martedì, novembre 13

Difesa: la convergenza dell’assenza nei programmi di partiti sempre più ‘ignoranti’ NATO, 'fronte Sud', sicurezza, terrorismo e missioni militari. Con il suo Libro Bianco, la Difesa è la 'grande assente' della campagna elettorale. Ne parliamo con Fabrizio Coticchia, dell’Università di Genova

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A uno sguardo comparativo, le proposte elettorali in materia di difesa figurano in secondo piano rispetto a questioni di politica interna ed estera (in particolare il rapporto con l’Europa come istituzione) su cui dirigere l’attenzione e il consenso. Tuttavia, a una settimana dalla Ministeriale NATO di Bruxelles – occasione in cui il Ministro della Difesa Roberta Pinotti ha sottolineato il ruolo dell’Italia fra i principali contributori nelle missioni e l’impegno a raggiungere il 2% del PIL nelle spese militari – proprio la forte critica verso l’Alleanza atlantica è uno dei nodi che ritroviamo, trasversalmente, nel discorso di diverse forze politiche in corsa (a sinistra, nel M5S, ma anche nel cartello Fiamma Tricolore-Forza Nuova).  

Un tema su cui, invece, sembra convenire la maggior parte dei concorrenti è la necessità del disarmo nucleare e della ratifica del relativo Trattato delle Nazioni Unite approvato il 7 luglio 2017, mentre forti divergenze si registrano rispetto alla politica di difesa comune e alla possibilità di creare un mercato unico a livello europeo. In senso positivo, +Europa arriva a proporre una difesa federale e l’istituzione di una Guardia Nazionale, di un ministero della Pace e di un Dipartimento della Difesa civile.

Tra scontri sulle logiche di mercato che orientano la nostra industria bellica, e silenzio propositivo rispetto al discorso politicamente ‘incorporato’ (e dichiarato dalle forze di Centrodestra) di prevenzione e contrasto del terrorismo a matrice islamista, l’aspetto dell’interesse nazionale si rivela prioritario, in linea con l’andamento della politica estera degli ultimi anni. Tale interesse si declina, per l’Italia, lungo linee di tensione riconducibili all’area mediterranea e ai Paesi a Sud del ‘Mare nostrum’ (c.d. ‘fronte Sud’).

È possibile, nell’assenza di un discorso organico sulla nostra politica di difesa e con tutte e incognite che solleva il ruolo dell’Italia come media potenza euromediterranea, capire – prima del 4 marzo – quali potrebbero essere le direttrici del ‘risorto’ interesse nazionale?

Ne parliamo con Fabrizio Coticchia, Ricercatore in Scienze politiche, esperto in strategie di difesa e Coordinatore dell’Osservatorio sui conflitti presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Genova.

Nel quadro variegato offerto dei manifesti elettorali le proposte in materia di difesa presentano elementi conflittuali, ma anche singolari convergenze. Potrebbe evidenziarle e rilevare, se esistono, eventuali lacune presenti nei programmi?

Il primo elemento di generale convergenza è dato dall’assenza di un’attenzione specifica rivolta ai temi della difesa. Paradossale è il caso del Centrodestra, che quasi ignora l’argomento nel Programma comune.   Anche da parte dei partiti della destra radicale, come CasaPound (che si pronuncia per un generico «potenziamento del nucleo di difesa nazionale», della spesa militare e dell’industria ‘made in Italy’), il riferimento è assolutamente marginale e privo di rilievo. Pertanto, il tema della difesa non è al centro del dibattito: non solo per il Centrodestra, ma anche per il Partito Democratico (PD) non è così rilevante rispetto ad altre ‘issues’. Nella scienza politica si sa che, tendenzialmente, i temi di politica estera e di difesa sono secondari rispetto alle questioni domestiche, fatte salve le situazioni di crisi.

La situazione attuale, però, non appare così stabile.

Al presente, la situazione è problematica: terrorismo, flussi migratori, crisi regionali… Proprio per questo, ci si sarebbe aspettati una maggiore attenzione su tutti questi aspetti.

Il secondo elemento di convergenza è la propensione a mettere insieme i temi della difesa e della sicurezza. Ad esempio, la sicurezza interna, declinata attraverso la lotta al terrorismo e a minacce multidimensionali come l’immigrazione, è spesso commista ai temi della difesa. Questo è chiaro nel Programma del Centrodestra, ma anche presso altre formazioni.

Un tema divisivo, invece, è quello delle spese militari. Ci sono partiti che concordano in maniera più o meno esplicita nell’aumentare la spesa militare. Il Centrodestra lo afferma esplicitamente, anche se in maniera molto superficiale, copiando i parametri esistenti nei Paesi occidentali: anche se non è nominato, il riferimento è al 2% individuato in sede NATO – in realtà, anche all’interno della NATO ha poco senso utilizzare questo benchmark, ma il Centrodestra lo fa comunque.  Il Centrosinistra evidenzia, attraverso il PD, la necessità di aumentare le spese per la difesa, da rapportare comunque alle spese necessarie ad altri settori come quello della cultura. Al contrario, invece, partiti come Liberi e Uguali o Potere al popolo esprimono la loro contrarietà sulla necessità di aumentare le spese militari.

In mezzo a tutte queste fratture, la questione del disarmo sembra un fattore unificante.

Un aspetto di estrema convergenza è offerto dal Trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari: in questo caso, sia Potere al popolo che LeU, sia Insieme che +Europa sottolineano la necessità di una tempestiva ratifica del trattato. Potere al popolo e LeU fanno riferimento alla cultura di disarmo – il capitolo relativo alla difesa, per entrambi, è intitolato «Pace e disarmo».  Per quanto i due soggetti chiamino in causa gli stessi valori comuni, a iniziare dalla portata costituzionale dell’Articolo 11, la differenza è data da un atteggiamento in senso più anti-NATO di Potere al popolo rispetto a LeU.

Interessante, ancora, il caso del Programma F-35 (dove l’Italia figura, insieme all’Olanda, come partner di secondo livello tra gli 8 Paesi coinvolti con gli USA): sia Potere al popolo che Insieme mettono in luce la necessità di ridurre le spese o il numero degli aerei da combattimento F-35. Benché assente dal Programma ‘formale’ presente sulla pagina del Ministero degli Interni, l’argomento è toccato anche dal Movimento 5 Stelle, che non riserva molto spazio all’ambito difensivo. Il Programma F-35 è un tema tuttora rilevate.

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