domenica, Dicembre 5

Digitalizzazione del patrimonio cinematografico europeo .1 field_506ffbaa4a8d4

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Contesto europeo

Il patrimonio culturale è riconosciuto come sfera d’azione per l’UE nell’Articolo 167.2 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). In base al principio di sussidiarietà, le azioni dell’UE in quest’ambito sono limitate all’appoggio finanziario, alla coordinazione delle politiche degli Stati membri e alle raccomandazioni sugli sforzi per la conservazione del patrimonio culturale, film inclusi.

Varie iniziative per la protezione del patrimonio cinematografico sono state prese dall’Unione Europea negli ultimi anni. In una risoluzione sulla conservazione e la valorizzazione del patrimonio cinematografico europeo nel 2000, il Consiglio chiese la cooperazione degli Stati membri nella conservazione e il restauro dei film e indicò la possibile digitalizzazione.

Cinque anni dopo, il Parlamento Europeo e il Consiglio adottarono una raccomandazione sul patrimonio cinematografico e la competitività delle attività industriali collegate. Furono identificati ostacoli economici e legali alla digitalizzazione dei film e all’accesso online; inoltre, gli Stati membri furono invitati a riferire ogni due anni i passi avanti fatti nella salvaguardia del patrimonio; l’ultimo rapporto pubblicato, il quarto, è di ottobre 2014 (vedere la sezione dedicata alle sfide).

A novembre 2010, il Consiglio adottò le conclusioni sul patrimonio cinematografico europeo e le sfide dell’era digitale e sottolineò il ruolo degli istituti nella salvaguardia e la digitalizzazione, nonché il potenziale commerciale delle attività relazionate.

Il Parlamento Europeo adottò una risoluzione sulla distribuzione online delle opere audiovisive nell’UE a settembre del 2012, suggerendo un approccio comprensivo a livello europeo, coinvolgendo i titolari dei diritti, le piattaforme di distribuzione online e i fornitori di servizi internet. Questo approccio avrebbe facilitato un accesso transfrontaliero e semplice ai contenuti e favorito la competitività del settore. La risoluzione metteva in evidenza la necessità di garantire l’accesso al materiale posseduto dagli istituti e di appoggiarne la digitalizzazione e la conservazione.

 

Istituti per il patrimonio cinematografico

Ruolo

In ogni Stato membro esiste almeno un istituto pubblico non‑profit che raccoglie i film indipendentemente dal loro supporto o tipo: lungometraggi, documentari, cinegiornali, cartoni animati, corti, pubblicità, film sperimentali o amatoriali. In alcuni Stati membri, gli istituti includono anche archivi nazionali o regionali e musei del cinema, alcuni dei quali con strutture per la proiezione pubblica. In totale, esistono circa 100 istituti nazionali e regionali nell’UE, tuttibdiversi per dimensioni, numero di impiegati, ambito e base legale dell’attività, ma il loro ruolo è lo stesso: sono i guardiani del patrimonio cinematografico e forniscono l’accesso a esso.

 

Ambito d’azione

In base allo studio del 2011 per la Commissione intitolato Sfide dell’era digitale per gli istituti per il patrimonio cinematografico (studio DAEFH), gli istituti hanno già raccolto circa un milione di ore di film europei. L’ambito del loro lavoro dipende in gran parte dalla definizione di patrimonio cinematografico stabilita a livello nazionale e varia in modo sostanziale tra i vari Stati membri. Alcuni Stati, come la Danimarca, considerano che il proprio patrimonio cinematografico sia composto esclusivamente da opere in lingua nazionale proiettati in patria e prodotti da registi originari del paese. Altri, come l’Austria, includono anche opere straniere che hanno influenzato la loro cultura o sono particolarmente rilevanti, come quelle croate. Alcune definizioni si riferiscono solo a opere diffuse al cinema, mentre altre, come quella olandese, includono anche documenti d’appoggio, come sceneggiature, cartelloni, fotografie, pubblicità, riviste e libri.

 

Sfide che aspettano gli istituti per il patrimonio cinematografico

Per svolgere il proprio ruolo di guardiani del patrimonio cinematografico, gli istituti raccolgono, conservano e rendono accessibili i film. L’arrivo della tecnologia digitale aggiunge difficoltà a questi compiti, con i supporti digitali che aprono nuove vie di utilizzo, come i DVD, i video on demand e la diffusione su internet, oltre a creare nuovi dubbi legati al tema dei diritti d’autore.

Secondo lo studio DAEFH, la catena di produzione cinematografica in Europa, includendo anche la distribuzione nelle sale, è ormai quasi interamente digitale e le attrezzature per la proiezione analogica non vengono più prodotte. Di conseguenza, se si vuole che le collezioni di opere cinematografiche prodotte su questi supporti restino accessibili, gli strumenti necessari devono essere conservati e mantenuti in modo adeguato  dagli istituti. Tutto ciò rappresenta una doppia sfida per gli istituti. Nella quarta relazione sull’attuazione sul patrimonio cinematografico europeo, nel 2014, la Commissione suggerì che gli istituti si muovessero verso archivi misti che includessero sia film analogici, sia collezioni e strumenti digitali o digitalizzati. Per proteggerli, è necessario insegnare e mantenere le competenze necessarie. Oltre ai costi operativi tradizionali, ci sono i costi addizionali per la digitalizzazione e il restauro delle opere analogiche ma anche per la salvaguardia dei materiali digitalizzati o creati già in digitale.

La collezione di film nati in digitale è fondamentale per la conservazione delle produzioni presenti e future. Ciò è più facile da ottenere se i produttori depositano i propri film. Ci sono vari approcci legali e tecnici: gli Stati membri possono optare per lasciare i produttori liberi di depositare volontariamente l’opera in modo da garantire che il materiale sia protetto e accessibile, o scegliere di imporre un obbligo legale di deposito di qualsiasi materiale cinematografico in uno degli istituti. Una terza opzione, l’obbligo di depositare opere finanziate dallo Stato, significa che il pagamento dell’ultima parte del finanziamento pubblico può dipendere dal fatto che venga depositata una copia di buona qualità dell’opera. I formati specifici (in alcun paesi, è ancora obbligatorio depositare una copia analogica) e gli standard tecnici così come le scadenze imposte, che possono spaziare dalla data di lancio ai sette anni successivi, vengono stabiliti da ogni Stato membro.

 

Traduzione di Emma Becciu

 

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