sabato, Settembre 25

Dio e Auschwitz: la strana vita di Martin Adolf Bormann Una vita incredibile, fatta di continui colpi di scena e cambiamenti, quasi che il destino si fosse divertito a condirla con ingredienti forti

0

Le colpe dei padri non ricadono (quasi mai) sui figli, questa è la prima cosa che verrebbe da dire o, almeno, lo direbbe una persona illuminata e anche solo moderatamente progressista, ma l’inconscio collettivo è una gran brutta bestia, un pozzo senza fondo che contiene tutte le nequizie del mondo e che non aspetta altro che riemergere, appena le condizioni glielo consentano, con deflagrante forza esplosiva.

E così è stato per Martin Adolf Bormann (1930 -2013), natoGrünwal una tipica e graziosa città persa nelle lande della Baviera, con i davanzali pieni di gerani e le fraulein sorridenti.

Non era uno qualsiasi MAB. Suo padre, Martin Bormann (1900 – 1945), è stato l’ultimo segretario del partito nazista e anche il segretario personale di Adolf Hitler. MB junior fino all’età di 15 anni ha fatto parte con grande convinzione ed emblematica dedizione della Hitler-Jugend, la gioventù hitleriana che aveva il compito di educare ideologicamente i giovani nazisti.

Allora è un convinto sostenitore del Führer, pensa che la Germania debba avere un ruolo guida nel mondo e che le teorie razziali siano l’unica chiave di interpretazione della realtà.

Di quel periodo quel ragazzo che in una famosa fotografia è ritratto biondo con gli occhi azzurri e che incarnava l’idealtipo razziale nazista ha pochi e sbiaditi ricordi, ma uno lo ha raccontato ad un giornalista e ancora fa orripilare: la moglie di Himmler, il capo delle SS, un giorno gli mostrò orgogliosa una sedia fatta di ossa umane.

Il piccolo Bormann viveva in un mondo di privilegi, una bolla che le isolava dal mondo e dalla guerra, ma la sconfitta della Germania nella Seconda Guerra mondiale cambiò tutto. Il padre Martin molto probabilmente si suicidò quando i sovietici entrarono a Berlino e Martin j si ritrovò così solo con la madre Gerda (1909 – 1946) nella condizione di profughi, peraltro isolati tra loro. Il rapporto con il padre è complesso, postumo, vissuto quindi in una dimensione quasi onirica o quantomeno surreale. Verso di lui non ci sono giudizi, ma solo un rimando alla comprensione e alla giustizia divina.

Nel frattempo il giovane Martin era riuscito a sfuggire alla cattura dopo la chiusura della accademia nazista che aveva frequentato a Matrei am Brenner (Baviera) dal 1940 al 1945.

Capitolata la Germania tentò di raggiungere Selva di val Gardena, in Alto Adige, dove si trovava la madre, in una regione ancora occupata dai tedeschi impegnati in una disperata resistenza, ma non vi riuscì perché gli alleati controllavano tutte le strade verso sud che in quei giorni erano molto trafficati per il flusso continuodi nazisti in fuga grazie anche all’organizzazione conosciuta come ODESSA (Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen, Organizzazione degli ex membri delle SS).

Allora il governatore regionale del partito a Salisburgo in Austria gli fornì dei documenti falsi con cui fu ospitato da un contadino cattolico, che aveva una fattoria in cui si producevano formaggi e prodotti caseari.

Caduta la Germania i gerarchi nazisti e i loro familiari furono sottoposti a stringenti interrogatori e così fu per la madre Gerda, imprigionata a Merano, in Alto Adige, per i tedeschi, Sud Tirolo.

Il giovane Bormann era isolato. I collegamenti erano impossibile ed era molto difficile avere notizie. Tanto che venne a sapere della morte della madre da un giornale locale ed a questo punto rese nota la sua vera identità al contadino che lo ospitava che lo disse a sua volta al parroco che informò il rettore della chiesa cattolica Maria Kirchtal.

La notizia si sparse e poco dopo Martin Adolf Bormann fu arrestato dai servizi segreti Usa mentre serviva messa come chierichetto in una Chiesa e imprigionato nelle vicinanze, presso un’altra fattoria requisita.

Bormann jr subì un interrogatorio e tornò dopo alcuni giorni alla sua parrocchia. Fu allora che decise di convertirsi al cattolicesimo–era di religione luterana- unendosi ai missionari del Sacro Cuore a Ingolstadt, una città della Baviera, poggiata sulle rive del Danubio. Nel 1941 Martin Bormann scrive in una lettera alla Gestapo che “l’influenza della Chiesa deve essere completamente eliminata” e che i “valori cristiani sono antitetici a quelli nazisti”. Bormann padre –condannato a morte in contumacia al processo di Norimberga– quindi si distingue tra i gerarchi nazisti per una particolar avversione per la religione cattolica che forse ha indotto il figlio ad abbracciarla nella sua pienezza anche pastorale.

La conversione riguardò tutti i nove fratelli (tranne una sorella) della famiglia Bormann. Gli anni seguenti li passò nello studio, soprattutto della teologia. Furono anni di meditazione e ripensamento nei quali il giovane maturò l’idea di farsi prete.

Nel 1958 fu ordinato e nel 1961 partì per il Congo che si era appena reso indipendente dalla dominazione belga. Una terra difficile, povera e sottomessa in cui mancava tutto, dai viveri ai medicinali ed in cui la Chiesa cercava di portare almeno il minimo indispensabile.

Alcuni suoi scritti descrivono le difficili condizioni di vita che lui comunque accetta con dedizione e quasi spirito di espiazione per i crimini nazisti. Lo ritroviamo adulto con la barba lunga e in veste talare, tra gli ultimi del mondo, lo sguardo spesso abbassato, quasi contrito.

Rimarrà in Congo fino al 1967. Lì conosce una suora, Cordula, che lo cura da un gravissimo incidente. I due avranno la dispensa papale dai voti e si sposeranno nel 1971. Successivamente Bormann jr è diventato un professore di teologia insegnando in istituti cattoliciantica passione che aveva approfondito ai tempi Ingolstadt e si è ritirato dall’insegnamento nel 1992.

Da pensionato, matura in lui la piena e definitiva consapevolezza dei crimini commessi dal nazismo e del ruolo del padre, di fatto il numero 2 del regime.

Si è dedicato, in Austria e Germania, ad una intensa attività di denuncia di tali crimini che lo porterà nel 1993 anche in Israele in un seminario segreto –dal grande valore emotivo e simbolico- di incontro tra i figli di alti gerarchi nazisti e figli di deportati ebreiParlarono di Auschwitz e dei campi di concentramento, cercarono di affrontare per la prima volta quanto era accaduto.

Nel 2011 viene accusato di pedofilia da tre suoi ex allievi, ma non vi sarà nessun processo, anche per le sue condizioni neurologiche e l’ovvio sospetto che i denuncianti volessero attaccare una persona comunque nota. Muore nel 2013 ad Herdecke (Renania settentrionale) affetto da demenza.

La sua fu una storia particolare, fatta di continui colpi di scena in cui ‘il caso e la necessità’ si inseguono e sembrano giocare a rimpiattino. Bormann jr fino a 15 anni è un convinto nazista, nonostante la giovane età, ma poi la fede cattolica gli fa cambiare idea e anche la sua vita cambia. Diventa sacerdote e poi missionario in Congo, in una realtà particolarmente difficile anche nel contesto –già complesso- africano. Poi l’incidente e la decisione di sposare la bella suora che lo aveva assistito: uno scandalo nello scandalo che però non allontana nessuno dei due dalla fede in Dio. Ed infine l’accusa di pedofilia che però non trova riscontro giudiziario.

Insomma la sua vita è già pronta come soggetto per un film e non è detto che non si facciaUna vita incredibile, fatta di continui colpi di scena e cambiamenti, quasi che il destino si fosse divertito a condirla con ingredienti forti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giornalista professionista e scrittore. Laureato in Fisica. E’ stato anche deputato della Repubblica.

End Comment -->