sabato, Aprile 17

Detenuti di lusso field_506ffb1d3dbe2

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Martedì 26 novembre si è tenuto a Bruxelles l’incontro annuale di Europris, l’associazione europea di supporto per le amministrazioni penitenziarie d’Europa, per parlare della situazione delle carceri europee ed, in particolare, del dramma sovraffollamento. Questo problema interessa la metà delle amministrazioni penitenziarie europee, infatti, le carceri sono spesso utilizzate al massimo delle capacità delle strutture, con una media di 99,5 detenuti per 100 posti. Come evidenzia l’indagine dell’Istituto di criminologia e diritto penale dell’Università di Losanna nei suoi report sulla popolazione detenuta nelle carceri in Europa (SPACE I) e delle persone in libertà vigilata  (SPACE II), la maglia nera spetta alla Grecia, seconda la Serbia, mentre al terzo posto si piazza l’Italia, in cui attualmente sarebbero recluse 64.758 persone, a fronte di una capacità di 47.615 posti. Tutto questo, secondo i dati estrapolati da uno studio del Ministero della Giustizia britannico del 2010, andrebbe inoltre ad incidere in modo pesante sulla recidività dei detenuti rispetto al crimine. Infatti, la media europea su questo tema si attesta attorno al 70-75% di recidività.

In mezzo a tanti dati negativi, spiccano ancora di più i risultati eccellenti dei modelli carcerari scandinavi, la cui percentuale di detenuti è sempre in calo, al pari del tasso di recidività. Secondo l’International Centre for Prison Studies, tra i Paesi con il più alto numero di detenuti la Svezia si colloca al 112 esimo posto (6,364 , 67 ogni 100,000 abitanti). L’Italia è alla posizione numero 27 mentre in cima alla classifica ci sono gli Stati Uniti, dove vivono dietro le sbarre 2,239,751 persone (716 ogni 100,000) seguiti dalla Cina e dalla Russia. Stando alle statistiche, la recidività tra i detenuti scandinavi è tra le più basse d’Europa, basta pensare che in Norvegia essa tocca appena il 20% degli individui nei primi due anni dalla scarcerazione. Il sistema scandinavo, infatti, prevede che il detenuto venga messo nella condizione di gestire responsabilmente la propria routine all’interno delle mura, al fine di garantire il suo reinserimento nella vita civile al termine della pena. Per fare questo servono strutture adeguate, che quasi non sembrano prigioni: mura camuffate con opere di street art, enormi biblioteche, sale comuni ampie e luminose, celle prive di sbarre che sembrino effettivamente una stanza qualunque. Secondo gli esperti scandinavi queste strutture consentono al detenuto di non perdere la speranza per una vita diversa, e migliore, dopo il carcere, garantendo quindi una pena che non sia solo detentiva e fine a se stessa, ma anche riabilitativa.

Un esempio di questo innovativo sistema carcerario, che è stato definito un modello da seguire per tutta l’Europa in sede di Consiglio Europeo, è quello norvegese. Qui la “normalizzazione” delle carceri mira a ridurne l’impatto negativo sui detenuti, che sembrano più ospiti di un resort che condannati per dei reati. Per Marianne Vollan, direttrice del servizio correzionale norvegese, è importante che i detenuti siano responsabili di loro stessi anche all’interno del carcere, e dunque non vivano l’esperienza in modo passivo.

Tra le cosiddette “prigioni di lusso” spicca Halden, supermoderno carcere costato un miliardo e trecento milioni di corone (circa 172 milioni di euro). Pur ospitando rapinatori, assassini e pedofili, questo luogo non appare per nulla una struttura di detenzione. Accoglienti, pulite e dotate di accessori vari e confort (come le tv a schermo piatto) molte celle non hanno nemmeno le sbarre e le finestre, a vetri rinforzati, si affacciano su una splendida foresta. Certo il muro di cinta è presente, ma ben nascosto alla vista dei detenuti, che devono concentrarsi primariamente sull’effetto riabilitativo della propria detenzione, piuttosto che su quello punitivo. Per stimolare i detenuti e prepararli al reinserimento nella società durante la giornata vengono realizzate tantissime attività, per alcune di esse i detenuti ricevono addirittura 7€ al giorno. L’obiettivo è quello di insegnargli un mestiere e ridurre la portata della della loro rabbia, infatti, come molti psicologi operanti nel campo hanno sottolineato, per i detenuti è importante liberarsi della condizione di frustrazione che spesso li ha portati al crimine. Per questo sono favorite le attività intellettuali a dispetto di quelle fisiche, come le palestre con pesi e bilancieri. Secondo il direttore di Halden, Høidal, «Se ti rinchiudono in una scatola per diversi anni, quando ne uscirai non sarai di certo una brava persona. Noi non pensiamo che trattare male i detenuti li renda delle persone migliori, anzi».

Va però sottolineato che tutto questo è possibile in un Paese che ha una proporzione tra carceri e popolazione decisamente bassa, 74.8 detenuti ogni centomila abitanti, contro i quasi 120 registrati in Italia. Oltre a questo, Stati come la Norvegia dispongono di un budget per le carceri, conseguenza di un’economia in positivo, più alto di quello del resto d’Europa e dunque possono spendere per migliorare le strutture piuttosto che per cercare di colmare le lacune e arginare le situazioni più estreme con il poco a disposizione.

Un altro caso di sistema carcerario all’avanguardia è quello della Svezia, dove addirittura si è arrivati a chiudere quattro carceri (Åby, Håja, Båtshagen e Kristianstad) per mancanza di detenuti. Dal 2004 infatti, la popolazione carceraria svedese è scesa dell’1% all’anno, per precipitare di sei punti percentuali tra il 2011 e il 2012. Tutto ciò è stato reso possibile senza il trucco dell’indulto o di misure d’emergenza per ridurre la popolazione carceraria, ma grazie a una politica che ha puntato decisamente verso il recupero e il reinserimento sociale. A ciò si va ad aggiungere la misura introdotta dalla Corte Suprema svedese che, nel 2011, ha scelto un approccio di sentenze più leggere per i reati di droga, con pene alternative al carcere, alleggerendo in un solo anno le carceri di circa 200 detenuti. Numero significativo per un Paese che conta un numero complessivo di carcerati di circa 4852 persone su 9,5 milioni di abitanti.

Come già sottolineato, il modello scandinavo è si all’avanguardia rispetto alle carceri del resto dell’Europa, ma è anche inserito in un contesto in cui il tasso di criminalità è di per se basso e dunque i numeri sono molto più facili da gestire. Sicuramente il basso tasso di recidività, determinato anche dalle carceri moderne e riabilitative, influisce positivamente su questo fattore, ma non si può attribuire al sistema carcerario l’interno merito, molto viene fatto anche a livello sociale e statale per ridurre i fattori che spingono gli individui a commettere crimini quali rapine, spaccio di droga e altri reati a basso tasso di violenza. I Paesi scandinavi sarebbero dunque un modello da seguire non tanto per le carceri in se, ma per il sistema sociale nella sua interezza.

 

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