martedì, Luglio 27

Demonetizzazione in India, la scommessa di Modi

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Inizialmente, l’intera operazione aveva l’aspetto di uno scherzo. Nell’aprile 2016 il giornale indiano ‘Akila aveva annunciato che il governo avrebbe ritirato dalla circolazione le banconote da 500 e 1000 rupie, comunicando successivamente che si trattava di un banale scherzo per il primo aprile. Sette mesi dopo il Governo ha invece deciso di implementare sul serio tale politica monetaria.

Il ritiro delle banconote di grosso taglio dall’economia indiana effettuato dal Governo di Narendra Modi nel Novembre del 2016 inizia ora a dare i suoi frutti. «Dal 10 novembre 2016», affermava il comunicato della Bank of India – la banca centrale del Paese -«società, imprese etc… in possesso di queste banconote possono consegnarle in qualsiasi ufficio della banca e ottenerne il valore nel loro rispettivo conto bancario».

Il motivo di questa misura è la lotta al mercato e alle transazioni in nero, alla corruzione, e all’evasione. L’opposizione tentò di mobilitare i cittadini indiani per opporsi alla riforma, che, tra l’altro, non è stata esente da critiche in un Paese che basa il 90% delle sue transazioni monetarie sul denaro contante. Controversa, per gli oppositori del governo, è stata la decisione azzardata e unilaterale, priva di un vero e proprio dibattito tra le varie forze politiche sulla sua utilità.

I partiti che a novembre manifestarono contro, hanno anche detto di «temere una truffa dietro questa decisione»: «Quello che il Primo Ministro ha fatto è l’esperimento finanziario più grande del mondo. Il Primo Ministro non ha chiesto a nessuno. Pare che neppure il Ministro delle Finanze fosse al corrente della manovra […] è una decisione del Primo Ministro e, per colpa di questa decisione, molte persone hanno sofferto grandi perdite».

L’intero Parlamento, in realtà, sarebbe naturalmente favorevole a combattere corruzione e economia ‘sommersa’, ma la mancanza di dibattito e la centralizzazione dei poteri nelle mani del Premier che la manovra sembra mostrare hanno scatenato le reazioni delle forze di opposizione: «Si tratta di una completa centralizzazione dei poteri. Una nazione non può essere guidata in questo modo», ha affermato Rahul Gandhi, vice Presidente del congresso indiano, per ‘Indian Express’.

Ad ogni modo, la nuova riforma del Governo si è svolta tra caos e povertà. Le lunghe file agli sportelli, la scarsità di contanti per sostituire la banconote ritirate, e un generale rallentamento della crescita sono state, per Arundhati Bhattacharya, Presidente della banca centrale, il prezzo da pagare per una riforma che godrebbe ancora di un alto supporto tra gli elettori, stanchi della corruzione nel Paese: «I media hanno illustrato le difficoltà ma non il supporto che c’era per questa manovra […] noi banchieri abbiamo lavorato duramente ma dobbiamo anche ringraziare il popolo, i cittadini indiani e i clienti che hanno pazientemente cooperato con noi durante tutta l’operazione».

Bhattacharya non è l’unica a mostrare ottimismo. Per Anite Mukherjee, esperto per Centre for Global Development, la demonetizzazione – unita alla possibilità di un salario minimo universale per più di un miliardo di cittadini indiani – può essere la chiave per modernizzare completamente l’economia del Paese e permettere il salto verso la ‘digital economy’.

Mukherjee cita una serie di esempi per mostrare come gli indiani si stiano adattando al potente incentivo della demonetizzazione di novembre: in un suo viaggio lungo un’autostrada verso Delhi, lo studioso si è imbattuto in un piccolo chiosco di bevande e alimenti che accettava pagamenti digitali: «la maggior parte delle persone che si fermavano al suo negozio erano cittadini che sono passati a un portafoglio online in seguito alla demonetizzazione».

In un’altra analisi, sempre condotta da Mukherjee, i dati della Reserve Bank of India (RBI) mostrano un aumento del 62% del valore delle transazioni ‘digitali’. Il fatto che il volume delle stesse sia più che raddoppiato mostrerebbe come il grosso della crescita sia dato da piccole transazioni. Cresciuto anche l’uso del ‘mobile banking’, la possibilità di accedere a operazioni e servizi finanziari tramite cellulare. In generale, sembra che nel lungo periodo la scommessa di Modi, pur con i suoi costi iniziali, si stia rivelando vincente.

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