domenica, Novembre 28

'Dietro la Costituzione di Renzi l'idea di un governo di pochi'

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Qualora questa riforma passasse non potrebbe diventare a questo punto l’anticamera per un ulteriore rafforzamento dell’esecutivo, con l’elezione diretta del premier o per trasformare la nostra Repubblica parlamentare in presidenziale?

Si tratta di un’idea che è stata ventilata e che rappresenterebbe la riforma di chiusura di un nuovo assetto istituzionale che messo così com’è sembra proprio prefigurare una torsione dell’ordinamento verso un premierato forte. Il punto rimane sempre quello: noi facciamo riferimento alle esperienze dei Paesi democratici più vicini a spiccata caratterizzazione parlamentare o a dei modelli in cui il governo è più forte. Nel primo caso il governo è in ogni caso messo nelle condizioni di operare anche se deve fare i conti con la forza del Parlamento. Nel secondo caso vengono mantenuti comunque degli istituti di garanzia molto forti. Invece il nostro caso non ha eguali in nessun altro paese democratico. Cioè con un Parlamento che a monte non è più l’assemblea democratica rappresentativa dei cittadini ma l’assemblea rappresentativa della forza politica di maggioranza relativa o di minoranza qualificata. E il governo condiziona di fatto da solo l’elezione del Presidente della Repubblica, dei membri del Csm, modifica da solo i regolamenti parlamentari, che può sembrare una sciocchezza ma da questi dipendono molto gli istituti di garanzia e il modo con cui si fanno le leggi. Quindi si può scegliere un modello con un governo più o meno forte, ma in tal caso bisogna corroborare gli istituti di garanzia e anche la rappresentanza delle minoranze. Questo non accade con questa riforma, la quale, ribadisco, ha invece la colpa di vendere fumo e di parlare di modernità ed efficienza e invece ci porta indietro nel tempo e a momenti storici in cui l’efficienza di fatto era soltanto la parola dietro la quale si nascondeva l’idea dell’uomo forte al potere. E non mi pare abbia funzionato bene. Volevo inoltre sottolineare un’altra cosa.

Prego…

Con questa riforma ma anche con la precedente proposta dal governo Berlusconi circa dieci anni fa, si tendeva a far passare un concetto di governabilità che poco ha a che fare con la credibilità e il buon funzionamento del Paese. Si voleva e si vuole far credere ancora oggi che la governabilità dipenda dalla stabilità del potere esecutivo. In realtà la governabilità appunto e il buon governo di un Paese dipendono dalla capacità di fare buone leggi e che siano leggi in cui si riconosca la maggior parte dei cittadini e capaci di essere stabili nel tempo fin quando ovviamente non cambia la sensibilità politica, culturale e sociale sul tema trattato. Se noi invece legittimiamo dei governi espressioni di una minoranza non facciamo altro che creare una instabilità anche giuridica che è tutto il contrario della governabilità e del buon governo. Se la volta successiva dovesse vincere una forza politica diversa si perderebbe un’intera legislatura a fare ‘lo spoils system’ delle leggi che aveva fatto il governo precedente.

Insomma le principali leggi del Paese dovrebbero essere approvate con il più largo consenso possibile…

Dobbiamo avere delle leggi che siano il massimo comune denominatore su cui convergono il maggior numero possibile di forze politiche e che non debbano essere cambiate ogni cinque anni. Quando ci chiedono ma voi che idea avete del Paese noi rispondiamo che vorremmo un Paese più stabile e che dia garanzie e certezze. Ma queste non possono essere costruite con il potere di pochi su tanti.

Logica che rischia di passare anche cambiando la Costituzione….

Che potrà cambiare grazie ad una minoranza e ad una iniziativa governativa. O addirittura, cosa ancora più grave, con un referendum che lo stesso governo chiede. Io invito veramente tutti gli italiani ad andarsi a guardare l’articolo 138 della Costituzione dove si parla appunto della modalità attraverso le quali si può modificare la nostra massima legge e in particolare dei soggetti che possono chiedere il referendum. E il referendum confermativo sulla Costituzione, che è proposto proprio a garanzia del fatto che questa sia la legge di tanti e che quindi anche le minoranze si possano pronunciare e bloccare una riforma che non è condivisa dalla stragrande maggioranza dei cittadini, può essere chiesto da 500mila elettori, da un quinto dei parlamentari di ciascuna Camera oppure da cinque consigli regionali. Ed è veramente grave che il governo, cioè chi propone questa riforma, addirittura si intesti abusivamente la legittimazione a chiedere il voto referendario che è invece un istituto di garanzia e di democrazia messo a disposizione di chi con quella riforma non è d’accordo.

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