lunedì, Novembre 29

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Li chiamano diaosi e sono i ‘perdenti‘ della Nuovissima Cina. Di origini umili, con un salario misero, senza una casa di proprietà, in continua ricerca di una donna ma sempre inchiodati davanti al pc, i diaosi hanno un’età tra i 20 e i 40 anni e si propongono come antagonisti dei gaofushuai, termine con il quale i cinesi chiamano quelli belli, alti e ricchi. E’ stato proprio il desiderio di rivalsa rispetto a quanti si sono affermati socialmente -e a quanti lo hanno fatto con mezzi discutibili- a istillare nei giovani cinesi marginalizzati il bisogno di sentirsi parte di un gruppo. Anche a costo di riconoscere la propria natura nerd.

La parola ha appena tre anni di vita e ha raggiunto la notorietà soltanto nel 2012 sulla scia del successo di Weibo, il Twitter ‘in salsa di soia’, perdendo progressivamente l’accezione negativa degli esordi. Il sito CivilChina traccia la storia del meme attraverso ‘micro eventi’, partendo dal San Valentino del 2011, quando il termine diaosi comparve sul web mantenendo nell’84% dei risultati il suo significato dispregiativo, fino ad arrivare all’uscita nelle sale di Titanic in 3D. Era l’aprile 2012 e il personaggio di Jack Dowson, un artista squattrinato che si trasforma in un eroico protagonista interpretato da Di Caprio, viene ripreso dai netizen cinesi come esempio positivo di diaosi

Dal grande al piccolo schermo, il nuovo nome ha finito per ispirare un programma grottesco trasmesso sul portale internet Sohu.com. Uno show a puntate sui fallimenti lavorativi/amorosi dei diaosi che dal 2012 è stato mandato in streaming 1,5 miliardi di volte, salvo poi finire vittima della censura nell’ambito di un giro di vite scatenato recentemente dalla State Administration of Press, Publication, Radio, Film and Television (SAPPRFT) per ripulire il web dai contenuti disdicevoli.

La portata virale del fenomeno viene associata dal ‘People’s Daily’ alle caratteristiche proprie del mezzo di internet. La rete è uno spazio virtuale in cui si’copia’ e rielabora’ del materiale, scrive il quotidiano del Partito. I giovani finiscono per partecipare passivamente allo sviluppo di una cultura popolare che si riproduce attraverso un processo di emulazione a catena. Complice la voglia di seguire una moda, di mettersi in mostra e riconoscersi in una categoria sociale ora che il tessuto connettivo comincia a scricchiolare: si dice spesso che il rapido ‘arricchimento glorioso’ innescato dalle riforme anni ’80 – e affiancato da un processo di urbanizzazione confuso- abbia dato vita ad una generazione smarrita, priva di ideali e schiava del dio denaro.

Il periodo storico non aiuta. I diaosi sono quasi sempre balinghou ovvero ragazzi nati negli anni ’80, e pertanto spesso cresciuti come figli unici sotto il regime di controllo delle nascite. Un dettaglio da non trascurare considerando l’identikit tracciato da Science secondo il quale i figli unici sarebbero meno competitivi, meno sicuri di sé e meno inclini al rischio dei loro connazionali con fratelli.

Un recente sondaggio effettuato dallo sviluppatore di viedogame Giant Interactive Group rivela che i cinesi a riconoscersi nella tipologia dei diaosi sono ben 526 milioni, ovvero il 40% della popolazione. In media guadagnano 6000 yuan (circa 720 euro) al mese, due terzi di loro non ha una ragazza e più del 94% spende gran parte del proprio tempo online. Ma il termine è diventato così popolare da aver assunto un’accezione più ampia: quella del cittadino comune che affronta le difficoltà della vita a prescindere dallo status sociale o dal conto in banca. Tanto che persino ‘paperoni’ come Shi Yuzhi, ex Amministratore delegato di Giant, e Zhou Hongyi, cofondatore di Qihoo 360 Techonology, non hanno esitato a includersi pubblicamente nel gruppo.

Anche tra i diaosi non mancano, infatti, sporadiche storie di successo. E’ questo il caso di Li Hai, 31 anni, un tempo disegnatore pubblicitario e oggi acclamato scrittore di romanzi sportivi. Dopo essersi registrato su Qidianwenxue, la più grande piattaforma online con servizi a pagamento, con il suo libro d’esordio Do You Care That I Play Soccer? Li ha incassato 1500 yuan in un solo mese. Una bella cifra se rapportata al suo vecchio stipendio da 700 yuan. Tempo fa, intervistato dalSouth China Morning Post’, Li ha spiegato il segreto del suo successo così: «I miei romanzi sono diventati tanto popolari perché le mie storie riflettono i sogni della generazione dei diaosi. Persone che non sono realizzate nella vita reale, ma che nei miei libri ottengono ciò che vogliono. I diaosi possono diventare ricchi e famosi, e possono anche trovare molte ragazze. Tutto questo può sembrare superficiale, ma questi sono i loro sogni. Ognuno ha bisogno di speranze per sopravvivere e riuscire a sopportare il peso della vita».

Le statistiche rivelano che i diaosi percepiscono in media un salario mensile di 6001-8000 yuan se uomini, e 3001-6000 yuan se donne. Il fatto che un cinese residente a Pechino guadagni sui 3039 yuan suggerisce che la maggior parte di quanti si definiscono ‘perdenti’, in realtà, hanno un reddito superiore alla media. Ma se l’aumento dei salari è un trend assodato ormai in diverse province della Cina, il tempo delle scalate sociali è finito. Lo dimostra una ricerca condotta congiuntamente dalla Nanjing Audit University e dalla London School of Economics sulla base della quale emerge che chi negli anni 2000 si trova alla base della piramide sociale è più facile continui a rimanervi rispetto a chi era nella stessa situazione alla fine del secolo scorso. D’altra parte, un accesso facilitato all’istruzione sta riversando nel mercato del lavoro un surplus di giovani beneducati in cerca di una professione remunerativa e di prestigio. I diaosi sono normalmente quanti non riescono a raggiungere le posizioni apicali.

Se è vero che questi ‘perdenti’ hanno in genere meno soldi e prestigio dei super-ricchi, tuttavia, la loro numerosità sta destando l’interesse di colossi della rete cinese quali il colosso dell’e-commerce Alibaba, Tencent e YY.com. Come fa notare il ‘Wall Street Journal, il potere di spesa dei diaosi deriva principalmente da due fattori: l’aumento dei costi e l’emergere di un’economia per così dire virtuale. Archiviata l’ipotesi di riuscire a mettere le mani su beni di lusso, chi si definisce diaosi preferisce puntare su uno shopping di più basso profilo, e spesso lo fa davanti a una tastiera. Tencent, l’operatore che gestisce il servizio di instant messanger QQ, ha dichiarato che i suoi 89 milioni di clienti hanno speso 20 dollari a testa nel terzo trimestre del 2013 per capi d’abbigliamento e accessori ‘virtuali’ destinati ai loro avatar.

Diverso l’approccio di Alibaba. La creatura di Jack Ma lo scorso anno si è data alla finanza online con la creazione di Yu’e bao, un fondo di money market che a gennaio contava già oltre 49 milioni di utenti e aveva maturato più di 40 miliardi di dollari di investimenti. La nuova piattaforma è rivolta sopratutto a chi non possiede risorse sufficienti per investire nei fondi tradizionali, che prevedono soglie minime più alte; non a caso il cliente medio di Yu’e bao ha 28 anni e un conto di appena 800 dollari. Questo non vuol dire che chi ripiega sulla finanza online debba necessariamente considerarsi un diaosi, ma la dimestichezza con internet, la giovane età e un budget economico ristretto rendono la categoria dei ‘perdenti’ un interlocutore particolarmente attraente per gli operatori del web. Secondo Sohu Business, il tempo delle spese folli sta finendo anche per il gigante asiatico. La crescita economica non è più quella a due cifre degli anni del ‘miracolo cinese’ e pare che l’acquisto dei beni di lusso, divenuto nell’ultimo decennio marchio di distinzione dei nuovi ricchi, stia registrando un netto calo.diaosi, con i loro acquisti oculati, sono destinati a diventare  «i consumatori mainstream» scrive ‘The Atlantic’.

Nel 2013, la compagnia di ricerca pechinese Analysys International ha battuto a tappeto gli uffici del Paese per studiare il fenomeno in maniera analitica. A riconoscersi nella figura del diaosi sono stati il 90% dei programmatori e dei giornalisti intervistati, l’80% degli impiegati nel settore dei servizi e del marketing. Mentre la percentuale più bassa, nemmeno a dirlo, è stata riscontrata tra i dipendenti pubblici al soldo del Governo o direttamente del Partito comunista cinese.

 

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