domenica, Settembre 19

Dialoghi coreani: con Seul tra incudine (Pyongyang) e martello (Washington) I dialoghi tra Nord e Sud Corea del 9 gennaio nell’analisi di Francesca Frassineti, analista ISPI

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Kim Jong-un ha dichiarato di avere, sulla scrivania del proprio ufficio, il famigerato ‘bottone nucleare’ con il quale sarebbe in grado di distruggere una qualsiasi area degli Stati Uniti d’America (a cui il Presidente americano Donald Trump, provocatoriamente, ha risposto di avere sulla propria scrivania, un bottone ancora più grosso e funzionante). Al netto della veridicità o meno di queste affermazioni e delle sparate più o meno propagandistiche di Kim Jong-un e Donald Trump, si può intuire in filigrana una precisa strategia nordcoreana: l’avvicinamento delle due Coree a scapito dei rapporti fra la Corea del Sud e gli Stati Uniti.
Questo è un punto molto interessante della vicenda, che apre a moltissimi interrogativi, tutti di difficile soluzione. In che modo, infatti, la Corea del Sud potrebbe svincolarsi dalla sua alleanza con gli americani? Come la prenderebbero gli statunitensi? Ma soprattutto, cos’ha davvero in mente Kim Jong-un?

L’apertura nord coreana, infatti, pur cogliendo al balzo la richiesta (o meglio, l’auspicio) del Presidente sudcoreano Moon, formulata in occasione della sua elezione, di una riapertura dei rapporti fra le due Coree, potrebbe anche essere una semplice provocazione per minare alla base la fiducia dei due alleati suoi nemici, uscendone così più rafforzato. Lo dicevano anche i romani, d’altronde: divide et impera, separa e comanda. Uno degli obiettivi politici delle provocazioni nucleari missilistiche del Nord è sempre stato quello di allontanare Seul da Washington, di sfruttare qualsiasi divergenza che possa emergere nel rapporto tra questi tradizionali alleati. Seul ovviamente non può permettersi di abbandonare l’alleanza con Washington, perché Washington è il garante da 70 anni della sicurezza della Corea del Sud. Quindi anche nelle ultime dichiarazioni la Corea del Sud ha affermato che condurrà questi dialoghi con il Nord e che qualsiasi ulteriore passo avanti nei rapporti inter-coreani verrà fatto in coordinamento totale con Washington”.

Donald Trump, dal canto suo, ha accolto con una certa cautela questa dichiarazione di colui che egli chiama, con un certo grado di derisione e disprezzo, ‘Rocket man’: pur prendendosi i meriti di questa apertura, sostenendo in un tweet del 4 gennaio che senza la propria fermezza e durezza nei confronti del regime di Pyongyang, con ogni probabilità, non sarebbe avvenuta, il Presidente Trump ha dichiarato che sarà tutto da vedere a che cosa porterà la riapertura dei canali fra le due Coree Nikky Haley, ambasciatrice per gli Stati Uniti presso l’ONU, ha infatti dichiarato che senza la rinuncia al nucleare della Corea del Nord, ogni accordo è fuori discussione. Quali sarebbero le reazioni degli Usa, dovesse avvenire quanto progettato da Kim? “Sicuramente Washington ha risposto in maniera positiva al fatto che le due Coree si incontreranno Martedì prossimo, ma ha riaffermato la sua posizione. Non sono in alcun modo disposti a fare alcuna concessione al Nord finchè questo non sarà disposto a rinunciare in maniera unilaterale al programma nucleare. Quindi ancora una volta dall’Amministrazione Trump è arrivata una risposta di intransigenza più totale. Quindi per ora quello che l’Amministrazione sudcoreana sta facendo è: da un lato perseguire il ripristino del dialogo inter-coreano, dall’altro rassicurare Washington sul fatto che ciò non corrisponde ad acconsentire ad alcuna concessione”, afferma Frassineti.

A questo punto, come cambierebbe il quadro con una Corea del Sud in qualche modo dialogante con Kim e in frenata sulla linea americana? “Dopo i Giochi bisognerà vedere come Kim Jong-un risponderà alla ripresa delle esercitazioni congiunte”. Le esercitazioni congiunte sono un fattore molto rilevante quando si parla delle tensioni sulla penisola coreana. “Tradizionalmente anche nel discorso di capodanno Kim Jong-un ha chiesto che vengano interrotte, invece per ora ci si è accordati soltanto per un rinvio alle para olimpiadi di marzo. Il fatto che siano state posticipate è un elemento molto positivo dal mio punto di vista, perché potrebbe creare una finestra di opportunità per attuare la proposta di Russia e Cinaquella del doppio congelamento. Ovvero la sospensione delle esercitazioni congiunte in cambio della sospensione dei test nucleari missilistici. Quindi sono tutte misure, come il ripristino di un dialogo delle Coree, per ridurre i livelli di tensione. Poi ovviamente bisognerà vedere come risponderà l’Amministrazione Trump”.

Quello che, tuttavia, rimane difficile da capire riguarda i test missilistici nordcoreani: all’apertura di Kim ci si sarebbe aspettati una, pur momentanea interruzione dei lanci di razzi, ma, a quanto sembra, un nuovo test dovrebbe essere in programma per la fine di questa settimana o, al massimo, all’inizio della prossima. Ci sono tutti i segnali di un imminente lancio, osservando le basi da cui, solitamente, questi lanci vengono effettuati. Come può spiegarsi questa scelta? Nonostante la stampa e nonostante lo stesso leader abbiano affermato che il programma nucleare missilistico fosse già arrivato al completamento, “la Corea del Nord ha necessità di ottenere un deterrente affidabile nei confronti degli Stati Uniti”, spiega Frassineti, ovvero “la capacità di miniaturizzare una testata nucleare ed istallarla su un missile intercontinentale per colpire il territorio degli Stati UnitiPer poterlo fare è necessario il perfezionamento ulteriore dell’arsenale, sia nucleare che missilistico. Ci sono ancora alcune questioni tecniche che devono essere perfezionate, in particolare la fase del rientro nell’atmosfera terrestre dei missili intercontinentali, quindi permettere di sopravvivere in qualche modo, al calore e alla pressione che questa fase impone. Quindi, appunto, i successivi lanci sono volti al perfezionamento di un arsenale che deve essere affidabile per poter garantire una sicurezza al regime nordcoreano”.

Il 2018 è appena iniziato e ha già sembra respirarsi un’aria diversa nella Penisola coreana. Sarà solo il tempo a dirci se questa nuova aria schiarirà i cieli dell’Estremo Oriente o porterà solo ulteriore tempesta.

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