lunedì, Giugno 21

Difesa comune: ufficializzato il primo passo avanti dell’Ue

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E’ passato un anno dal referendum che ha decretato l’uscita del Regno Unito e l’Unione europea continua ad impegnarsi sul fronte della difesa comune. Dal Consiglio europeo di ieri, l’unanimità nel promuovere una cooperazione europea permanente nel settore della difesa. La possibilità era già contemplata dal Trattato sull’Ue agli articoli 42 e 46, ma non era mai stata attivata. Si tratta di una cooperazione inclusiva, ovvero, che consentirà a qualunque Paese membro che vorrà aderire al patto, di poterlo fare.

Donald Tusk, il Presidente del Consiglio europeo, ha commentato la decisione di questo primo di due giorni di vertice definendola un «un passo storico». «La cooperazione militare permetterà di realizzare un’integrazione più profonda nella difesa». La difesa comune, quindi, come simbolo per una maggiore integrazione tra gli Stati.

Ma vediamo bene cosa cambierà alla luce di questa cooperazione permanente in materia di difesa. “I punti fondamentali sono due: il primo è il via libera alle cooperazioni rafforzate in ambito di difesa. Questa è una cosa fondamentale per arrivare ad una maggiore integrazione nel campo della difesa, perché si consente di mettere insieme quei Paesi che hanno più importanza sotto il profilo militare e sotto quello capacità industriali, poiché, poi, devono sostenere gli strumenti militari”, ci spiega Pietro Batacchi, direttore della Rivista Italiana Difesa. “Il secondo punto, è la conferma che, per la prima volta, l’Unione Europea metterà a disposizione delle industrie nazionali dei fondi, da un lato, per finanziare programmi di ricerca militare, e dall’altro, per finanziare le vere e proprie ‘capacità militari“.

Il Fondo è dedicato proprio alla difesa ed sarà, dapprima, pari a 90 milioni di euro per la ricerca coordinata dei Governi fino al 2019 per poi passare a 500 milioni l’anno a partire dal 2020. Sono anche stati previsti 500 milioni nei due anni 2019 e 2020 per lo sviluppo tecnico e l’acquisto delle armi che diventerà un miliardo dal 2021. Insieme al contributo dell’industria privata, a partire dal 2020, gli investimenti nella difesa comune dovrebbero arrivare complessivamente a 5 miliardi all’anno. “C’è stato questo importante anticipo delle ‘capacità militari’ i cui fondi che dovevano partire dal 2020, mentre, in realtà, si è deciso di anticipare”, afferma Batacchi. “Dopo il 2020 partirà l’iniziativa per le capacità vera e propria”.

Ed ora avranno tre mesi per scrivere un documento contenente linee guida ed impegni vincolanti. Si prevede anche uno schieramento di unità di combattimento (‘Battle group’), in azione dal 2007, che saranno finanziati con il già noto fondo europeo ‘Athena’ che coprirà le spese inerenti alla ricerca e agli acquisti militari.

Anche Jean Claude Juncker, il Presidente della Commissione europea, si è mostrato soddisfatto annunciando la decisione ed ha parlato del settore PESC (Politica Estera e di Sicurezza Comune) come della «principessa addormentata del Trattato di Lisbona. Ora la principessa si sta svegliando». Sembra, quindi, che sia stato fatto un passo importante. “E’ la prima volta che questo accade”, continua Batacchi; “ma, è in realtà, un processo che è in corso da almeno una decina di mesi, un annetto, però, di fatto, questo Consiglio Europeo certifica la situazione già partita con l’azione dello ‘European Defense Research Program’”.

Questo è «uno dei campi in cui il progetto dell’Unione europea può essere rilanciato, con la leadership dei capi di Stato e di Governo per dare un ulteriore impulso in modo che io stessa, assieme ai ministri degli Esteri e della Difesa possiamo andare avanti nei prossimi mesi ed arrivare al vertice di Dicembre con nuove decisioni già prese» ha dichiarato Federica Mogherini, l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. La stessa ha proseguito evidenziando «gli enormi passi avanti» fatti istituendo a Bruxelles il quartier generale di pianificazione militare Ue, insieme al lavoro sul fondo europeo della difesa.

Nell’incontro di ieri si è evidenziata la volontà di un maggiore impegno comune per la prevenzione del terrorismo internazionale con una collaborazione di tipo tecnico con le società che lavorano nel campo informatico e telematico. Tra gli obiettivi, la automatica individuazione e la conseguente rimozione dei contenuti di incitamento agli atti terroristici. I Paesi «chiedono alle società responsabili dei social media di fare tutto il possibile per evitare la diffusione di materiale terroristico su Internet». Si tratterà di «sviluppare nuovi strumenti per rilevare e rimuovere questo tipo di materiali automaticamente», ha precisato Tusk.

Parte di questa decisione, anche l’accordo per una più serrata lotta ai ‘foreign fighters’ con un aumento degli sforzi di tutti i Paesi per la condivisione di qualunque informazione utile. “Si tratta finalmente di un passo concreto verso una maggiore integrazione sul piano europeo; è di fatto un’utopia mettere d’accordo i Paesi nel loro complesso, perché, comunque, gli interessi sono diversi e non sempre coincidenti”, dice Batacchi. “E’ fondamentale legittimare gruppi di Paesi che, nell’ambito europeo, sulla base di interessi e requisiti comuni si mettono insieme per esprimere alcune capacità, anche perché, probabilmente, si parla dei Paesi che sono più importanti sotto il profilo militare in Europa, per cui Francia, Germania, Italia che viene subito dopo questi due, ma anche la Polonia che ha un profilo militare sempre più importante”.

Anche Theresa May, in merito ai negoziati per uscire dalla stessa Ue, si esprime sul punto affermando che, nonostante tutto, la collaborazione sullantiterrorismo rimane un punto fondamentale. “Ben vengano finalmente queste iniziative in Europa, che, grazie alla Brexit soprattutto, e ad altre ragioni, ha deciso di intraprendere un percorso per una maggiore integrazione in ambito difesa”, continua Batacchi. Protagonista atteso, il neo presidente francese Emmanuel Macron che, potenziale impulso di una nuova Europa, commenta le decisioni «ambiziose» dicendo che non si erano mai visti «passi avanti simili in materia». Ha anche preso la palla al balzo per riaffermare l’importanza di una convergenza europea tra Francia e Germania. Angela Merkel, da parte sua, ha mostrato di concordare dicendo che «la cooperazione tra i due Paesi ha portato a dei risultati positivi.

Sembra proprio che l’Europa sia sulla giusta strada. “Assolutamente, è un passo in avanti che era già evidente dallo scorso Giugno con la strategia dell’Alto Rappresentante Mogherini che, via via con le iniziative successive, si è definita ancora di più nei dettagli”, conferma Batacchi. “Il Consiglio Europeo non fa che confermare e certificare ciò che, in realtà, era già stato fatto da un anno a questa parte. Spiace, però, che i giornali se ne siano accorti, in parte, solo adesso”.

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