venerdì, Dicembre 3

Destra e potere in Italia: una storia ininterrotta, tra farsa e tragedia Il non dire ciò che pensa del regime mussoliniano, delle sue scelte certifica una costante vicinanza a quel regime, le cui equivoche e pericolose amicizie appaiono a questo punto del tutto funzionali a tener dentro un’ideologia di morte dentro un pensiero politico odierno che vorrebbe esserne emendato ma che ne è strettamente compartecipe

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

Philip Roth

Nel mio ultimo articolo ho posto alcune questioni riguardo all’affidabilità delle destre italiane di governare un Paese debolmente democratico come quello italiano. Affermando che un colpo mortale su un corpo sociale già di suo egoista, menefreghista, indifferente, orientato al soddisfacimento di interessi personali senza alcun riguardo per i doveri collettivi, il civismo, la cura del ben collettivo, sia stato inferto dal proliferare di nuovi sovranismi in salsa nazionalpopulistica che occupano la scena politica globale nell’ultimo decennio su cui saranno necessari approfondimenti. Per ora mi limito a qualche notazione nella fase ci si augura di uscita dalla pandemia da Covid-19 in cui è saltato il tappo ad un mondo già sofferente ed in crisi di fiducia verso istituzioni e governi del mondo, in preda a cicli critici dell’economia come quella del 2008 che ha lasciato ferite e distrutto vite ovunque.

Come dicevo l’anno scorso dal Covid-19 in poi molto poco è andato bene, quella ingenua speranza dell’andrà tutto bene, avendo oggi solo il 50% del mondo vaccinato perché non vogliamo togliere la proprietà ai brevetti dei farmaci, la cui ricerca è finanziata ovunque sa tanti soldi pubblici, e mentre ci si vaccinava sempre più, con la pandemia si sono saldati nuovi progetti di attacco e smantellamento degli istituti democratici con l’emersione di una destra estremista, con Fiore e Castellino ad aizzare folle ingenue nel loro egoistico flebile dire di no a tutto, dai vaccini al pass. Con un becero straparlare di nazismo, ebrei, Norimberga! (in un impazzimento collettivo) associato all’uso di vaccino e pass per riaprirsi alla vita sociale e regolare una pandemia con ca. 5 milioni di morti nel mondo ed oltre 130 mila in Italia. Un brutto clima di false libertà, solo per sé dunque inesistenti senza la relazione con l’altro, aizzato da agitatori di piazza culminatonell’assalto fascista alla sede sindacale della Cgil il 9 ottobre scorso, che lascia diverse domande inevase da troppo tempo.

Un tempo ascrivibile al lungo sonno della democrazia, con malevoli radici non estirpate con la Repubblica italiana uscita dal secondo dopoguerra. Era necessaria una dolorosa pulizia del Ventennio fascista che lasciò il Paese arretrato rispetto ad altri consessi europei, con un’attenta analisi politica su origini cause e rimedicome la formazione di solidi anticorpi antifascisti capaci di stroncare revival nostalgici, ricomposizioni di gruppi associazioni e movimenti di estrema destra esplicitamente richiamantisi per parole d’ordine, comportamenti, azioni alle atroci gesta del nazismo e del fascismo. Si è omessa, per svariati motivi, una presa di coscienza italiana dei princìpi ed esiti del fascismo, inquadrabile in un costume nazionale già di suo privo di fermezza e serietà. Poiché siamo capaci di invocare sempre l’intervento dello Stato salvo rifiutarne doveri, regole e leggi, tra indifferenza, sminuire, o negare l’impegno prendendoci le nostre responsabilità e pagarne i costi. Avvenuto poche volte difatti, come per la lotta al terrorismo. Quello pericoloso delle Br, anti sistema, molto meno con il terrorismo nero, infiltratosi nel sistema per rovesciarne i princìpi, con provati compiacenti addentellati politici e nelle istituzioni. Dal tentato golpe di Valerio Borghese alle stragi di Stato, da Piazza fontana in poi. Legami mai rescissi per evidenti compiacenze.

Così quando Meloni al ’question time’ del 13 ottobre scorso alla Camera straparla pericolosamente su una presunta ‘strategia della tensione’ che sarebbe stata posta in essere, appare del tutto evidente la preoccupante via intrapresa da questa destra. Si potrebbe rovesciare quest’allusione in un’altra, non meno o più valida, dove a comportamenti burocratici inadatti a proteggere obiettivi sensibili come la Cgil, vi possano essere state diciamo così ‘strozzature di sistema’ nella catena di comando perché qualcuno non avrebbe asseverato ordini superiori o partiti in ritardo o troppo generici. Insomma allo stesso modo di molti poliziotti senza presidio del Congresso americano del 6 gennaio scorso, quando qualcuno volutamente allentò controlli e difesa… collusioni e commistioni con i fascisti trumpiani alla presa dell’istituzione democratica. In questo clima rimasto avvelenato da anni, nelle settimane seguenti al ‘fattaccio’ Cgil, solo adesso e per il tempo breve di qualche approfondimento giornalistico, vi è una risposta forse di popolo, dovendosi lamentare l’assenza dei politici moderati oltre che, e questo sarebbe stato un encomiabile paradosso, quelle dei titolari delle destre, invece di ancora una volta per tornaconto distanziarsi ed opporsi, per cui questo articolo non sarebbe stato scritto. Impensabile, essendo valori progetti e strategie in palese irriducibile opposizione.

Mentre oltre Manica la brutale uccisione di un deputato conservatore, molto a destra, avvenuta in un’occasione di incontro con gli elettori, ha determinato che il giorno dopo il premier Johnson e Starmer, leader laburista all’opposizione, insieme, uno di fianco all’altro, abbiano portato fiori sul luogo dell’efferato omicidio. Pensate sia possibile in Italia? Dove per anni abbiamo aspettato che il non antifascista Berlusconi andasse in piazza il 25 aprile per commemorare la vittoria della Resistenza contro il nazifascismo? Quello che adesso si atteggia a liberale. Senza che alcuno ne abbia fatto una questione politica discriminante. Impossibile qui, per storie e culture politiche troppo diverse, come la storia in(in)terrotta della destra italiana. E qui dinanzi ad un lungo oblìodemocratico ri-scopriamo emergenze e rigurgiti neo fascisti ampliatisi nel dibattito politico ed ideologico italiano. Ci scopriamo deboli, privi di anticorpi, senza aver praticato una severa pedagogia delle regole di una democrazia debole ed inaffidabile al cui interno si è consentito a troppi di ripetere ieri, oggi, domani le stesse parole d’ordine che oggi si sono vistosamente diffuse. Ed allora necessita chiedersi da dove e perché parole d’ordine di estrema destra socnfitte dalla Storia rifioriscano tra elmetti, croci runiche, saluti romani, revival di Hitler e Mussolini come nell’inequivoca inchiesta di ‘Fanpage’ sui fasci di Milano. E qui si sono scatenati a destra nel difendere la Meloni dicendola estranea sminuendo a folclore o residualità tali brutti, per carità, fenomeni, per poi scoprire che al comune di Milano tal Valcepina dal saluto romano è stata eletta con ca. 1000 preferenze ed un altro sodale di tal Lavarini, il ‘barone nero’, è anch’esso entrato al Comune milanese. Residuali non proprio insomma.

Al netto di abiure, silenzi, omissioni, è utile capire come la pensa la leader che si vanta di esser nei sondaggi primo partito, forse proprio perché si avvale di tutta una platea neo fascista di secondo livello confluita nelle sue fila, o collaterale ad esso. Si potrebbe dire con un paragone troppo nobile, del pari con la massima di Socrate “Gorgia, dicci chi sei!” che il filosofo rivolge a noi stessi, qui “Giorgia, dicci chi sei!”. E qui mi avvalgo delle parole di una recensione del libro record di vendite della leader Meloni fatta da Felice economista su Domani del 4 agosto scorso. Da cui si evince ciò che ho già sottolineato altre volte. La destra di Meloni politicamente si associa a strategie elettorali comuni con quella della Lega differenziandosene quanto a radici emblemi e simboli, con i discutibili forza italioti che si nascondono dietro ad presunto asse centrale della bilancia di una coalizione che litiga ma che poi quando si arriva alle elezioni si ritrova compatto. Ma quali parole assurgono a strategia meloniana come da libro, a cui validi strateghi della parola hanno con tutta probabilità fornito il loro contributo? Innanzi tutto lascia perplessi la vastità ed estensione di riferimenti culturali, il cui lungo elenco non sappiamo quanto essere poi sul serio padroneggiato. Per cui si va dalla Fallaci, ovvio con i suoi strali contro l’islamismo per poi mettere in un calderone variopinto autori come Stephen King, Salgari!,Ligabue, Verdone, De André!!, Renato Zero, Mia Martini, Guccini, Gaber che non guasta mai, fino al criticato John Lennon, Michael Jackson, Cat Stevens il musulmano!, Edith Piaf, Jacques Brel, D’Annunzio, ovvio, fino ad Einstein. Se fosse una tesi di laurea, all’università avrei proprio bocciato un candidato così confuso! Poi addirittura Pasolini con una sua poesia. Molti di questi sono liberali, progressisti, se non di sinistra. Mah. Qual è il filo comune, se c’è? Una Babele da cui ognuno può ritagliarsi il suo piccolo riferimento identitario? Doppio mah.

A destra ce ne sono veramente pochi, abbonda il Signore degli Anelli, na vera palla, e poi tal Roger Scruton un ‘campione’ della destra identitaria, primo suo valore, ovviamente critico del liberalismo, il vero nemico, e dell’internazionalismo nonché, ma guarda che strano, difensore dell’illiberale autoritario Orbán. Il sullodato è uno onesto e trasparente, difatti tra gli anni Novanta e Duemila scriveva contro le campagne anti-fumo, come ci dice l’articolista, senza dire però che veniva pagato, per questo, dalla Japan TobaccoInternational!! Ma questo non si dice nel libercolo. Ma le idee, da cui dovrebbero derivarsi dei valori, che emergono? Intanto la patria è il faro, pure valido per ognuno di noi, ma qui nasconde uno sciovinismo che trapela sempre nei suoi discorsi ed invettive. Poi, l’idea che all’Italia sia stata sottratta un’aura da grande potenza imperiale è il sogno ricorrente a destra. Che vorrebbero recuperare allontanandosi dall’Europa vaneggiando di un’autonomia ed autosufficienza che l’Italia non è in grado di permettersi in un complesso scacchiere internazionale da soli. E difatti un pensiero contento va alla Brexit inglese, un disastro che si sta già manifestando con un’idea di autosufficienza priva di futuro dinanzi alle difficoltà di reperire manodopera tra cui camionisti per far entrare beni e manufatti in Inghilterra. Che fa il paio, se ricordate, con gli afflati sulla Roma imperiale propugnati dal Michetti chi? Il mancato martire a sindaco di Roma, immolatosi per una destra incapace di avere tra le sue fila candidati seri e competenti per governare la Roma di oggi. E questo dice tanto sui limiti culturali di questa destra e sul suo rapporto con il mondo di oggi. La nostalgia aiuta nelle sere buie e solitarie, un poco meno per le sfide del mondo globale del XXI secolo. C’è poi l’evidente omissione sul fascismo, mentre dipana un’argomentazione sul nazismo ma scivolando pure su grossolani errori storici come quando scrive che le camicie nere di Mussolini sono arrivate dopo le pari indegne hitleriane, capovolgendo la Storia, perché è vero proprio il contrario. Siamo stati noi italiani a pensarle prima, i nazisti ci hanno imitato. E non c’è proprio alcun merito in ciò. Ignoranza della Storia per il fine di riscriverla a proprio uso e consumo. E qui val la pena ricordare le parole di Mussolini quando afferma «Io ero razzista dal ’21. Non so come possano pensare che imito Hitler, non era ancora nato. Mi fanno ridere… Bisogna dare il senso della razza agli italiani, che non creino dei meticci, che non guastino ciò che c’è di bello in noi». Il dialogo avviene tra Mussolini e Claretta Petacci il4 agosto 1938, 20 giorni dopo l’uscita del Manifesto della razza. Bisogna saperle le cose e non manipolarle a bella posta.

Dunque, il non dire ciò che pensa del regime mussoliniano, delle sue scelte certifica una costante vicinanza a quel regime, le cui equivoche e pericolose amicizie appaiono a questo punto del tutto funzionali a tener dentro un’ideologia di morte dentro un pensiero politico odierno che vorrebbe esserne emendato ma che ne è strettamente compartecipe. Ci sarebbe molto altro da sottolineare, se non per accennare che da una sua presunta identità europea viene espunta per nulla a caso il pensiero illuminista, altro vero nemico. Questo il nocciolo del pericolo di questa destra, perché cancellare l’Illuminismo vuol dire eliminare tutte le idee che hanno dato corpo alle moderne democrazie, se solo si pensa a Voltaire, a Montesquieu. Infatti fascisti e nazisti avevano proprio l’illuminismo quale nemico. Poi c’è l’odierno tema del modello comunista sovietico che viene associato (!) al pensiero liberal e globalista, ritrovandosi “la stessa visione”!! E difatti poco dopo addirittura afferma che «le deportazioni di massa dell’epoca sovietica sono state sostituite dalle politiche immigrazioniste»!! C’è poco da ridere, il tema è estremamente serio. Attendiamo opportune prese di posizione politica contro una deriva che non sarà fascista ma che fa paura.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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