giovedì, Luglio 29

Dialoghi coreani: con Seul tra incudine (Pyongyang) e martello (Washington) I dialoghi tra Nord e Sud Corea del 9 gennaio nell’analisi di Francesca Frassineti, analista ISPI

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Il 9 gennaio potrebbe essere un giorno decisivo per le relazioni fra le due Coree. Quel giorno si terrà, infatti, un incontro fra i vertici dei due Stati -divisi da ormai una sessantina d’anni dal 38° parallelo nord che potrebbe cambiare quella che è la natura delle relazioni fra la Corea del Nord e la Corea del SudMa è davvero così? Lo chiediamo a Francesca Frassineti, analista ISPI. “Per ora è necessario mantenere la massima cautela. Sicuramente è molto positivo che nella notizia di oggi il Nord ha accettato di incontrare esponenti del Ministero dell’unificazione della Corea del Sud il prossimo martedì. Ma non dobbiamo aspettarci troppo, in particolare per quanto riguarda la questione del nucleare nordcoreano”.

La ragione ufficiale dell’incontro, infatti, riguarda le modalità di partecipazione degli unici due atleti nordcoreani qualificatisi per le Olimpiadi invernali che, quest’anno, si terranno a Pyeongchang, in Corea del Sud, ma dietro questo incontro potrebbe celarsi qualcosa di ben più grosso dell’organizzazione di un semplice, benché importante, evento sportivo. Di che cosa si parlerà in questo incontro, oltre alle questioni relative alle olimpiadi? “Il Governo di Seul ha ufficialmente confermato che verrà discussa soltanto la partecipazione nordcoreana alle olimpiadinvernali del prossimo febbraio che si terranno a Pyeongchang. Quindi ha escluso che si discuterà di ulteriori questioni e quindi sicuramente dobbiamo aspettarci che discuteranno di questioni tecniche, legate alla partecipazione di una delegazione del Nord, anche se poi dovranno discuterne con il comitato olimpico. Quindi ci sono vari tecnicismi”, afferma Frassineti.

Gli osservatori ritengono che potrebbe essere un’occasione per discutere sulla questione del nucleare nordcoreano. “È necessaria cautela perché il discorso di capodanno del leader nordcoreano ha di nuovo confermato che la Corea del Nord non è disposta a trattare e negoziare sul nucleare. Come sappiamo dal lancio del Hwasong-15 del 29 novembre, i media ufficiali della Corea del Nord ricordano come il programma missilistico nordcoreano è giunto al completamento. Ancora una volta Kim Jong-un ha confermato quanto il programma nucleare sia irreversibile e irrinunciabile, anche se ne ha confermato la natura prettamente difensiva e la natura di deterrenza del programma non convenzionale. Quindi bisogna ricordarsi che per la Corea del Nord il programma è irrinunciabile e non è assolutamente negoziabile, ed è un elemento che li pone in netta contrapposizione rispetto al Governo di Seul. Quindi sul nucleare continuano ad essere in forte disaccordo”.

L’incontro si terrà a Panmunjon, in Corea del Sud, nei pressi dell’area demilitarizzata che separa le due Coree e che è costantemente presidiata dagli eserciti: la Corea del Nord e la Corea del Sud hanno firmato nel 1953, al termine della Guerra di Corea, un armistizio, non un trattato di pace: tecnicamente, sarebbero ancora in guerra. La riapertura di Kim Jong-un, d’altronde, è solo uno (ma forse il più evidente e clamoroso) passo fatto per il riavvicinamento dei due Stati nemici: la linea telefonica che collega direttamente le due Coree, rimasta silente per lungo tempo, è ricominciata a squillare. Il leader nord coreano Kim Jong-un, nel suo discorso di inizio anno, ha sorprendentemente parlato di una possibile apertura al dialogo nei confronti del Presidente sudcoreano Moon Jae-in, a due anni dall’interruzione dei rapporti fra le due Coree.

Secondo alcuni analisti, questa apertura va presa sul serio, poiché il Presidente nordcoreano si è esplicitamente rivolto al suo omologo sudcoreano, appellandosi a lui per titolo e nome e, di fatto, riconoscendone la legittimità. E il fatto che queste parole vengano dal leader supremo in persona non dovrebbe lasciare adito a dubbi. Kim Jong-un ha, infatti, parlato di ‘primo passo’, il che ne presuppone altri. Fino ad ora Kim Jong-un è rimasto indifferente verso l’apertura del Sud, sottolinea Frassineti. Infatti, il Presidente sudcoreano da quando si è insediato nel Maggio di quest’anno, ha sempre confermato di voler mantenere aperta la porta del dialogo. Ha sempre affermato di essere disposto in qualunque momento ed in qualunque luogo a sedersi e riattivare un dialogo con il Nord alle giuste condizioni. “Questa è una prima apertura da parte del regime di Kim Jong-un nei confronti del Sud, da quando il Presidente sudcoreano è in carica. Allo stesso tempo però, molti ritengono che uno degli intenti del regime nordcoreano con quest’aperturasia di mettere il Governo sudcoreano in profonda difficoltà nei confronti di Washington. Infatti, anche il fatto che il Governo sudcoreano abbia annunciato che il tema del dialogo di martedì prossimo sarà soltanto sulla partecipazione del Nord alle olimpiadi, è anche per fugare eventuali preoccupazioni di Washington in merito alla possibilità che il Sud acconsenta a delle concessioni limitate nei confronti del Nord. Quindi la decisione di questo incontro tra Nord e Sud per il ripristino dei rapporti coreani è sicuramente un elemento positivo, ma allo stesso tempo, l’altra faccia della medaglia è sempre il solito dilemma per l’Amministrazione sudcoreana. Ovvero, da un lato fare di tutto per diminuire i livelli di tensione e i rischi di un conflitto sulla penisola coreana, e dall’altroil tentativo di agire in maniera un pò più autonoma da Washingtonindebolisce in qualche modo l’alleanza che dura da circa 70 anni”.

Ma tutto questo fa venire in mente un’altra domanda, ancora più difficile: come potrebbe realizzarsi questa distensione? Sicuramente, afferma Frassineti, “la Corea del Sud aspira ad agire con un facilitatore per quanto riguarda il dossier del nucleare nordcoreano, ma allo stesso tempo bisogna ricordare che il ruolo della Corea del Sud nell’ambito del programma nucleare non è riconosciuto da Pyongyang che vuole dialogare soltanto con gli Stati Uniti per quanto riguarda il programma nucleare. È dagli Stati Uniti che vuole ottenere il riconoscimento di potenza nucleare. Quindi Il Sud può agire come facilitatore per ridurre il livello di tensionema poi al momento di riattivare il dialogo sul nucleare non ha alcun ruolo effettivo riconosciuto dal Nord. Il Nord sta tentando di ‘allontanare’ il Sud da Washington, infatti nel discorso ufficiale si faceva riferimento alle esercitazioni congiunte, al fatto che il Sud deve impedire a Washington di riportare armi nucleari sulla penisola coreana. Quindi sicuramente tutto questo pone il Sud in difficoltà nel confronti di Washington, nonostante il Sud abbia sostenuto fino ad ora l’approccio di ‘massima pressione’ voluto da Trump al cento per cento”.

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