mercoledì, Ottobre 27

Diavolo, quel gentile imbroglione

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Non è possibile: per secoli le gerarchie ecclesiastiche ci hanno descritto il diavolo come un essere lercio, prepotente, aggressivo ed ora, contr’ordine, fedeli! ecco che  -come un politico qualsiasi, che smentisce quello che ha detto 15 secondi prima- lo dipingono come un ‘gentile imbroglione’.

Questa descrizione così edulcorata è spuntata nel corso del congresso degli esorcisti, in programma fino a domani in Sicilia, a Monreale (mi emoziona pensare allo splendido Pantocrator che campeggia nella Cattedrale …)
Mi sa che i ‘vade retro, Satana’ vedono troppa televisione e hanno trasferito lo scorato senso di disperazione di noi italiani, frutto della consapevolezza che i decisori pubblici di qualsiasi parte politica mirano per lo più a turlupinarci, in un restyling di Belzebù e compagnia bella.

Dunque, azzerati tutti i diavoletti cornuti e mazzianti l’umanità peccatrice, ecco che il Demonio assume il sembiante di un convincente imbonitore, che cerca di farci inghiottire anche le sfogliatelle più avvelenate.

Con questo cambio di scenario, allora, trasloca anche l’Inferno, che dall’imo fiammeggiante e dolente (ci soccorre il buon Dante: «Per me si va ne la città dolente, / per me si va ne l’etterno dolore,/ per me si va tra la perduta gente») si trasferisce in luoghi in cui non c’è apparente dolore, se non quel ossessionante rovello della cupidigia di potere & denaro.
Luoghi di stucchi e velluti baroccheggianti dove le giovani generazioni, paracadutate con l’ausilio della morte della meritocrazia e la prevalenza della ‘Ditta’ replicano i giochi di accaparramento, utilizzando il format del ‘gentile imbroglione’.

La scuola frequentata pare più quella di un abilissimo ciarlatano, campione del gioco della tre carte, che le gloriose scuole di Partito di un tempo, che so, le Frattocchie o la Camilluccia, quella della Democrazia Cristiana (di cui ho maggiori notizie, viste le mie frequentazioni), diretta da Franco Salvi, consigliere politico di Aldo Moro  -sono debitrice al professor Sergio Zoppi per le notizie al riguardo.

Il ‘gentile imbroglione’ può prendere anche forme muliebri, in genere di supporto al ‘gentile imbroglione in capo’, e parere una madonna fiorentina dall’espressione catatonica. Ho letto da qualche parte di una donna inglese che per 40 anni non ha sorriso per non farsi venire le rughe e sembrare, così, eternamente giovane.
Deve aver passato la sua ricetta a Maria Elena Boschi, ospite di Giovanni Floris qualche giorno fa a ‘Di martedì’, perché, mentre noi ci scompisciavamo per le mazzolate ed i fendenti che sparava a getto continuo Maurizio Crozza, lei pareva che si stesse facendo un ritratto (o una radiografia) e le fosse stato detto di non muovere neanche un muscolo. Vestita come la mia bisnonna ai balli del casinò sociale (alias tubino nero, ma con le maniche, per non essere confusa con le Olgettine, e spillo di brillanti, che glielo avrà regalato il su’ babbino caro), manteneva la posizione con ciglio fermo e asciutto, degno di miglior causa…

Tornando agli esorcisti nostrani, così lontani nella loro immagine da quelli hollywoodiani, sostengono che il Maligno, ormai, si annida nelle sette (può un partito politico ‘liquido’ e in realtà in liquidazione liquefacente essere appellato come tale?) che sarebbero, la Massoneria, Scientology e… Internet.
Un connubio piuttosto folkloristico e mi stupisco che i buoni pretini e fraticelli (ce n’è uno che vive in un vagone ferroviario), non si siano fatti consigliare da Beppe Grillo che, sicuramente, avrebbe messo del suo con la Bilderberg e qualche altra misteriosa forza (diabolica, ça va sans dire) che governa il mondo.
Quanto a Internet, hanno scoperto l’acqua calda! Certo che la malvagità si annida nella Rete, resa più forte da un possibile anonimato; è il web che amplifica le gesta efferate dell’ISIS, che finché, senza possibilità di spettacolarizzazione, se ne restava in lande lontane, non avrebbe messo in scena l’infinito spettacolo della malvagità che gli esseri umani, senza neanche gli aiutini diabolici, sono in grado di mettere in scena: dalla pira del pilota giordano (e il re che, dicono, discendente di Maometto, ha voluto partecipare di persona al vindice raid aereo) alle crocifissioni dei bambini.

Non assolviamoci, però, non facciamoci sconti: il diavolo è fra noi e in noi, senza aderire a sette plagianti; è il consigliori di ruberie e delitti impressionanti; è colui che coltiva il nostro egocentrismo e inaridisce ogni tenerezza, rendendoci anaffettivi. Costituendo un’unica grande setta, chiamata ‘dis-umanità‘.

Mentre scrivevo questo articolo, mi è giunta un’eco di quello di ieri. Una telefonata di Alessandro, mio figlio, mi rivela che l’’ANSA‘ ha appena mandato in rete un’intervista ad un programmista regista RAI, che vuole rimanere anonimo, sul giallo Majorana. Riporto:  «Si infittisce il giallo su Ettore Majorana. Dopo la conferma da parte della Procura di Roma che il fisico catanese scomparso nel 1938 era vivo nel periodo 1955-1959 e si trovava nella città venezuelana di Valencia, oggi è il turno di un testimone oculare che, in un’intervista all’ANSA, assicura di aver incontrato lo scienziato all’inizio degli anni ’80 a Roma. “Majorana era sicuramente vivo nel 1981 ed era a Roma. Io l’ho visto“, riferisce il testimone spiegando di averlo incontrato nel centro della Capitale insieme a monsignor Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas romana. Era un senzatetto, che poi è stato riportato nel convento dove era ospitato, afferma il testimone. “Sono stato tra i collaboratori più vicini di monsignor Di Liegro e con lui abbiamo incontrato Majorana probabilmente il 17 marzo 1981. E non è stata l’unica volta, l’ho incontrato in tre-quattro occasioni“, prosegue l’uomo -un programmista regista originario della Calabria, ma trasferitosi a Roma da giovan – che chiede di mantenere l’anonimato».
La notizia mi fa chiedere quanti segreti così si sia portato nella tomba Monsignor Di Liegro, il grande, misericordioso apostolo dei miseri e degli emarginati.
Lo zelatore del primo santo rom. Era il cappellano dei minatori di Marcinelle l’anno dopo della terribile tragedia, avvenuta l’8 agosto 1956, dove in 262, di cui 136 italiani, persero la vita nell’incendio della miniera.
Ha prestato la sua opera di mediatore fra Stato e terroristi espatriati, convertendone tanti (me li ricordo ai suoi funerali a San Giovanni in Laterano, trasmessi in diretta tv, coi Presidente Oscar Luigi Scalfaro e Romano Prodi …). La sua eroica Caritas romana …
Era lui che, a differenza degli esorcisti, richiamava in ognuno il proprio lato angelico.
Parlandogli, accogliendo le sue confidenze e assorbendo i suoi sfoghi. L’ho provato sulla mia pelle, ne sono stata testimone. Lo sento talvolta accanto a me, anche un po’ ruvido nei modi. La verità non può travestirsi d’ipocrisia analgesica. La verità si scrive con la maiuscola. Come la scrisse don Luigi.

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