martedì, Settembre 28

Diavolo di un giornalista

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Tra i giornalisti ci sono ‘diavoli’ nel senso di soggetti di straordinaria abilità, e benvenuti, ci sono ‘diavoli’ in virtù di loro comportamenti o frequentazioni, e purtroppo, poi ci sono quelli che si dedicano attivamente alla caccia ai diavoli. (Ci sarebbero anche i proverbiali ‘buoni diavoli’, ma reperirli tra di noi è sempre più difficile). Tra i giornalisti cattolici c’è una filiera di rancorosi odiatori di Papa Francesco che considerano il Papa argentino poco meno che alla stregua di un diavolo. E in qualche caso pure peggio. Oggettivo capofila per autorevolezza ne è Sandro Magister, già principale firma de ‘l’Espresso’ sulle questioni ecclesiali. Di buone capacità e pessimo carattere è stato molto legato al potente Cardinale Camillo Ruini, che fu Vicario di Roma e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana sia con Karol Wojtyla che con Joseph Ratzinger. Quanto oggi Magister sia ancora vicino a Ruini non sapremmo dire (crediamo molto meno, speriamo quasi per nulla), ma su questo delicatissimo piano a ciascuno davvero unicamente il suo. In ogni caso è sempre accurato per quanto riguarda i fatti in sé, tanto quanto spregiudicato nella loro collazione e giudizio. Titolare di ‘www.chiesa.espressonline.it’, vi ha internamente collocato anche il proprio Blog ‘Settimo Cielo’ su cui il 28 aprile 2016 ha pubblicato ‘Spaemann: “E’ il caos eretto a principio con un tratto di penna”’. Contiene la traduzione italiana dell’intervista del Professor Robert Spaemann all’edizione tedesca di ‘Catholic News Agency’, assai critica dell’operato papale con particolare riguardo all’esortazione postsinodale ‘Amoris laetitia’.

L’articolo è stato ripreso nei giorni successivi da altri, da Matteo Matzuzzi su ‘il Foglio’ a ‘Gianburrasca’ su ‘Libertà e Persona’. Sino a quando non è capitato sotto gli occhi cupidi e le mani anelanti di Antonio Socci, di cui ci siamo ripetutamente occupati su ‘L’Indro’. Intendiamoci, Socci è persona di intelligenza, capacità e originalità. Peggio. Perché tutto questo lo porta a ritenersi una specie di vero (e quasi unico) Vicario di Dio in terra, pronto ad assegnare a ciascuno il proprio posto in cielo o più frequentemente negli inferi. Come Minosse, lo «Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia: / essamina le colpe ne l’intrata; / giudica e manda secondo ch’avvinghia» che Dante pone nel V Canto del suo ‘Inferno’. Similmente il nostro Minosse contemporaneo ‘giudica e manda’ chiunque secondo il proprio imperscrutabile giudizio. Così su ‘Libero’ di domenica 1 maggio (che peraltro titola in prima in maniera soft ‘Una biblioteca contro Francesco. Quanti saggi anti-Papa’) ripropone una efficace, pesantissima, scelta delle parole di Spaemann. «Che si tratti di una rottura è qualcosa che risulta evidente (…)». «Il caos è stato eretto a principio con un tratto di penna. Il papa avrebbe dovuto sapere che con un tale passo spacca la Chiesa e la porta verso uno scisma. Questo scisma non risiederebbe alla periferia, ma nel cuore stesso della Chiesa». «(…) ogni singolo cardinale, ma anche ogni vescovo e sacerdote è chiamato a difendere nel proprio ambito di competenza l’ordinamento sacramentale cattolico e a professarlo pubblicamente. Se il papa non è disposto a introdurre delle correzioni, toccherà al pontificato successivo rimettere le cose a posto ufficialmente».

Questo quanto a giudizi di Spaemann, e va bene, cioè secondo noi va male però libertà di espressione. Molto meno bene l’operazione truffaldina di contestualizzazione ed avvaloramento che deformando le cose Socci compie. Il diavolo, probabilmente’ raccontavamo ne ‘il Contrappunto precedente del 2 maggio 2016. E il diavolo, notoriamente, ha come prima caratteristica quella di voler far credere che demoniaci siano gli altri e poi, come pure risaputo, sta nei dettagli. Che nella comunicazione e nel giornalismo sono massima sostanza. Il ritratto di Spaemann era stato infatti così tratteggiato da Magister. «Il professor Robert Spaemann, 89 anni, coetaneo e amico di Joseph Ratzinger, è professore emerito di filosofia presso la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera. È uno dei maggiori filosofi e teologi cattolici tedeschi. Vive a Stoccarda. Il suo ultimo libro uscito in Italia è: ‘Dio e il mondo. Un’autobiografia in forma di dialogo’, edito da Cantagalli nel 2014». Per rafforzarne l’autorità Socci lo rende «il più importante filosofo cattolico vivente» e «amico personale di Joseph Ratzinger», quest’ultimo passaggio necessario per sferrare l’affondo finale, posto dopo la summa delle parole dello studioso tedesco con parole proprie «Di certo il giudizio di Spaemann è condiviso da molti vescovi e cardinali (…). (…) E’ plausibile ritenere che ne abbia parlato pure con l’amico Joseph Ratzinger». Una comunque non smentibile supposizione che per il lettore diventa direttamente avallo in toto della intemerata di Spaemann, e per traslato anche di quella di Socci, oltre che di tutte le sue tesi pregresse e a venire. Ad incorniciare il moderato titolo che fa per il proprio Blog (www.antoniosocci.it): ‘Il filoso amico di Ratzinger ammonisce Bergoglio: vai contro la legge di Dio e rischi di provocare un tragico scisma’. E tutto torna.

Così sono blindate ‘di fatto’, un ‘fatto’ artatamente forzato da Socci coinvolgendo direttamente anche l’autorità dell’ex Papa Benedetto XVI, le altre dure tesi contro Bergoglio che nel prosieguo del pezzo vengono riprese da Paul Collier, docente di Economia e Politiche pubbliche a Oxford, e dagli italiani Geminello Alvi, economista dai multiformi interessi, Loris Zanatta, storico e docente nell’Ateneo di Bologna, Flavio Cuniberto, docente a Filosofia di Perugia. Il tutto concorre a giustificare la definitiva scomunica socciana: «(…) papa Onorio (VII secolo) (…) per molto meno fu condannato dal III Concilio ecumenico di Costantinopoli e dai suoi successori». Evidentemente se il giocare sul filo di demòni e dèmonizzazione è da parte nostra scherzoso espediente narrativo, tale non è affatto per altri. E di questo passo possiamo attenderci come imminente il passaggio da una posizione anti-Papa, direttamente all’autoproclamazione di Antonio Socci ad Antipapa Antonio I.

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