel senso di interiezione), cosa vuoi dire a chi parte da un fondamento sia indimostrabile che non smentibile, visto che il soggetto in questione (Dio, per l’appunto) come al solito e come è peraltro ben noto non pare avere intenzione né di dissociarsi né di avallare. I neocrociati hanno l’obiettivo di presentarsi alle prossime elezioni amministrative in almeno 300 Comuni a partire da Roma, per «offrire un’alternativa al pensiero unico in una lotta difficilissima che ha bisogno di caratteri coriacei e visibili. Un contenitore capace di raccogliere i consensi degli italiani, dando risposta alle motivazioni che hanno portato alle straordinarie mobilitazioni di chi, attraverso una spinta completamente dal basso, vuole difendere la famiglia». E definendoli ‘neocrociati’ riprendiamo semplicemente e testualmente le loro affermazioni, visto che ribadiscono: «Vogliamo iniziare così, ‘nel nome di Dio’ questa avventura di popolo». Dichiarando esplicitamente di volersi rifare alla ‘Crociata dei pezzenti’ intrapresa da Pietro l’Eremita nel maggio 1096, il cui motto rilanciato pari pari oggi era per l’appunto «Deus le volt!», «Dio lo vuole».

Pure quel Pietro affermava di essere stato mandato direttamente da Gesù Cristo, anche se l’avventurosa operazione finì comunque maluccio, con il massacro della quasi totalità dei partecipanti e di molti di quelli che precedentemente e sventuratamente li avevano incontrati sul proprio cammino. Altri cristiani compresi. Gli odierni epigoni sono pronti a partire, consapevoli e baldanzosi al contempo: «La nostra è un’impresa difficile, complicatissima, ma questa è la cosa giusta, e quando fai la cosa giusta il resto viene da sé, se deve venire, altrimenti Dio ci incenerisca». Gli allegri compari fanno ‘modestamente’ proprio l’appello di don Luigi Sturzo che chiamava a raccolta «gli uomini liberi e forti che vogliono cooperare ai fini superiori della Patria», ed a chi ha perso fiducia nella politica dicono di «comprendere la delusione, perché dei politici non ci si può quasi mai fidare». Sottotesto ovvio: con la nostra eccezione. Come quasi sempre avviene, la presunzione della ‘diversità’ è la prima molla di simili insane avventure.

Dio’ e ‘il popolo’, così come ‘la famiglia’ ed altri analoghi soggetti, hanno in comune soprattutto il fatto di essere realtà tanto ‘impersonali’ che chiunque può parlare a loro nome, come è sempre successo e sempre più sta succedendo con inquietante accelerazione ed in genere tragiche conseguenze, di modo che tanti nullafacenti possono agevolmente ricorrere a questo espediente. Di popolo e famiglia non si ha certezza, però stai a vedere che a forza di essere chiamato indebitamente in ballo, nel suo piccolo o grande che sia magari anche Dio prima o poi s’incazza…

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