mercoledì, Settembre 22

Dinosauri e vitellini

0

Armando Cossutta è morto a Roma lunedì 14 dicembre 2015. Aveva 89 anni. Era stato partigiano delle Brigate Garibaldi e militante del Partito comunista italiano, divenendone uno dei dirigenti di maggior rilievo. Malato da tempo, era ricoverato all’ospedale San Camillo. Nell’agosto di quest’anno aveva perso la moglie Emilia, alla quale era legato da oltre 70 anni. L’esponente comunista era stato ininterrottamente in Parlamento, alternando Senato e Camera, dal 1972 al 2008. Trentasei anni. A Botteghe Oscure rappresentava l’ala più filosovietica trovandosi spesso in contrasto con Enrico Berlinguer e le sue aperture al cosiddetto ‘modello occidentale’: tra i principali motivi di opposizione la dichiarazione di Berlinguer sull’«esaurimento della spinta propulsiva» della Rivoluzione d’ottobre.

 

Nel 1989 cadde il muro di Berlino, l’anno successivo Achille Occhetto impresse al partito la svolta che portò alla nascita del Partito democratico della sinistra (poi Democratici di sinistra). Sostenitore della mozione contraria al superamento dell’ideologia comunista, Cossutta non accettò mai il risultato della consultazione tra gli iscritti che sancì l’evoluzione del Pci nel Pds e la sostituzione del simbolo ‘Falce e martello’ con la quercia. Così nel 1991, assieme ad altri fuoriusciti, tra cui Sergio Garavini, Lucio Libertini ed Ersilia Salvato, fondò il Partito della rifondazione comunista. Nel 1998, però, ruppe anche con Fausto Bertinotti, l’ex sindacalista della Fiom divenuto Segretario del Prc, contestando il ritiro della fiducia al Governo di Romano Prodi. Per continuare a sostenere l’esecutivo diede vita, con Oliviero Diliberto e Marco Rizzo, ai Comunisti Italiani, costituendo immediatamente un gruppo parlamentare autonomo: la mossa non fu però sufficiente a salvare il primo Governo a guida ulivista, che cadde per un solo voto di scarto. Il Pdci entrò poi nel nuovo esecutivo di centrosinistra guidato da Massimo D’Alema.

 

Nel 2004 pubblica per Rizzoli il libro autobiografico ‘Una storia comunista‘. Rimane Presidente dei Comunisti italiani per diversi anni, poi nel 2006 si dimette dalla carica per contrasti con Diliberto che del Pdci era nel frattempo divenuto Segretario. Nel 2008 dichiara di avere votato per il Partito Democratico di Walter Veltroni: «E l’ho fatto da comunista». Nello stesso anno lascia l’impegno politico diretto andando a ricoprire, dal 2009, la carica di Vicepresidente dell’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia.

 

È la storia, e la fine, umanamente e politicamente dignitosa, di uno degli ultimissimi ‘dinosauri’ della nostra politica, di cui abbiamo sinteticamente percorso il cammino. Rimangono pochi altri esemplari, una manciata di ex-comunisti e un pugno di eterni democristiani, da Arnaldo Forlani a Ciriaco De Mita, che di suo traguarda ‘le magnifiche sorti e progressive’ del Paese dallo scranno di Sindaco di Nusco recentemente riconquistato. A fronte di questi dinosauri stanno però i ‘vitellini mannari‘, alla Matteo Renzi per intendersi, i cui scrupoli sono addirittura minori rispetto a quelli di chi per obbedienza alla propria ideologia, forse al proprio ideale, una idea del bene collettivo comunque ce l’aveva. E, a modo suo, la perseguiva. E dinnanzi allo ‘scempio delle regole‘ divenuto quasi il filo rosso che accomuna la politica della cosiddetta Seconda Repubblica, senza che mai sia stata portata a compimento costituzionale e politico la Prima, anche i più tetragoni difensori di uno status quo che aveva ingessato in molti modi il Paese, anche gli uomini del ‘fine che giustifica i mezzi’ (ma che almeno immaginavano un fine collettivo), sembrano statisti. Giusto per capire come siamo messi con la ‘rivoluzione in atto’, più rivoluzionista che rivoluzionaria.

 

Coniglio mannaro‘ era il termine con cui l’immaginifico Giampaolo Pansa definì, azzeccatissimamente, Forlani. Dal quale, mutuando, il nostro non peregrino ‘vitellini mannari’.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->