domenica, Ottobre 24

Digitalizzazione del patrimonio cinematografico europeo .1 field_506ffbaa4a8d4

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EPRS | European Parliamentary Research Service, studio di Magdalena Pasikowska – Il patrimonio cinematografico dell’UE copre oltre 120 anni di storia del cinema e della sua evoluzione tecnologica. Il recente cambio digitale ha portato a un’importante digitalizzazione della produzione cinematografica e delle catene di distribuzione. Di conseguenza, i film prodotti in altri formati (per esempio 35mm o supporti magnetici) possono essere visti solo se gli strumenti adatti sono stati conservati e sono funzionanti o se il materiale è stato digitalizzato.

Questa sfida ha ridefinito lo scopo del lavoro portato avanti dagli istituti per il patrimonio cinematografico europeo. Questi enti, in gran parte finanziati pubblicamente, hanno come missione quella di salvaguardare i film europei e di renderli accessibili.

Il processo di digitalizzazione del patrimonio cinematografico include varie fasi, con elementi tecnici e giuridici. Gli aspetti legali includono l’acquisizione dei diritti, che permettono agli autori, ai produttori e a chiunque li possieda di ricevere pagamenti per l’uso e lo sfruttamento del proprio lavoro. Il sistema di gestione dei diritti varia in modo considerevole tra gli Stati membri dell’UE, così come anche le soluzioni tecniche usate per la digitalizzazione, per la conservazione e per rendere accessibili questi materiali. Queste differenze legali portano a difficoltà e maggiori costi per l’accesso al patrimonio transfrontaliero inter‑istituzionale.

Questi problemi sono comuni a tutti gli Stati membri e le soluzioni a livello europeo potrebbero permettere la digitalizzazione di massa del patrimonio cinematografico continentale e migliorare il processo riducendone i costi. Dal 2000, la Commissione Europea e il Parlamento Europeo, insieme al Consiglio, hanno appoggiato azioni per favorire la cooperazione in questo campo. Fondi europei sono disponibili per cofinanziare questo tipo di sforzi.

 

Introduzione

L’espressione “patrimonio cinematografico” ha un significato molto ampio. Va dai primi film muti prodotti alla fine del XIX secolo in Europa alle produzioni digitali, ai documentari e ai lungometraggi attuali e futuri. Sono tutti parte della storia, della cultura e dell’identità europee da preservare per le generazioni future. Il materiale è disperso tra vari archivi personali, privati e pubblici di vari paesi e non sempre nei luoghi in cui l’opera era stata prodotta.

La storia del cinema inizia con le immagini in movimento in bianco e nero su un supporto da 35mm in nitrato altamente infiammabile senza traccia audio. Il colore e l’audio arrivarono dopo 120 anni di sviluppo tecnologico che cambiò l’ampiezza e la composizione chimica delle pellicole usate e, dopo il passaggio alla registrazione magnetica, ha introdotto l’attuale uso delle produzioni digitali in 3D e con effetti sonori. Queste diverse tecnologie per la cattura e la proiezione delle immagini e dei suoni richiedono tecniche e attrezzature differenti per la conservazione e il restauro.

Con la crescita dell’economia digitale, la catena di produzione cinematografica in Europa si è mossa in modo importante verso la tecnologia digitale. Di conseguenza, la produzione di materiale fotografico (16 e 35mm) è in declino ed è diventato quasi impossibile vedere film prodotti su un supporto non digitale (produzioni analogiche, film su 16mm e 35mm e registrazioni magnetiche), a meno che vengano trasferiti su digitale o gli strumenti adatti per la trasmissione siano stati conservati adeguatamente e siano funzionanti.

Per decenni, gli istituti per il patrimonio cinematografico in Europa hanno raccolto, catalogato, immagazzinato, preservato, restaurato e reso accessibili i film europei. Finanziati in gran parte con fondi pubblici, questi istituti hanno la missione pubblica di salvaguardare la cultura, la storia e l’identità europee catturate sulla pellicola, ma si occupano anche di seguire gli sviluppi tecnologici del cinema. Affrontano la sfida di proteggere le proprie collezioni indipendentemente dal formato e di renderle disponibili in digitale per le generazioni attuali e future.

 

Definizione del processo

Secondo la definizione dell’Unesco, la digitalizzazione è la creazione di oggetti digitali da materiali analogici originali tramite uno scanner, una macchina fotografica o altri strumenti elettronici. L’Unesco intende il processo in modo ampio in relazione con la tradizione culturale, includendo qualsiasi tipo di materiale culturale raccolto in musei, biblioteche e archivi.

Un gruppo di specialisti europei creato per consigliare la Commissione Europea sulla digitalizzazione del patrimonio culturale afferma che la digitalizzazione è un insieme di processi e attività tecnici e di gestione che permettono la selezione, il trattamento, la conversione da formato analogico a digitale, la descrizione, l’immagazzinamento, la conservazione e la distribuzione del materiale. Nel settore del patrimonio culturale europeo, la digitalizzazione indica le varie attività tramite cui il contenuto culturale fisico (analogico) viene tradotto in forma digitale, descritto e reso accessibile tramite canali digitali quali internet.

Nel campo del patrimonio cinematografico, la digitalizzazione può quindi essere interpretata come un processo che include vari livelli e si basa su fasi tecniche e sulla gestione di problemi che portano alla conversione di un film analogico o digitale in un file digitale.

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