sabato, Luglio 24

Determinati a proteggere l'euro field_506ffbaa4a8d4

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Mario Draghi

«Eravamo e restiamo determinati a proteggere l’euro». Lo ha dichiarato il Presidente della Bce, Mario Draghi, aprendo la cerimonia di inaugurazione dell’Ssm, il Meccanismo di vigilanza unico, che da pochi giorni è supervisore diretto delle principali banche dell’Eurozona.

Guardare avanti, questo il pensiero di Mario Draghi,  «dobbiamo guardare avanti e prepararci agli sviluppi futuri, verso una vera unione economica e monetaria». Il Presidente della BCE ha invitato poi le autorità europee
a riflettere su «come possiamo migliorare la nostra unione, non solo nel settore bancario ma nei mercati dei capitali e delle politiche di bilancio».
Per creare progresso, chiarisce Draghi, è fondamentale la condivisione delle sovranità, «la creazione del Mercato unico, della Uem, dell’euro, ora del Meccanismo unico di vigilanza bancaria e, in futuro, forse dell’unione del mercato dei capitali, tutte queste esperienze dimostrano che possiamo progredire soltanto sulla base della nostra capacità a muoverci dalla sovranità nazionale a una sovranità condivisa a un livello più alto e sovranazionale, solo spostandoci verso questo livello potremo affrontare le sfide globali che ci fronteggiano».

Avanti sul Job Act, lo dichiara il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ai microfoni di RTL, «siamo pronti a mettere la fiducia se serve, ma non è detto che ce ne sia bisogno. A ieri sembrava di no. Vedremo nei prossimi giorni, siamo pronti con i decreti attuativi” della delega lavoro. Arriveranno nei primi trenta giorni dall’entrata in vigore. Saremo rapidissimi ». Basta scontrini, questa la proposta lanciata da Matteo Renzi nel corso della premiazione dei digital champions, «dobbiamo eliminare gli scontrini attraverso la tracciabilità totale così che l’Agenzia delle Entrate non venga più avvertita come l’avvoltoio sulle spalle ma un advisor per le aziende».

La forma più grande di Spending Review,dice Renzi,  è la trasparenza«noi ci stiamo impegnando per un modo diverso di concepire il rapporto tra la P.a. e i dati. Mettere tutto online è la più grande forma di spending review».

Escludere gli investimenti dal deficit e rivedere gli obblighi sul debito, è quanto chiede il Presidente del Senato Pietro Grasso durante la riunione dei Presidenti delle commissioni competenti in materia di occupazione, ricerca e innovazione, «spero possa farsi strada l’idea di scorporare dal computo del deficit determinate categorie di spesa per investimenti produttivi o la quota di cofinanziamento nazionale per i progetti finanziati con fondi strutturali, e che si possano incentivare le riforme prevedendo una dilazione dell’obbligo previsto dal ‘Six-Pack’ a partire dal 2015 di ridurre il debito pubblico; oppure calcolando la riduzione non sui difficili anni passati ma sulle aspettative dei prossimi due anni».

Di fronte a scenari gravi per l’occupazione, ha aggiunto Grasso, «ciascun Paese, certamente anche il nostro, dovrà con la massima urgenza e determinazione procedere alle riforme strutturali necessarie per rendere le economie e i mercati del lavoro efficienti e competitivi. Ma spetta all’Unione Europea predisporre politiche e strumenti che consentano di rilanciare gli investimenti per generare maggiore occupazione. Nel quadro delle cinque priorità strategiche adottate dal Consiglio europeo nel mese di giugno, assume così un ruolo centrale il piano da 300 miliardi di euro che il Presidente Juncker ha annunciato e che sarà al centro dell’agenda del Consiglio europeo di dicembre»

 

Triste primato per l’Italia che insieme al Giappone è l’unico Paese del G7 ad aver registrato un calo del Pil rispetto all’anno precedente. E’ quanto si legge nel documento pubblicato questa mattina dall’Ocse

In confronto al secondo trimestre, sottolinea l’Ocse, l’economia italiana ha subito una contrazione dello 0,1% e quella Giapponese dello 0,4%, in miglioramento rispetto al -0,2% dell’Italia nel secondo trimestre e al -1,9% del Giappone nello stesso periodo. In un contesto che vede tutta l’area Ocse avanzare lievemente (+0,5% contro il +0,4% congiunturale del secondo trimestre), si distinguono la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, rispettivamente a +0,7% e +0,9%, in leggera frenata rispetto al +0,9% e +1,1% del secondo trimestre. Leggera crescita per l’area euro a +0,2% dal +0,1% del secondo trimestre e crescita anemica per la Germania a +0,1% dal precedente -0,1% e migliore per la Francia a +0,3%, anch’essa a -0,1% nei precedenti tre mesi.
Sulla base dei dati tendenziali, basati sul confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso, l’Italia resta in recessione.

Nel terzo trimestre l’economia della penisola-secondo l’Ocse- ha subito infatti una flessione dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2013, dopo il -0,3% del secondo trimestre e il -0,3% dei primi tre mesi.
Maglia nera al Giappone, in contrazione dell’1,1% a causa dell’impatto dell’aumento delle imposte, dopo il -0,1% dei precedenti tre mesi. Rallentano l’intera area Ocse, che passa da +1,9% a +,17%, i paesi del G7 ((da +1,8% a +1,5%%), ferma l’area euro (a +0,8%), giù la Germania (da +1,4% a +1,2), mentre migliora la Francia (da crescita zero a +0,4%). Bene il Regno Unito, nonostante la leggera frenata (da +3,2% a +3%) egli Usa, che passano da +2,6% a +2,3%.

Scende il fatturato dell’industria italiana, a settembre-comunica l’Istat- registra un calo del 2,2% rispetto a settembre 2013.
Rispetto ad agosto il fatturato, al netto della stagionalità, registra una diminuzione dello 0,4% con un incremento dello 0,1% sul mercato interno e un calo dell’1,4% su quello estero.

Giudizio positivo della Confcommercio sull’Art.18, per il Presidente Carlo Sangalli. «Dentro una riforma complessiva anche l’articolo 18 è un tema da riformare; ci sembra che con gli emendamenti presentati ieri il governo abbia confermato la Volontà di farlo, gli effetti dell’intervento però potranno essere verificati solo dopo che i principi contenuti nella legge delega saranno tradotti in vere e proprie norme di legge con i decreti legislativi. In ogni caso tre sono i punti chiave che non devono mancare  nella riforma del lavoro: riduzione del costo del lavoro; flessibilità idonea a rispondere alle diverse esigenze delle imprese e cogliere così tutte le opportunità di assunzione; una seria e concreta semplificazione della burocrazia».

Un futuro di piena occupazione per la Germania, è quanto dichiara il numero uno dell’agenzia federale tedesca del lavoro, Frank-Juergen Weise alla Bild. «Nel lungo periodo, per il Paese nel suo insieme, ci avviciniamo alla piena occupazione, il rischio di licenziamento non è mai stato così basso negli ultimi 15 anni, ha spiegato. Ci sono però notevoli differenze regionali, se in Baviera le imprese litigano per ottenere personale specializzato, in altri Laender c’e’ una disoccupazione al 10%, secondo Weise, l’anno prossimo, aumenterà lievemente il ricorso delle imprese al ‘Kurzarbeit’, l’orario ridotto: questo dipende ad esempio dalla crisi con la Russia»

Leggera flessione per la Borsa di Milano che chiude la seduta a – 88% , stabile lo spread che chiude a 150 punti per un rendimento del 2,29%.

 

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