sabato, Aprile 17

Deveselu, una manifestazione di fermezza della NATO

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Il prossimo vertice NATO, il 27esimo dalla fondazione dell’Alleanza, si terrà, come noto, l’ 8 e 9 giugno a Varsavia. Come alla vigilia di ogni vertice, si aspettano anche dalla riunione nella capitale polacca nuove riflessioni sul ruolo della NATO in un mondo sempre meno decifrabile con gli schemi di pensiero classici, e decisioni concrete. In vista del summit, la NATO ha dato intanto un importante segnale di buona salute, sia materiale e che morale. Ieri è stata infatti dichiarata operativa per il sistema Aegis Ashore (scudo terrestre) la base militare di Deveselu, nel distretto rumeno di Caracal, a poca distanza dal Danubio e dal confine con la Bulgaria. Il sistema Aegis Ashore permette di intercettare da terra missili di lunga e media portata, nel raggio di 500 chilometri, e di distruggerli in aria.

All’inaugurazione erano presenti il primo ministro rumeno Dacian Ciolos, che ha ribadito l’impegno atlantico del suo Paese, condiviso da tutte le forze politiche, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg e il segretario aggiunto alla difesa americano Frank Rose, nonché quasi tutti i rappresentanti diplomatici occidentali in Romania.

L’ammodernamento della base di Deveselu, decisa nel 2010, iniziata nel 2013 e ora giunto a completamento, è costato 800 milioni di dollari ed è stato calcolato che per la manutenzione ordinaria ne occorreranno almeno venti all’anno. Le spese di installazione sono state sostenute quasi per intero dagli Stati Uniti, con il governo rumeno che ha messo a disposizione poco più di 11 milioni di dollari. A Deveselu sono stazionati anche 200 soldati statunitensi, oltre a personale rumeno. Il termine dei lavori arrivato nei tempi prestabiliti e l’alta tecnologia dispiegata dimostrano una capacità logistica e operativa dell’Alleanza che non ha confronti con altre organizzazioni internazionali.

Ma Deveselu è anche una dimostrazione di precisa volontà politica. I Paesi del fianco est della NATO avevano da tempo cercato di concentrare le priorità dell’Alleanza su quello che considerano il pericolo russo e dopo gli avvenimenti in Ucraina sono riusciti a fare accogliere la propria linea. E infatti Mosca non ha tardato a manifestare il proprio disappunto per la cerimonia di inaugurazione di ieri, accusando la NATO, e in particolare gli Stati Uniti di incoerenza. Mentre da un lato si parla di partenariato e di rafforzamento della cooperazione, dall’altro si aumentano unilateralmente la qualità e il quantità degli armamenti sul fianco est dell’Alleanza.

Le accuse russe non giungono inattese, così come prevedibili sono state le immediate risposte venute dagli ambienti NATO, che sostanzialmente si riassumono in tre punti. Il primo è che il sistema anti missile è al cento per cento un sistema difensivo e non può costituire un pericolo per nessuno; il secondo è che non è concepito contro minacce russe ma contro quelle provenienti dall’Iran o dalla Corea del Sud o, eventualmente, da altre parti; e il terzo, non privo di un intento polemico, è che la NATO è consapevole che i missili russi sono ormai così sofisticati e numerosi che potrebbero eludere, in caso di attacco, il sistema antimissile operativo a Deveselu.

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