mercoledì, novembre 14

Di Maio e Cinque Stelle: ma fino a che punto il fine giustifica i mezzi? Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 8

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«Ma fino a che punto il fine giustifica i mezzi?» viene da chiedersi osservando i comportamenti politici, parlamentari e soprattutto di Governo del Movimento Cinque Stelle. Comunque con la simpatia e la partecipazione di chi oltretutto li ha votati, anche perché tra i voti ‘civili’ che si potevano esprimere alle ultime Elezioni Politiche del 4 marzo (2018) quello ai ‘ragazzi di Beppe Grillo’ era praticamente l’unico sensato. (Alternative: l’invotabile Putto di Rignano sull’Arno e il suo Partito Distrutto, i suoi Alleati che comunque a quel mulino portavano l’acqua, l’operazione da puro ceto politico che va sotto il nome di ‘Liberi e Uguali’ o forse andava essendo difficile che mangino il panettone ma forse neppure il cocomero ferragostano, i simpatici e velleitari pasticcioni di ‘Potere al popolo’. Tutti gli altri non si potevano neppure prendere in considerazione, in una logica kierkegaardiana, per motivi estetici prima ancora che etici o religiosi).  

E dunque «sine ira et studio» si prova a giudicare il comportamento del M5S, con approccio tacitiano («senza animosità o parzialità» Tacito, Annales 1, 1, 3). Specialmente, appunto, quell’accettare via via che Matteo Salvini domini la scena pur di salvaguardare propri spazi di azione. Come era forse prevedibile, ma certo non in queste dimensioni. Anche i Sondaggi, per quel che valgono (dipende: alcuni valgono molto, se non altro come indicazione, altri non valgono nulla, neppure la carta su cui sono scritti o i file su cui sono composti), anche i Sondaggi dicevamo confermano questo suo trend clamorosamente ascensionale. Con i Cinque Stelle (versione Luigi Di Maio) che sembrano, e probabilmente sono almeno in una parte del gruppo apicale, comunque convinti che occorra tenere duro anche a costo di pagare i pur pesanti prezzi connessi all’avallare certe posizioni e soprattutto operatività da parte del leader neoleghista e dei suoi sodali. Anche rispetto al proprio elettorato, storico o più recente che sia. Con le conseguenze che si vedono.  

«Il fine non giustifica i mezzi, i mezzi prefigurano il fine» diceva il Mahatma (Grande Anima) Gandhi, almeno nella italica versione pannelliana. E quindi quando si usano mezzi cattivi, o sbagliati, o addirittura configgenti e controproducenti rispetto alle prospettive  che ci si è dati, poi ne consegue uno stravolgimento. E dunque per perseguire i propri pur lodabili fini di Governo, può il M5S cedere pezzi della propria sovranità? Per loro è arrivato il momento del fare i conti con la propria origine primeva, e decidere appunto quanto sia lecito. E quanto sia producente. E’ questa ora la cruciale battaglia in corso, prima di tutto interna ed interiore, e soprattutto riguardo alla propria identità ed al substrato anche di militanti. Le prossime settimane, e mesi, metteranno ancora più in chiaro questa partita. In tempi brevi potrebbe teoricamente anche pagare, pure se nel caso specifico neppure questo. Ma veramente da osservare è il ‘traguardare’ in prospettiva. E allora no, davvero il fine non giustifica i mezzi, ma i mezzi prefigurano il fine. Quanto ai ‘fini’ di questo Governo meriterà presto analiticamente riscontrarli. Intanto Gandhi osserva, riflette e spera. Nella nostra dimensione anche noi, che a fronte dell’attesa salvifica di Salvini (nomen omen) ed al crescere del ‘grido di dolore’ che sale dalla pancia del Paese sintetizzabile con «Quando arriverà finalmente Salvini a mettere a posto le cose» vivamente speriamo mai. Ma non si sa mai.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’