giovedì, Settembre 16

Dimissioni Napolitano? field_506ffb1d3dbe2

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Il fallimento della ‘prospettiva Napolitano‘ è ormai evidente. Anche con la rabberciata soluzione che il Governo Renzusconi tenta di imporre alla pantomima del voto parlamentare sui membri di Corte Costituzionale e Consiglio Superiore della Magistratura. Intanto, però, tredicesimo nulla di fatto e rinvio a martedì prossimo, il 23. Affanno. Seduzione del Pd rispetto a quel che resta di Sinistra Ecologia e Libertà: e aiuto, almeno parziale, c’è stato, visto che i voti di Luciano Violante sono cresciuti. Tentativo di seduzione di Silvio Berlusconi verso la tostissima Lega a trazione Matteo Salvini, che non dà nulla per nulla. Anzi, in genere, poco per molto: nella fattispecie il CSM.

Certo, sino al 31 dicembre, fine del semestre di vice Presidenza italiana del Consiglio Europeo, non se ne parla. Ma solo nel senso che non sono realisticamente ipotizzabili dimissioni da parte di chi sul nostro semestre tanto ha puntato. Anche enfatizzandolo oltre misura, ché da tempo, e Herman Van Rompuy l’ha fatto per cinque anni (elezione per due anni e mezzo, rinnovabile), c’è il Presidente permanente del Consiglio. E quindi le presidenze nazionali hanno un ruolo subordinato, per quanto la capacità tattica di Matteo Renzi ed il nostro semestre capitato proprio sul cambio un qualche peso ce lo attribuiscono.

Con la rielezione al secondo, inedito, mandato del  20 aprile 2013, con ben 738 voti, Giorgio Napolitano si accollava, esplicitamente, la responsabilità di tutto quello che sarebbe successo da quella scelta in poi. E la situazione attuale, dopo Letta e con Renzi, e sempre (forse per sempre) con Berlusconi, rende così esplicito il pantano, che Re Giorgio vive con angoscia ogni giorno. E ragiona ormai esplicitamente se anticipare al massimo la data dell’abdicazione, parlandone con gli amici che ritiene di fiducia assoluta. (E qualcuno, evidentemente, non lo è).

[Incontro a Palazzo Apostolico tra Francesco ed Alexis Tsipras. Il Papa, pur affettuoso, ha richiamato (secondo altre nostre fonti esplicitamente rimproverato) il leader della sinistra europea, da lui ritenuto troppo cauto nelle critiche al sistema economico. Sia globale, che dell’UE. Il politico greco ha promesso maggiore radicalità] 

 

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