mercoledì, Dicembre 1

'Dietro la Costituzione di Renzi l'idea di un governo di pochi'

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Uno scenario riscontrabile altrove?

No, non esiste un Paese che abbia un governo tanto forte come emergerebbe dalla riforma costituzionale applicata e una legge elettorale che dia più seggi con il premio di maggioranza rispetto a quanto una forza politica ne guadagni con il voto. Questo nasconde una doppia truffa perché si fa anche credere agli italiani che dalla riforma dipenda il futuro del Paese quando noi crediamo che questo futuro dipenda probabilmente da altri aspetti. Per esempio dal fatto che i diritti fondamentali dei cittadini non sono più tutelati, che il lavoro è diventato strutturalmente precario, che l’imprenditoria non può contare su un tessuto bancario disposto a finanziare l’iniziativa privata e che le imprese di fatto sono state acquisite all’estero. Dipende dal fatto inoltre che noi abbiamo un sistema di giustizia così lento che anche gli investimenti stranieri non riescono ad arrivare in Italia perché non trovano convenienza ad investire nel nostro Paese per l’incertezza non soltanto del quadro politico ma del quadro della tutela dei diritti. Potremmo insomma parlare a lungo di tutte le criticità del sistema Italia. E invece si è voluto forzatamente spostare le cause della crisi da quelle che sono i problemi reali a quelli che invece sono aspetti fondamentali dell’architettura democratica di un qualsiasi paese fondato appunto su una Costituzione democratica. Dico di più. Lei mi sollecitava ad una riflessione tra il vecchio tentativo di riforma di Berlusconi e questo nuovo.

A che conclusioni è arrivata?

Dico che nel primo tentativo alcune forme di concentrazione del potere erano più blande. Al contrario quello che invece ci preoccupa di più di questa riforma costituzionale è che finisca con l’inserire un governo molto forte a fronte del quale vengono depotenziati sia l’istituto referendario, con l’aumento delle firme necessarie da 500mila ad 800mila, sia l’istituto dell’iniziativa popolare di legge. Insomma stiamo andando esattamente contro la Storia. Noi viviamo una situazione di grave disaffezione dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Non partecipano più alle elezioni, quando si raggiunge il 50% dei votanti ci si ritiene fortunati e per contrastare tutto questo si dovrebbe chiedere un maggiore coinvolgimento della volontà popolare direttamente espressa. E invece che cosa si fa? Si creano governi forti, espressioni di minoranza e si depotenziano le istituzioni di democrazia diretta. Ovvero gli istituti tramite i quali i cittadini possono esprimere appunto direttamente la propria volontà. Insomma tutto il contrario della modernità e dell’efficienza.

Rispetto al referendum non è prevista anche la cancellazione del quorum del 50% più 1?

Sì, ma non ci pare che questa cancellazione riequilibri l’aumento di 300mila firme per poter chiedere un referendum popolare.

Dottoressa, facendo ancora un passo indietro, secondo lei il centro-sinistra prima di Renzi che ruolo ha giocato nella trasformazione della Costituzione. Ci fu a suo tempo un’apertura nei confronti della Lega in senso federalista con il titolo V ma complessivamente non misero in campo un progetto lineare. Che cosa ne pensa?

Su questo le posso rispondere con un’opinione personale e non da giurista. Io sono nel comitato in quanto avvocato e faccio parte del gruppo degli avvocati che hanno già impugnato la legge elettorale presso moltissimi tribunali italiani sollevando delle importanti questioni di costituzionalità. E il giudizio politico lo lascio ai cittadini. Sicuramente la sinistra ha delle responsabilità latenti mentre la destra ne ha di evidenti. Credo innanzitutto che bisogna rifondare il rapporto di rappresentanza e il legame e la fiducia che i cittadini hanno nei confronti delle istituzioni. E non ci pare che questa riforma vada in questa direzione.

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