sabato, Maggio 8

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Cooperazione tra gli istituti europei per il patrimonio cinematografico

Nel 1991, vari archivi cinematografici nazionali in Europa fondarono un’associazione per collaborare alla raccolta e alla conservazione del patrimonio cinematografico. Con i fondi europei del programma MEDIA, questi hanno riscoperto circa 700 film e ne hanno restaurato quasi 1000, in gran parte muti, tutti dai propri archivi. Vari istituti hanno preso parte a una banca dati di immagini in movimento per l’accesso e il riuso delle collezioni di film europei (MIDAS), un progetto pilota sugli archivi di film online co‑finanziato dal programma MEDIA Plus. Come risultato, è stata creata una banca dati consultabile in otto lingue (tedesco, inglese, francese, italiano, ceco, greco, lituano e norvegese), principalmente con documentari (26.000 per il momento) da tutta Europa. Questo portale, creato in collaborazione con 18 istituti appartenenti a 12 Paesi europei, offre accesso online alle copie digitalizzate di determinati film.

Oltre 30 istituti, insieme alla Federazione internazionale degli archivi di film (FIAF), hanno anche collaborato allo sviluppo di una piattaforma comune per i film, la European Film Gateway (EFG), che fornisce film d’archivio e documenti relazionati alla piattaforma per il patrimonio culturale Europeana.

Basandosi su quest’esperienza, un’altra piattaforma, la EFG1914, è stata lanciata nel 2013 ed è dedicata esclusivamente al materiale riguardante la Prima Guerra Mondiale.

 

Digitalizzazione del patrimonio cinematografico – la sfida

La conservazione a lungo termine del patrimonio cinematografico è un processo complesso che comprende la raccolta dei film (anche depositandoli), la catalogazione, il restauro digitale nel caso di materiale danneggiato, la conversione digitale, l’archiviazione, l’immagazzinamento e la conservazione. L’accesso al materiale è fondamentalmente a scopo educativo, per i ricercatori, per i registi e per il resto del pubblico. Il processo pone problemi sia generali, sia tecnici e legali tra cui quelli legati all’accesso transfrontaliero e all’interoperabilità.

 

Diritti d’autore

L’ampio accesso digitale ai contenuti culturali crea nuove opportunità per gli artisti, che possono raggiungere pubblici più vasti. Prima di digitalizzare e archiviare un film, però, bisogna identificarne e localizzarne gli autori, i produttori e chiunque ne possieda i diritti. Gli istituti per il patrimonio cinematografico possiedono materialmente opere su vari supporti nei propri archivi, ma non sempre hanno i diritti di sfruttamento che permettano loro di mostrare questi lavori al pubblico o ai ricercatori, o di farne delle copie per ragioni di archiviazione e salvaguardia. Solo una volta che chi possiede i diritti sia stato identificato e localizzato, può essere presa una decisione sull’accessibilità e la riutilizzazione del film.

In Europa, l’ambito legale attuale per quanto riguarda i diritti d’autore è complesso. Ogni Stato membro ha il proprio sistema di gestione e acquisizione dei diritti. Inoltre, le restrizioni geografiche dei diritti possono limitare lo sfruttamento di un film a un’area geografica specifica.

Nell’UE, il periodo necessario perché un lavoro coperto da diritti d’autore diventi di dominio pubblico e non si debbano pagare diritti è di settant’anni dalla morte dell’autore. I film, però, hanno molti autori (sceneggiatura, musica, cinematografia, etc.). Secondo uno studio del 2011, un terzo del patrimonio cinematografico europeo è formato da opere orfane, vale a dire film ancora coperti da diritti, ma i cui autori, produttori e titolari dei diritti sono difficili da identificare e localizzare. L’acquisizione dei diritti è particolarmente costosa in questi casi e rappresenta una barriera alla digitalizzazione di massa che rende impossibile anche l’uso a scopi educativi o di ricerca.

La Commissione si è occupata del tema nel 2012 nella Direttiva sulle opere orfane, che permette di riconoscere un film come tale dopo una ricerca scrupolosa dei titolari dei diritti. Quando un film viene dichiarato opera orfana in uno Stato membro, riceve lo stesso status in tutta l’UE e può essere digitalizzato, conservato, archiviato e se ne può avere accesso a fini non di lucro.

Nella Comunicazione del novembre 2013 sui finanziamenti statali per film e altre opere audiovisive, la Commissione ha anche chiesto agli Stati membri di permettere l’uso non commerciale a fini educativi, culturali e di ricerca di opere sovvenzionate a livello statale se accordato con i titolari dei diritti.

L’Agenda digitale per l’Europa, una delle sette iniziative di spicco della strategia Europa 2020, ha identificato chiaramente un quadro europeo di diritti d’autore tra le proprie priorità. La necessità di un sistema a livello europeo per l’acquisizione dei diritti che faciliti l’accesso digitale al patrimonio cinematografico e l’autorizzazione transfrontaliera e paneuropea nel panorama digitale.

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