martedì, Settembre 21

Dimezzato il programma F35 field_506ffb1d3dbe2

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F-35

Scontro sulla riforma del lavoro sempre in primo piano. Matteo Renzi da New York la definisce «irrinviabile». Intanto, però, corre ai ripari e incarica il ministro Maria Elena Boschi di accelerare sulla «urgente» approvazione dell’Italicum. Grillo spera nella crisi di Governo. Ma le notizie del dimezzamento del budget per l’acquisto degli F-35 e la presunta indagine sulla madre del Premier rivelata dal quotidiano ‘Il Messaggero’ meritano la copertina.

Apriamo con la Camera che prima di pranzo ha approvato una mozione presentata dal Pd (primo firmatario Gian Piero Scanu) che impegna il Governo a «riesaminare l’intero programma F-35 per chiarirne criticità e costi con l’obiettivo finale di dimezzare il budget finanziario originariamente previsto». L’Italia, dunque, non comprerà più 90 cacciabombardieri F35 prodotti dalla Lockheed Martin (definiti un mezzo bidone anche dal Dipartimento alla Difesa americano). Il budget di spesa previsto cala da 13 a 6,5 mld (al netto dei 3 già spesi ne rimangono solo 3,5) e gli aerei acquistati alla fine saranno anche meno di 45. Felici i pacifisti e gabbati i militari? Niente affatto, perché, a sentire i parlamentari di Sel, il dimezzamento della spesa è solo una «truffa»; l’unica soluzione sarebbe la cancellazione del programma F35.

La madre di Matteo Renzi, Laura Bovoli, potrebbe essere indagata dalla procura di Genova nell’inchiesta per bancarotta fraudolenta che vede come protagonista il marito Tiziano Renzi. A sparare la notizia in prima pagina è stato questa mattina ‘Il Messaggero’. Secondo la ricostruzione fornita dal quotidiano di Caltagirone, i pm Nicola Piacente e Marco Airoldi starebbero approfondendo la posizione della Bovoli e delle figlie Matilde e Benedetta (sorelle del premier) nel passaggio di proprietà della parte sana della Chil Post, l’azienda intestata a Tiziano fallita nel 2010. I sospetti sulla famiglia Renzi si fanno sempre più pesanti, visto che fino a metà del 2009 le tre donne di casa Renzi possedevano già la totalità del capitale sociale della Chil Post, oltre ad aver fondato la Eventi 6 che erediterà nel 2010 il ramo principale della Chil Post. Ebbene, nella seconda metà del 2009 le ‘tre grazie renziane’ decidono inspiegabilmente di vendere la Chil Post al papà che, pochi giorni dopo, l’8 ottobre, rivenderà la parte non indebitata dell’azienda, la Chil Promozioni, proprio alla moglie Laura. Passano altri sei giorni, siamo al 14 ottobre, e la parte marcia della Chil viene venduta all’amico Gian Franco Massone per soli 2000 euro. Il finale si conosce: Massone dichiara il fallimento di un’azienda che tutti sapevano decotta. Legittimo sollevare qualche dubbio sul concetto di ‘lavoro’ propugnato dalla famiglia Renzi.

Questa mattina il Premier ha ricevuto l’ennesima pugnalata alle spalle dai poteri Forti‘, forse pentiti di aver puntato tutto sulla sua personalità istrionica. L’affondo arriva attraverso l’editoriale del direttore uscente del ‘Corriere della Sera’ Ferruccio De Bortoli che, pur apprezzando le idee e il coraggio di Renzi in materia di lavoro, non è convinto di come il rottamatore «gestisce il potere». «Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader», attacca De Bortoli, «quella del Presidente del Consiglio è ipertrofica». Renzi «non può pensare di fare tutto da solo», ma il sospetto è che molti membri del Governo siano stati scelti proprio per la loro «debolezza disarmante» che non rischia di oscurare il sole renziano. Segue una condanna senza appello della «superficialità degli slogan» e del «profluvio di tweet», solo in apparenza coperti dalla «straordinaria oratoria del premier» se pur «fine a se stessa». De Bortoli giudica quelli guidati da Renzi un governo e un partito di «controfigure» e alla fine del pezzo si permette pure di fare gli auguri al premier. Altro che gufi e rosiconi.

Intanto, sul fronte delle chiacchiere politiche da talk show, ‘Ballarò‘ di Massimo Giannini crolla dall’11,8% di share della prima puntata al 6,53, mentre il rivale Giovanni Floris, dopo il flop di lunedì scorso, la cancellazione di ‘19e40‘ e il trasferimento a ‘8eMezzo‘ al posto di Lilli Gruber, si difende con un onesto (per La7) 4,23%, in risalita rispetto alla prima puntata. Merito forse degli ospiti Pierluigi Bersani e Maurizio Landini, con il dente avvelenato contro la riforma del lavoro e l’abolizione dell’articolo 18 proposti dal modello renziano.

«#Matteostaisereno» è il nuovo motto lanciato da un arrembante Bersani (con chiaro riferimento al renziano  #Enricostaisereno dedicato a Letta prima del tradimento). «Dove è scritto che il Pd vuole abolire l’articolo 18?», ha detto lo ‘smacchiatore di giaguari’ secondo il quale è anche grazie a quell’articolo che «il lavoro non è solo salario, è la tua dignità, la tua libertà, il tuo diritto alla trasformazione di questo mondo». Parole finalmentedi sinistra’ che hanno fatto esultare un popolo che si credeva ormai scomparso tra le pieghe dei contratti atipici e della precarietà. La sinistra Pd è viva e lotta insieme ai lavoratori, sembra voler dire Bersani che boccia un eventuale accordo con Berlusconi sul lavoro e difende la ‘ditta’ dalla voracità dei giovani renziani.

Proprio lo scontro di civiltà tra i Democratici vecchi e nuovi è una delle cause dello spostamento alla prossima settimana del voto in Senato sul Jobs Act. Prima c’è una direzione del Pd fissata per lunedì 29 dove probabilmente ci sarà il ‘redde rationem’ decisivo. I 7 emendamenti presentati dalla minoranza, e firmati da una quarantina di Senatori a Palazzo Madama, hanno evidentemente riaperto una trattativa sulla riforma del lavoro che sembrava chiusa dopo le minacce di «cambiamento violento» pronunciate dal Premier da quel dello Yacht Club di San Francisco, di fronte ai giovani italiani della ‘generazione Leopolda’ di cui fa parte anche Lucrezia, rampante figlia dell’uomo che sussurra ai potenti Lugi Bisignani.

Questa mattina a dare fuoco alle polveri è stato ancora Stefano Fassina secondo il quale «nella riforma del lavoro ci sono punti che non vanno e che aggravano la precarietà». Anche il blog di Beppe Grillo si concentra su quella che viene definita «la battaglia per l’articolo 18». Grillo ospita una riflessione del professor Aldo Giannuli che se la prende con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha sposato la riforma del Governo «invitando a farla finita con corporativismi e conservatorismi». Avete mai sentito il Presidente, si chiede Giannuli, «dare del ‘corporativi’ o, ‘conservatori’ ai banchieri, ai dipendenti del Parlamento, ai manager di Stato o agli alti magistrati?». La tesi grillina è che sia stata avviata una «nuova offensiva di ampia portata contro il lavoro e le sue garanzie» che proseguirà con «l’attacco all’illicenziabilità della Pa, l’ulteriore taglio dei salari, l’ulteriore dequalificazione della forza lavoro e la definitiva espulsione del sindacato alle aziende». Riforma «infame» del lavoro, ragionano i pentastellati, che potrebbe rivelarsi l’occasione giusta per «mandare definitivamente a casa Renzi».

 

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