sabato, Aprile 10

Dietro la cartina libica, gli attori regionali Europa pronta a 'spartirsi' il bottino, ma ci sono anche altri pretendenti

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Da quando il Ministro della Difesa statunitense ha palesato il possibile intervento in Libia a guida italiana, è iniziata a circolare nei mezzi di comunicazione una cartina della Libia divisa in tre parti. Si raffigura la ripartizione geografica tipica della Libia, divisa in Cirenaica, Tripolitania Fezzen.

Questa cartina è interessante per due serie di ragioni. La prima è che mostra la distribuzione territoriale delle risorse energetiche del territorio libico, le quali come ormai è noto sono tra le prime a livello mondiale per quantità, nonché, specialmente per quanto riguarda il petrolio, delle caratteristiche di lavorazione che permette dei costi molto sostenibili. La seconda, è la assegnazione di queste zone all’influenza degli attori europei, ovvero la Tripolitania all’Italia, la Cirenaica alla Gran Bretagna e il Fezzen alla Francia. Questa suddivisione è utile per comprendere l’importanza di un possibile intervento e le zone di influenza dove ogni attore europeo vede i propri interessi da difendere, nonché le volontà future.

Che la Libia sia un territorio da cui gli attori europei abbiano nel corso dei secoli maturato importanti interessi è intuibile anche dalla presa di posizione francese nel 2011, quando in maniera arbitrale decise di intervenire in Libia. Formalmente quell’intervento era motivato dalla difesa e soccorso dei civili che si trovavano in mezzo alla guerra libica, in realtà come quasi tutti sanno era un intervento che mirava alla difesa dei propri interessi, in particolare verso le concessioni che la Total aveva nel territorio libico.

E’ opportuno precisare che l’ipotesi sempre più concreta di un intervento su cui gli attori europei stanno ragionando è dato dalla difesa e ripresa degli interessi economici, dai quali discendono anche i dubbi sulla modalità dell’intervento stesso. Si stima una torta da 130 miliardi di dollari immediati, oltre a guadagni futuri garanti dai compromessi con il Governo di Unità Nazionale e dalla spartizione territoriale riassunta nella famosa cartina. E ad una corretta e realistica analisi, la necessità di imporre prudenza da parte dell’Italia non sembra affatto un dietrofront, quanto invece la necessità di ponderare bene le mosse da fare, considerata la posta in gioco.

Senza contare che l’Italia storicamente e organizzativamente non ha mai mostrato, tantomeno preferito, l’assunzione di un ruolo rilevante durante qualsiasi intervento o guerra. Considerata anche l’opinione pubblica e la situazione economica, la prudenza di Matteo Renzi è fondata. La necessità di un possibile intervento da parte degli attori europei, si è resa indispensabile anche a causa della presenza e influenza crescente sul territorio delle milizie del Califfato Islamico che hanno come principale obiettivo proprio la distruzione o accaparramento delle strutture energetiche territoriali che va ovviamente in contrasto con gli interessi europei.

Uno dei fattori rilevanti che richiede una certa prudenza e strategia in un possibile intervento è la presenza di interessi strategici di diversa natura non solo per gli attori europei, ma anche per gli attori regionali mediorentali, che al momento non sembrano essere per niente coincidenti con quelli europei. Su questa base è evidente che la spartizione della cartina sopra citata potrebbe essere ridefinita proprio in ragione degli interessi di attori regionali sulla questione libica. Per esempio, l’Egitto e l’Arabia Saudita andrebbero posizionati sempre in Cirenaica, insieme alla Gran Bretagna, la Turchia in Tripolitania insieme all’Italia, mentre il Qatar a cavallo tra le tre regioni, prevalentemente nella zona di maggiore influenza delle milizie del Califfato Islamico.

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