lunedì, Settembre 20

Diffidenza e sfiducia field_506ff510725be

0

C_3_Media_1564411_immagine_ts673_400

La tripletta dell’arbitro Rocchi”, così definita dai suoi detrattori, realizzata nella prestazione, unanimemente riconosciuta non a livello, da lui offerta nel condurre la delicata partita Juventus-Roma, assume  valori simbolici, ulteriori a quelli che dovrebbero rimanere nell’alveo di quello che è un gioco, quale il calcio per l’appunto è. E che dovrebbe rimanere tale. Non ho la minima intenzione, tanto meno la competenza adeguata, per soltanto sfiorare anche di lontano, tematiche inerenti alla partita. I rigori c’erano o non c’erano, fanno parte della mefitica nebulosa dialettica, che come popolo ci accompagna, dai tempi nei quali ci fu chi scelse di accamparsi tra i Guelfi e chi tra i Ghibellini. La partita di cui stiamo parlando, ha suscitato addirittura interesse parlamentare, tant’è che dalla vicenda sono nate più di una interrogazione, aventi come promotori parlamentari degli opposti schieramenti. Le passioni che si sono accese per l’avvenimento sportivo, ruotano attorno a un sentire, che a torto o a ragione, come un morbo letale, sta strangolando le residue capacità di reattività dei nostri connazionali.

 

 Il morbo in questione è quello della diffidenza, sentimento che si nutre nei confronti dei nostri interlocutori terzi, aggravato se questi ultimi sono investiti di un potere reale o di fatto nei nostri confronti. Lo stuolo di retropensieri, che aleggiano a commento dei più sulla condotta dell’arbitro Rocchi, consiste proprio nel fatto, che dolosamente o colposamente, e qui infuria il dibattito, la giacchetta nera, non sarebbe stato equanime nelle sue decisioni prese durante la gara. Quando un “Arbitro”, non solo in senso calcistico, non viene più ritenuto tale dall’universo di riferimento, su quale dispiegare le sue eque  e imparziali decisioni, crolla qualsiasi architettura di tenuta sociale. La diffidenza verso ogni Istituzione o fonte dotata di autorità, viene di fatto delegittimata dalla coscienza popolare. Quando comincia a dilagare questo sentimento nell’opinione pubblica, come da anni sta accadendo,  la crisi del sistema può diventare irreversibile.

 Quei mirabili campioni esponenti dei tre governi, non eletti da alcuno è bene ricordarlo, che si sono rigogliosamente avvicendati in questi ultimi anni, cosa hanno da dire ad esempio sulle devastazioni che sta subendo la città di Genova. I prodi di fronte alle loro criminali inadempienze, evidenziate dal ripetersi in “copia conforme”,delle sciagure della Liguria, a propria discolpa, tra le altre cose tireranno fuori l’alibi buono per tutte le stagioni. La responsabilità è della burocrazia, sfiateranno a pieni polmoni i tapini. Ma chi ci crede più. La burocrazia, ha mano libera nel seviziare le nostre vite, in virtù delle normative che sono state approvate,  grazie alla connivenza di una classe politica nei fatti “nemica del popolo”. Mi rendo perfettamente conto, che quest’ultima affermazione ben facilmente, dai ligi osservanti e serventi del “tutto va ben Signora la Marchesa”, possa essere liquidata come “qualunquista” o “populista”. Ci sta tutto e non mi scuce un baffo. E’ oramai trasparente per tutti, che i veri e propri comportamenti deliranti dell’apparato burocratico dello Stato, possono avere luogo anche per inconfessabili interessi. Gli strangolanti dedali labirintici costruiti contro i cittadini, servono a garantire sacche di poteri e privilegi, e spesso in estorsioni di denaro alle spalle della gente comune.    

Partendo da questi reali presupposti, è più che naturale che in molti strati della popolazione, si affermi quanto meno la diffidenza. Questo sentimento, per quanto in questo caso fondato, è estremamente dannoso nel suo complesso. A causa di esso, ci si richiude in se stessi, si ha cura solo del proprio orticello di affetti e di beni. Lo spirito comune e di solidarietà evapora. Questo è il grande male, morbo, con il quale hanno contagiato la convivenza civile. Con la parola data a uno Schettino, a livello di convegno universitario. Checchè ne dicano i  fini economisti, che come i meteorologi, non sono stati minimamente in grado di prevedere, o a crisi avvenuta dare spiegazioni pallidamente convincenti sulle cause di essa, il male devastante non si annida nello spread. Vogliono farci confondere le cause con gli effetti.  

Non riconosco particolari pregi all’operato politico di Beppe Grillo, ma almeno uno se alle parole seguiranno i fatti,  gliene devo dare atto. La raccolta di firme per promuovere il referendum dall’uscita dell’euro. Cosa che riguarda la moneta. Se ciò avverrà, a corollario della diffidenza che anch’io cittadino comune provo nei confronti di lorsignori, mi precipiterò a firmarla. Tutto questo senza avere maturato un convincimento sul come votare. Comunque vada, visti i risultati di questi “scienziati del menga”, almeno sarà una decisione presa dal popolo. Che eventualmente pagherà lo scotto di una sua scelta propria, e non  una imposizione di camarille varie. La sfiducia è l’altra pinza di questa tenaglia. Sentimento che si afferma, nella constatazione dell’inesorabilità, del riproporsi dei vari “muri di gomma”. Il singolo, arriva a un punto che non ce la fa più, ad affrontre un mondo fatto di angherie e ingiustizie, ritardi, omissioni, svarioni vari dei quali non si individua mai il responsabile. Non va lontano una società, senza arbitri credibili”.  Abbiamo ampiamente superato i tempi supplementari. Siamo ai calci dei rigori. Una cosa è certa, oramai devo dire più prima, che poi,   qualcuno fischierà la fine dell’incontro. Non è detto che ciò sarà fatto dall’ ”arbitro designato”.

Staremo a vedere. Comunque come si dice a Roma, “ragazzi in campana”.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->