mercoledì, Ottobre 27

Difesa europea: se non ora quando?

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«Abbiamo contato sul potere militare di altri troppo e per troppo tempo. È il momento di farci carico della nostra sicurezza» ha scritto in una lettera pubblicata poco tempo fa il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker.

In un momento storico come quello attuale in cui sono molteplici le minacce, il tema della sicurezza è sentito come decisivo, non solo in campagna elettorale. Ci sono criticità che potrebbero essere meglio risolte se ci fosse una maggiore cooperazione.

E’ in questa chiave che va letto il tentativo che l’ Europa sta tentando di mettere in campo negli ultimi mesi, come si è avuto modo di vedere il 9 giungo presso la Conferenza European Vision, European Responsibility, dove si sono susseguiti gli interventi del Presidente della Commissione Europea, dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e le Politiche di Sicurezza Federica Mogherini, il Vice Segretario Generale NATO Rose Gottemoeller, il Vice Presidente della Commissione Europea Jyrki Katainen e alcuni rappresentanti del settore privato. Il tema della sicurezza è stato al centro anche dell’ ultimo Consiglio Europeo del 22 e 23 di Giugno.

A far sentire come sempre più necessaria una maggiore integrazione su questo tema è stata, tra gli altri fattori, l’ elezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti, il quale non ha nascosto la volontà di ricordare, come tra l’ altro ha fatto in occasione del primo vertice NATO di fine maggio, a tutti i Paesi europei che l’ impegno nel settore della difesa deve essere una priorità per tutti e non solo per gli USA.

« La nostra collaborazione con la Nato non può tuttavia più fungere da comoda scusa per l’assenza di un impegno europeo autonomo», dichiarato Junker, mettendo in risalto l’ evidente carenza che l’ Europa ha accumulato da questo punto di vista. L’ importanza della NATO rimane anche con il progetto di difesa europeo, perché il potenziamento della seconda comporta il rafforzamento della prima.

La Ministra della difesa italiana Roberta Pinotti ha tenuto a definire questo ‘dibattito’ interno all’ Europa come «un’ occasione da cogliere». Parlare di difesa europea vuol dire trattare un tema di cui un uomo politico di prima grandezza come Alcide De Gasperi aveva, con grande lungimiranza, nei primi anni ’50 aveva sottolineato l’urgenza.

L’ ottica dei giorni odierni ci pone davanti diverse sfide partendo dal terrorismo a quello dell’ immigrazione a quello della cyber-security. Sfide, spesso asimmetriche, a cui, per chi non l’ avesse ancora  ben compreso, è impossibile far fronte se non in un’ottica sovra-nazionale.

«La difesa comune è indispensabile all’Unione europea» ha dichiarato Federica Mogherini. In discussione, in ambito europeo, c’è sicuramente un piano ambizioso, ma che potrebbe costituire un eccezionale viatico al raggiungimento di una difesa comune europeo.

«Viviamo in una casa costruita a metà, dobbiamo svegliarci e lottare insieme contro le minacce. Abbiamo proposto il fondo di difesa che sarà il maggiore investitore nella difesa europea. Dobbiamo investire di più e in modo più effettivo» ha detto Junker. Il piano in questione proposto dalla Commissione europea prevede infatti: l’istituzione di un fondo europeo per la difesa;  la promozione di investimenti nelle catene di approvvigionamento della difesa; il rafforzamento del mercato unico della difesa.

Per quanto riguarda il primo punto, l’ obiettivo è duplice: il finanziamento di progetti di ricerca collaborativa nel settore della difesa e lo sviluppo e acquisto di capacità di difesa da parte di Stati membri che desiderino partecipare. «Paghiamo un prezzo troppo alto per l’inefficienza e la frammentazione. L’Ue conta 178 sistemi d’arma diversi, rispetto ai 30 degli Stati Uniti. In Europa abbiamo più costruttori di elicotteri di governi che possono acquistarli. Ci permettiamo il lusso di 17 tipi diversi di carri da combattimento mentre gli Stati Uniti se la cavano benissimo con un unico modello» ha ribadito Junker, evidenziando come l’ Unione Europea spenda molto e male nel settore della difesa.

I finanziamenti saranno di 90 milioni di euro stanziati fino alla fine del 2019, con 25 milioni di euro stanziati per il 2017 mentre dovrebbero diventare 500 milioni di euro l’anno dopo il 2020 sulla base di un programma che sarà proposto dalla Commissione Europea nel 2018.

Il Fondo introdurrà anche incentivi affinché gli Stati membri cooperino nell’acquisizione di tecnologie e nello sviluppo di materiali di difesa in maniera congiunta pari a 500 milioni di euro per il 2019 e il 2020 e di 1 miliardo di euro l’anno dopo il 2020. Un programma più ingente verrà preparato per il periodo successivo al 2020, con una dotazione annua stimata di 1 miliardo di euro, con l’ auspicio di generare investimenti complessivi nello sviluppo di capacità di difesa pari a 5 miliardi di euro l’anno dopo il 2020.

Il confronto con la prima potenza al mondo in termini di difesa è inevitabile: gli USA spendono 545 miliardi di euro l’anno, pari al 3,3 % del PIL mentre l’UE  227 miliardi di euro pari al 1.34% del PIL. Per i soldati gli americani investono 108.322 euro, mentre gli europei 27.639 euro.

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