lunedì, Maggio 17

Denuclearizzazione di Pyongyang: ecco perché è tutto fumo e niente arrosto Lo smantellamento del sito non influirà su nessuna delle armi che già la Corea del Nord possiede e Kim potrà fare i test nucleari nei laboratori

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Durante l’incontro storico tra Kim Jong-un e Moon Jae-in, il leader nordcoreano ha annunciato che la Corea del Nord chiuderà l’impianto dei test nucleari di Punggye-ri e sospenderà i test missilistici balistici intercontinentali (ICBM) – una mossa accolta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump come segno di “grandi progressi” e che anticipa un vertice pianificato tra i due leader a fine maggio o inizio di giugno.

La promessa di Kim non accenna però ai test missilistici a corto raggio in grado di raggiungere il Giappone e la Corea del Sud.

Le ambizioni nucleari della Corea del Nord risalgono alla Guerra di Corea negli anni ’50, ma giunsero all’attenzione della comunità internazionale nel 1992, quando l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) scoprì che le attività nucleari nordcoreane erano più estese di quanto dichiarato. Le rivelazioni portarono la Corea del Nord a ritirarsi dall’AIEA nel 1994. Nel tentativo di impedire il ritiro della Corea del Nord dal NPT (Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons), gli Stati Uniti e la Corea del Nord negoziarono un accordo, in base al quale Pyongyang accettò di congelare le sue attività nucleari e dare l’accesso agli ispettori dell’AIEA in cambio di reattori ad acqua leggera e di assistenza energetica.

Il quadro concordato si interruppe nel 2002. La Corea del Nord si ritirò unilateralmente dal NPT nel gennaio 2003, spingendo Cina, Giappone, Russia, Corea del Sud e Stati Uniti ad impegnare la Corea del Nord nei colloqui a sei in un ulteriore tentativo di soluzione diplomatica del programma nucleare del paese. I colloqui sono franati nel 2009 e da allora non si sono più verificate serie iniziative diplomatiche per denuclearizzare la Corea del Nord.

Nella dichiarazione di Pyongyang, Kim Jong-un avrebbe sostenuto che non è più necessario condurre test perché il Paese ha raggiunto i suoi obiettivi di sviluppo delle armi. Sostanzialmente, secondo gli esperti, nell’affermazione si leggerebbe che la Corea del Nord sarebbe diventata una potenza nucleare a tutti gli effetti.

Inoltre, i funzionari di Pyongyang hanno spesso difeso il loro programma nucleare sostenendo che il loro Paese non vuole diventare un’altra Libia o Iraq ed è quindi tanto più determinato a mantenere il suo deterrente nucleare.

In passato, gli Stati Uniti avrebbero accettato solamente lo smantellamento completo, verificabile, irreversibile del programma nucleare della Corea del Nord, mentre Pyongyang ha sempre respinto questo approccio, argomentando che questo tipo di terminologia è solitamente applicata a una Nazione conquistata.

Quanto possa essere credibile la promessa di Kim Jong-un è naturalmente da vedere, anche in relazione ai passati tentativi falliti. Secondo quanto dichiara Adam Cathcart, docente presso l’Università di Leeds, forse si tratta di una combinazione tra pianificazione a lungo termine, opportunismo e azioni reattive radicate nel puro survivalismo di Pyongyang.
Dall’inizio dell’anno, la Corea del Nord è stata impegnata in una significativa offensiva di pace, probabilmente pianificata con largo anticipo. Avrà sicuramente influito la ‘campagna di pressione’ della Cina che l’ha costretta al tavolo dei negoziati.

Sebbene Kim Jong-un abbia dichiarato, pubblicamente, di essere pronto per la denuclearizzazione, gli esperti dicono che la sua definizione del termine potrebbe essere diversa da quella degli Stati Uniti e della Corea del Sud, e ci sarebbe scetticismo sul fatto che il leader nordcoreano alla fine sia veramente disposto a rinunciare alle sue armi nucleari.

È possibile che i tempi della Corea del Nord per ridurre ed eliminare il proprio arsenale nucleare possano essere più lunghi da quelli richiesti dall’Amministrazione americana. Oltre a questo, per Pyongyang la denuclearizzazione dovrebbe procedere in modo sincronizzato con concessioni diplomatiche ed economiche da parte statunitense.

Secondo gli esperti, la promessa della Corea del Nord di chiudere il suo sito principale di test nucleari entro la fine di maggio sarebbe un gesto dal puro significato simbolico, la mossa potrebbe avere un impatto minimo sui programmi di missili balistici e nucleari di Kim Jong Un.

Pyongyang ha già dimostrato di avere un deterrente nucleare credibile e lo smantellamento di Punggye-ri non influirà su nessuna delle armi che già possiede.

Numerosi analisti hanno concluso, basandosi sulle foto satellitari scattate prima e dopo un test nucleare effettuato dalla Corea del Nord a settembre, che porzioni del sito sarebbero crollate e non più utilizzabili. Pyongyang ha affermato che è stata la dimostrazione di successo di una bomba all’idrogeno.

«Se i report sono veri e i tunnel sono crollati, il sito sarebbe comunque inutile per i futuri test nucleari, quindi sarebbe solo un gesto simbolico chiuderlo».

Secondo Duyeon Kim, visiting senior fellow al Korean Peninsula Future Forum, se Punggye-ri fosse chiuso in modo permanente, potrebbe avere un impatto sulla capacità della Corea del Nord di condurre ulteriori test a breve termine, ma non avrebbe un impatto sostanziale sul loro programma di armamenti esistente. «Non sarei sorpreso se stessero già scavando un nuovo sito per i test o se decidessero di rinunciare a test esplosivi e, invece, eseguissero test nucleari nei laboratori, ha detto Duyeon Kim “Gli stati nucleari avanzati, ad un certo punto, non hanno bisogno di condurre test esplosivi, quindi Pyongyang potrebbe cercare di dimostrare che fa parte di quel club nucleare».

Il famoso e molto discusso sito dei test nucleari nordcoreano di Punggye-ri, è situato in una zona montuosa nel nord-est della Corea del Nord, ed è stato il luogo dei sei test nucleari del regime, dal 2006.

Secondo uno studio dei geologi cinesi, il sito sarebbe parzialmente crollato a causa di alcune esplosioni, considerato non sicuro per ulteriori test e soggetto a fughe radioattive.

L’ultimo test nucleare (il più grande effettuato finora), effettuato il 3 settembre dello scorso anno, avrebbe rilasciato enormi quantità di calore ed energia, e, fin da subito, secondo alcuni studiosi cinesi, avrebbe reso instabile il sito, costituito da una rete di tunnel sotto il Monte Mantap.

Si ritiene che l’esplosione controllata abbia provocato un tremito iniziale di magnitudo 6,3, e abbia provocato altri quattro terremoti nelle settimane successive. La potenza della bomba è stata stimata a oltre 100 kilotoni di TNT, almeno 10 volte più forti di qualsiasi altro test che il Nord avesse provato in precedenza. La bomba sganciata su Hiroshima nel 1945 aveva una resa di circa 15 chilotoni.

Pechino è particolarmente preoccupata per i test nucleari nordcoreani, dal momento che il sito di Punggye-ri è si trova a meno di 100 km (60 miglia) dal confine con la Cina.

Kune Yull Suh, professore di ingegneria nucleare all’Università nazionale di Seoul, ha avvertito, lo scorso anno, che ulteriori test potrebbero provocare un’eruzione vulcanica del monte Paektu, che dista circa 100 km da Punggye- ri.

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Country analyst think tank “Il Nodo di Gordio”

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