giovedì, Ottobre 21

Di Maio – Cattaneo: le scuse e il pensiero unico Libertà di pensiero non significa libertà di imporre il proprio pensiero e implica la libertà di non vederselo imporre da altri, chiunque siano gli altri, il giovanotto di Pomigliano, con il suo 'pensiero' giustizialista e superficiale, piuttosto che la scienziata-senatrice-sentinella armata secondo la quale è la 'scienza' quella che deve decidere sulla verità sulla base delle prove e delle misurazioni

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Colpiscono due vicende, apparentemente diverse, e apparentemente di livello molto diverso, ma da avvicinare perché, temo (e lo dico con sincerità: temo) sono del medesimo ordine logico, meglio sociale, meglio ‘culturale’ … qui tra virgolette e vedrete presto perché.

La prima è la solita volgarità del solito politicante nostrano, uguale sempre a sé stesso e ai suoi simili -che poi sono la totalità- … dei politicati, ma, ahimè non solo. Il politicante in questione è il solito immarcescibile Luigi Di Maio. Che, non avendo forse nulla di meglio da fare, e infatti non ha da fare anche se finge di fare, fa una dichiarazione iper-compunta a proposito del fatto che l’ex Sindaco di Lodi, Simone Uggetti, è stato accusato di ogni malversazione possibile e messo alla gogna, come al solito, dai soliti stellini, ma anche dai soliti ‘stampini’ (cioè: piccoli giornalistini) d’occasione. È una prassi alla quale siamo ormai abituati e, purtroppo, resi partecipi dall’andazzo generale. Quello stesso andazzo che sta portando quietamente, ma irreversibilmente, ad un sistema giudiziario direttamente sotto il controllo della politica e incapace di agire ‘contro’ i potenti. Che poi è la fine che fa sempre il giustizialismo, specie quello cretino, gestito in maniera inconsapevole da giustizialisti della Domenica.
Perché, lo scorso 28 maggio, il brillante aspirante Camillo Benso, presa buona nota del fatto che il predetto Uggetti era stato scagionato, si è contrito e ha chiesto scusa al medesimo, considerando anche in modo pensoso e forse autocritico, quanto siano state premature le accuse violentissime ad esso rivolte, le manifestazioni, eccetera. Anche se, buona biscia coperta di olio, non manca un conclusione che peggiora il tutto: «È giusto che in questa sede io esprima le mie scuse» ricordando che «il periodo dell’arresto di Uggetti coincise con le campagne elettorali che nel 2016 coinvolsero le città di Roma, Torino, Napoli, Milano e Bologna»: bella cultura dell’etica e del rispetto, bravo!

Ecco. Vi ricordate Zoro? Ho scritto (con il pianto nel cuore) che Zoro sbagliava a parlare dell’amico chitarrista come colpevole di unerrore‘, sbagliava perché avrebbe dovuto, invece, dire che il chitarrista aveva sbagliato di grosso e che doveva scusarsi in pubblico e … denunciare tutti coloro che come lui avevano fatto e facevano cose del genere. Altrimenti è troppo comodo: è comodo fare la parte impietosita ma apparentemente rigorosa, è troppo comodo fare la parte di chi si scusa, dopo. Non bisognerebbe dimenticare mai, e invece lo si fa sempre, che certi atti, certe azioni, incidono sulla vita reale delle persone, e quindi, non solo non basta scusarsi, ma occorre comportarsi in modo diverso. Lo so, non preoccupatevi, lo so: parole al vento.

La seconda vicenda riguarda la signora Elena Cattaneo e, ahimè, moltissimi suoi amici scienziati (qualcuno forse ricorderà quanto male ho scritto di certi insulsi interventi dell’Accademia dei Lincei, in formazione didascalica) ma, e per ciò me ne occupo, riguarda proprio tutti noi. Noi, in quanto aspiranti cittadini di un Paese che dovrebbe essere libero e democratico, avremmo diritto di aspettarci che lo Stato ci garantisca il pieno godimento di detta libertà, e in particolare la più importante di esse: la libertà di pensiero. Che, beninteso, non significa in alcun modo libertà di imporre il proprio pensiero, ma implica la libertà di non vederselo imporre da altri: chiunque siano gli altri, Padreterno incluso, cioè ‘livello’ a parte … -ve lo ricordate il virologo di livello, no?
Per conseguenza ciò non vuol dire, non vuol dire in alcun modo, libertà di imporre il proprio pensiero imbecille, ignorante, stupido e, specialmente incolto. Cioè ilpensierogiustizialista e superficiale del giovanotto di Pomigliano, così come quello altrettale e gratuitamente offensivo ad esempio di quel pubblico ministero della Corte dei Conti («Lo sanno pure le pietre che quei quattro vigili sono gli autisti dal 1993 di De Luca. Non sono segretari del Presidente della Regione. Forse gli fanno pure la spesa…») messo bruscamente a posto da un giudice (vero, una volta tanto, il dr. Nicolella … fossero tutti sempre così) in un processo banale sulle solite stramberie dei nostri politici, che, a quella osservazione insulsa, secco interviene: «Per favore, atteniamoci agli atti. Non diamo colorazioni. Non è elegante nei confronti di questi autisti…».
E nemmeno, perché altrimenti ne verrebbe proprio giustificato, altro che colpito, il ‘pensiero’ di quella signora in ‘coprimutande’, che urla la propria avversità alla mascherina sull’aereo per Ibiza (buon per lei!), ignorando le proteste dei passeggeri, e dell’equipaggio e la legge, affermando il proprio inesistente diritto di libertà di pensiero e di azione e citando, naturalmente a caso, la Costituzione. Quel comportamento è giustificato proprio da chi ritenga che le proprie verità, fondata sui propri metodi, non solo siano giuste (e questo si può accettare), ma siano ‘la verità’ indiscutibile.

La signora Cattaneo, mostra, cioè, di non conoscere (o di volutamente ignorare, questo può dircelo solo lei, ma è in entrambi i casi devastante) la differenza fondamentale tra giudizioe critica‘. La signora Cattaneo, non diversamente da quella in mutande, giudica, e il suo giudizio lo esprime come passato direttamente in giudicato, come Di Maio (con le sue discutibili ‘scuse’), come la signora Lezzi.
Solo per evitare equivoci: io non ho nulla contro le signore in ‘coprimutande’, come nel caso dell’aereo, ma sono convinto che ciascuno ha il dovere sacrosanto di rispettare gli altri. Come ritengo inaccettabile la predetta signora su un aereo non in spiaggia, trovo insopportabile la camicia stazzonata con le maniche arrotolate sulle braccia villose di Formigli e di altri come lui.
Dico tutto ciò, anche in maniera scortese verso una signora (ma non me ne scuso, conto di non essere accusato di violenza sessuale, però) che osa -sì, osa- affermare cose tipo che la verità è solo quella che sia provata dalla ‘scienza’ -‘scienza’ tra virgolette, perché non dice quale. Ciò in una lunghissima intervista per pubblicizzare il solito libro scritto tra una cosa e l’altra, uno di quei libri che si vendono ma non si leggono. Ormai ogni giorno c’è un ‘libro’ di qualche ‘scienziato’ oppure ‘politico’ o anche ‘giornalista’, che discetta di tutto e di più in un centinaio di paginette. Per parte mia, ormai da un pezzo ho deciso che i libri di cui si parla in TV io non li compro: non li compro e basta ho avuto troppi bagni.

Ma torniamo alla signora Cattaneo, che fa quelle affermazioni, per sostenere che è lascienzaquella che deve decidere sulla verità, solo la scienza, che decide della verità sulla base delle prove e delle misurazioni. Ciò, anche, anzi, principalmente, per evitare i ciarlatani, che solo la ‘scienza’ sa identificare, grazie alla signora Cattaneo che fa la sentinella armata -lo dice lei, non io. Aggiungo solo, perché io non riesco mai a perdere del tutto il senso del ridicolo, che accanto a quella intervista, compare un titolone gridato di uno ‘scienziato’ o di una cosa “scientifica”, che recita: «Trovata la causa delle trombosi contro i vaccini AstraZeneca e J&J»: l’allegra scienza!

E comunque, quale scienza? Quella degliscienziatiriconosciuti nell’ambiente della scienza, che provano e scrivono articoli, pubblicati solo in quanto sottoposti con successo allapeer review‘ … eccola qui la signora Cattaneo, eccola. La ‘peer review’ è quella stupidaggine inventata in Italia (non a caso dalla Ministra dei tunnel) che sarebbe il fatto che se hai una cosa che speri di pubblicare, può esserlo e può essere presa in considerazione solo se lo fai su una rivista ‘accreditata’ (da chi, come, perché, quando?) e dopo che dei ‘pari’ (cioè degli altri scienziati, che, beati loro, sono già in possesso della verità) hanno giudicato il tuo contributo valido e scientificamente accettabile.
Insomma, tanto per citarne uno a caso, Galileo Galilei, per non parlare di Copernico, erano dei fessi per la comunità scientifica dell’epoca. La scienza, come dice la signora Cattaneo, è, e quindi era allora, «un metodo per capire come stanno le cose, al meglio delle condizioni e delle possibilità date. È lo strumento che permette di consegnare a tutti i cittadini prove verificabili che non possono essere degradate a ‘opinioni’» … quelle virgolette sono liriche! Certo, oggi, gli ‘oppositori’ non si bruciano vivi…per ora.

Come possa uno scienziato vero dire una sciocchezza di questa portata sfugge alla mia comprensione. A meno che non sia solo una sciocchezza, ma la gelida, cinica, affermazione del pensiero unico e per di più superficiale. Anche perché quel pensiero è anche unilaterale. Non solo, grazie ad esso, Galilei era un fesso, ma Hegel o Kant o Cacciari, sono peggio che fessi, nulli. Che ‘risultati’ producono quei tre? Come se ne ‘misura’ il valore? O meglio ancora, per interpretare bene il Cattaneo-pensiero, a che servono quelle cavolate che raccontano quei tre? A noi serve solo la scienza ufficiale, quella che ti riconosce, quella che produce risultati concreti, visibili, misurabili. Come lo misuri Kant?

Non sto cercando didifendere le -per la Cattaneo sicuramente non- scienze umanistiche, non mi importa. Di fronte a cose del genere, io mi preoccupo di una cosa molto, ma molto, più importante: mi preoccupo della libertà di pensiero, della libertà di dire cose anche fuori del coro, anzi, della scoperta e della novità che emerge proprio dalla critica alla scienza ufficiale.
Galilei fu costretto ad abiurare mentre Giordano Bruno fu bruciato vivo, Newton fu sbeffeggiato, Hannah Arendt fu costretta all’esilio, e mi fermo qui. Sì, signora Cattaneo, ho messo insieme nomi di scienziati veri, come piacciono forse a lei e scienziati di cose inutili e non misurabili, tutti accomunati dal disprezzo e dalla persecuzione degli scienziati veri del loro tempo. Oggi lei è la ‘scienza ufficiale’ e quindi può giudicare e cancellare molti fessi, ma magari il Galilei di domani, auguri.
Ricordo un racconto terribile di un famoso scrittore di fantascienza (credo Ray Bradbury, ma non ne sono certo, maledizione) che narra di una società felice, dove gli ‘anziani’ a 65 anni venivano trasformati in concime, la perfetta (sono certo che molti stellini lo pensano … beh pensano, su, si fa per dire) economia circolare. Ciò che era ‘bello’ in quella società così descritta, era che tutti, ma proprio tutti, compresi gli ‘anziani’ erano nonché contenti, convinti della assoluta giustezza di quella società: della piena scientificità.

Il discorso, cara signora Cattaneo, sarebbe lungo, lungo assai, e non riguarda solo la ‘scienza’ secondo lei, o la cultura secondo me, ma anche e principalmente la politica e l’economia, o forse l’economia e la politica. Il pensiero unico, o almeno uniformato, è l’ideale per certi ambienti. È il pensierotecnico‘, unico, ragionieristico del quale parla il Ministro Patrizio Bianchi, a quanto pare Mario Draghi, e che piace tanto a lei.
Non per nulla è praticato con grande successo negli alveari e nei formicai: si tratta solo di trovare l’ape o la formica regina o il politico cui lasciare il compito.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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