martedì, Maggio 11

Diga di Mosul al via i lavori italiani field_506ffbaa4a8d4

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Partiti i lavori per la ristrutturazione della diga di Mosul in Iraq. Un appalto affidato alla Trevi di Cesena, per un valore di 273 milioni di euro, ma che ha diversi rischi. Diversi i Paesi che temono che la diga possa diventare un obiettivo dell’ISIS, che è distante solo 50km. La diga infatti, viste le sue dimensioni (113 metri di altezza e più di tre chilometri e mezzo di lunghezza), potrebbe distruggere le vallate sottostanti dove vivono oltre mezzo milione di persone, oltre Mosul, che conta 1 milione di persone. Diverse le opere da riparare da parte della ditta italiana, a partire dalle paratie che regolano il deflusso dell’acqua, compromesse da dissesti geologici, ma anche diversi meccanismi. E il Paese spera davvero in un lavoro perfetto, perché la diga è fondamentale per la rinascita economica della regione. Per questo motivo il governo italiano schiererà nelle prossime settimane 400-500 soldati per la protezione del cantiere, che si affiancheranno alle truppe curde e dell’esercito iracheno. Da difendere in particolar modo le strade che portano da Erbil al cantiere, dove passeranno i mezzi e i materiali per i lavori. Proprio qui infatti si temono possibili attacchi esplosivi.

Grande commozione a L’Avana per l’intervento durante il settimo Congresso del Partito comunista di Cuba di Fidel Castro. Un messaggio forte quello dell’ex Lider Maximo, che ha richiamato i cittadini e tutta l’Isola a continuare a far vivere gli ideali della Rivoluzione: «Forse questa sarà l’ultima volta in cui parlo in questa stanza. Presto compirò 90 anni. Non mi aveva mia sfiorato una tale idea e non è stato il frutto di uno sforzo, è stato il caso. Presto sarò come tutti gli altri, il turno arriva per tutti». «Le idee dei comunisti cubani rimarranno come prova che su questo pianeta, se lavori molto e con dignità, puoi produrre i beni materiali e culturali di cui gli esseri umani hanno bisogno». Poi ha ringraziato il fratello Raul Castro.

Nella UE si continua a parlare, oltre che di terrorismo, anche di migranti. E un nuovo allarme arriva dal commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos«Abbiamo i primi segnali che i trafficanti stanno cercando di cambiare le rotte dei flussi verso altre direzioni. Siamo in contatto con le autorità dei Paesi confinanti e domani si terrà un’importante incontro a Salonicco dove i ministri dell’Interno dei quattro Paesi confinanti si vedranno per affrontare questa questione». Ma non è tutto, perché il commissario ha anche detto che il ‘migration compact’ presentato da Matteo Renzi è stato «letto con attenzione come tutti alla Commissione e posso dire che è pienamente allineato alla politica migratoria dell’Ue. E’ un approccio al problema molto responsabile». E ha aggiunto: «Gli eurobond sono una prima idea concettuale di cui si può parlare nel futuro». Sulla questione con Ankara invece Avramopoulos ha ripetuto che «Juncker è stato chiaro: non ci sarà liberalizzazione dei visti se non saranno soddisfatti tutti i criteri».  E su questo tema è intervenuto anche il vicepresidente vicario della Commissione europea Frans Timmermans«Nelle ultime tre settimane abbiamo visto un netto calo negli arrivi di migranti irregolari, che ora deve accompagnarsi con l’apertura di canali legali di reinsediamento per coloro che necessitano di protezione. Sebbene abbiamo visto buoni progressi nelle fasi iniziali dell’attuazione la Commissione resterà impegnata ad assicurare una piena e puntuale attuazione di tutti gli elementi della dichiarazione Ue-Turchia, inclusi i progetti per i profughi siriani; il processo di liberalizzazione dei visti e il rispetto delle leggi Ue ed internazionali».

Ma arrivano anche le prime conferme sul tragico naufragio nel Mediterraneo della scorsa settimana. Il quotidiano britannico ‘Guardian’, che cita testimonianze di alcuni sopravvissuti riportate dall’Unhcr, dice che il barcone con a bordo circa 500 persone era partito dalla Libia (e non dall’Egitto) diretto verso l’Italia. Quindi sarebbe così confermato il racconto di alcuni migranti soccorsi nel Mediterraneo e sbarcati a Kalamata, in Grecia, che avevano parlato di una tragedia e avevano dato i primi numeri provvisori.

Ma è stata anche la giornata del rapporto annuale sullo stato dell’informazione di Reporter senza frontiere. «In tutto il mondo la libertà di stampa è in consistente e preoccupante declino», l’allarme che arriva in questo 2016. «La sopravvivenza di un’informazione indipendente sta diventando sempre più precaria, sia nei media privati o controllati dagli stati, a causa delle ideologie, soprattutto religiose, ostili alla libertà di stampa». E tra i Paesi in cui c’è meno libertà di espressione purtroppo l’Italia, scesa al 77° posto, indietro di altre quattro posizioni rispetto al 2014. Peggio di noi soltanto Cipro, Grecia e Bulgaria, mentre salgono Moldova, Nicaragua, Armenia e Lesotho. E il rapporto dice che i reporter italiani più a rischio sono coloro che fanno inchieste sul crimine organizzato e sulla corruzione, con un aumento dei casi preoccupante, vedi Vatileaks e non solo. In testa rimane la Finlandia, seguita da Olanda e Norvegia. Ultimi posti per Turkmenistan (178°), Corea del Nord (179°) ed Eritrea (180°). Per la prima volta l’Africa si colloca subito dietro l’Europa e fa meglio dell’America, mentre resta drammatica la situazione dell’Asia. A preoccupare il declino dell’Europa.

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